LIBRI DI CINEMA - "M. Night Shyamalan - Filmare l'ombra dell'esistenza", di Andrea Fontana

La giovane casa editrice piacentina, Morpheo, pubblica il suo terzo libro (dopo Oshii Mamuru – Le affinità sotto il guscio Lamerica di Gianni Amelio), che rappresenta la prima monografia italiana sul regista di origini indiane e cresciuto a Philadelphia, Manoj Nelliyattu Shyamalan, alias M. Night...

M. NIGHT SHYAMALAN – FILMARE L’OMBRA DELL’ESISTENZA

Andrea Fontana

Morpheo Edizioni

Finito di stampare nel mese di marzo 2007

216 pag. – 14 euro

 

La piccola casa editrice piacentina, pubblica il suo terzo libro (dopo “Oshii Mamuru – Le affinità sotto il guscio”, “Lamerica di Gianni Amelio”), che rappresenta la prima monografia italiana sul regista di origini indiane e cresciuto a Philadelphia, Manoj Nelliyattu Shyamalan, alias M. Night. Scritto dal giovane critico genovese Andrea Fontana, il libro è arricchito da una serie di interventi inediti (otto in totale, in più la prefazione di Luca Barnabé), di autori più o meno famosi; su tutti Daniele Dottorini, firma tra le più importanti e riconosciute del panorama italiano. A concludere il testo, un'ampia selezione antologica di testi critici e di dichiarazioni del regista, curata dallo stesso Fontana; infine, filmografia, bibliografia, note sugli autori intervenuti e ringraziamenti. Il taglio è sicuramente quello saggistico, partendo dalle note biografiche, dagli esordi come regista di Shyamalan, per poi dipanare i cosiddetti temi ricorrenti. Dice Andrea Cocchi nel suo intervento, probabilmente tra i più interessanti: “ Il prospettivismo è l’elemento filosofico centrale del cinema di M. Night […] in The Sixth Sense il piccolo Cole è caratterizzato, nella prima inquadratura in cui compare, dal gesto di infilare un paio di vistosi occhiali. In Unbreakable ripetutamente il vedere è talvolta un vedere allo specchio oppure un vedere capovolto. In Signs il tema del vedere è posto in termini spirituali, ma è (paradossalmente) evidente il riflesso, l’oggetto della vista: i circle crops, ovvero i segni da interpretare. In The Village ancora una volta il tema radicale del (non) vedere è esplicitamente incarnato e ampiamente sviluppato nella splendida cieca. In tutti questi casi il vedere è declinato secondo la categoria dell’ambiguità. Il vedere è insieme un non-vedere, ma soprattutto è un vedere in modo diverso”. Daniele Dottorini, nel suo breve saggio, intitolato “Lo spazio serrato” ribadisce: “La chiusura, la negazione dello spazio, sia fisico che della visione sono gli elementi che più caratterizzano il cinema di Shyamalan […]; il cinema di Shyamalan lavora su una frattura interna del cinema, su un limite che appartiene però alla potenza stessa del cinema (alla sua ambigua e costitutiva doppiezza, tra ciò che mostra con chiarezza ed evidenza e che, allo stesso tempo, nasconde, modificandolo in un’immagine immateriale), e, proprio, per questo, trasforma la narrazione classica in un interrogativo contemporaneo e, ad oggi, sempre più attuale”.

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