LIBRI DI CINEMA - "Lo sguardo e l'evento" di Marco Dinoi
Docente universitario, saggista, regista di documentari e cortometraggi, Marco Dinoi (1972-2008) riflette, con perizia filologica davvero impressionante, sulla rappresentazione del mondo da parte dei media e sulle dinamiche concettuali, culturali e sociali che tali riproduzioni mettono in atto nell'immaginario collettivo e nel rapporto tra noi spettatori e il visibile
LO SGUARDO E L'EVENTO. I media, la memoria, il cinemaMarco Dinoi
Ed. Le Lettere
Finito di stampare nel mese di aprile 2008
pagg. 324 - 25 euro
Come riuscire a rapportare il cinema e le sue immagini con le pratiche riproduttive dei dispositivi massmediologici e fruitivi del mondo contemporaneo? E' possibile resistere con un cinema autoriale esterno all'incessante propagazione della virtualità sempre più imperante? E dov'è il mondo in tutto questo? Nelle immagini riflesse o nei processi teorici e realizzativi sottesi a esse? Sono alcune delle domande che Marco Dinoi (1972-2008) si pone nel suo complesso, illuminante e (purtroppo) postumo libro, diviso in quattro parti, ognuna delle quali a sua volta contenente diversi paragrafi. Docente universitario, saggista, regista di cortometraggi e documentari, Dinoi riflette, con perizia filologica impressionante, sulla rappresentazione del mondo da parte dei media e sulle dinamiche concettuali, culturali e sociali che tali riproduzioni mettono in atto nell'immaginario collettivo e nel rapporto tra noi spettatori e il visibile. La sua analisi prende così in esame testi filmici anche molto diversi tra loro, dalle manipolazioni estetiche di Orson Welles, al documentarismo rarefatto di Werner Herzog, dalle sperimentazioni cromatiche di Kitano ed Ejzenstejin, all'acuta riflessione su un film precognitivo qual è il Fight Club di David Fincher (del quale mette in relazione molto acutamente la schizofrenia del protagonista con la creazione di un Doppio che è sì liberazione pulsionale dell'Io, ma anche e soprattutto creazione di un mondo fittizio e fantasioso che a sua volta si fa esso stesso autonomo).
Partendo dall'immagine del mondo descritta da Heidegger, l'analisi dell'autore sviscera percorsi battuti da filosofi e teorici del linguaggio visivo (Wittgenstein, Bergson, Sontag, Virilio, Baudrillard, Deleuze, Daney) per arrivare al punto di non-ritorno rappresentato dalla cronaca filmata dell'11 settembre, dichiarazione imperante della supremazia della tecnica nei confronti dello sguardo, all'interno di un mondo dove "non è che la realtà al di fuori dello schermo non esista, piuttosto è la percezione della realtà che tende a coincidere con quella totalizzante dello schermo". Un volume prezioso, ricchissimo di spunti interpretativi, che è soprattutto una potentissima rivendicazione del cinema come oggetto di studio comunicativo e relazionale, un cinema che, citando nuovamente l'autore, "ci ri-guarda perchè ci mette in relazione con l'altro e con il mondo, in un mondo, qual è il nostro, in cui la logica posizionale fa di ognuno il punto di snodo assolutamente intercambiabile di una rete di connessioni, di una mappa che diventa territorio".
Sommario
Introduzione p. 9
I. La realtà. Il suo ritorno, il suo eccesso p.15
II. Drammaturgia dell'evento p.95
III. La scena della memoria p.173
IV. Sguardi p.245
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