LIBRI DI CINEMA - "Cinema e paesaggio
Una delle doti migliori di questo libro di Sergio Arecco (Le Mani) risiede, senza dubbio, nella dinamicità e nell'intertestualità che lo caratterizzano e che consentono a ciascun lettore di poter creare la propria mappa mentale ricca di rimandi e collegamenti del tutto personali.
CINEMA E PAESAGGIO - DIZIONARIO CRITICO DA ACCATTONE A VOLVERSergio Arecco
Le Mani
Prima edizione: 2009
pp. 255 - 16,00 euro
L'occhio attento del critico cinematografico si combina con la penna del narratore e l'analisi minuziosa e precisa dei film è riportata con la scorrevolezza di una pagina di romanzo. Insomma, Sergio Arecco, autore del libro Cinema e paesaggio, non nasconde un evidente piacere nell'atto dello scrivere, ma è molto attento a non cedere al virtuosismo stilistico pur mantenendo sempre molto alto il livello della sua scrittura.
Il titolo del libro non deve ingannare, e il sottotitolo "Dizionario critico da Accattone a Volver" non deve essere interpretato in senso troppo dogmatico: Arecco non scrive né un vero e proprio dizionario, né un testo che si limiti ad analizzare l'uso che nel cinema viene fatto del paesaggio. Centouno film amati dall'autore vengono raccontati, nel vero senso della parola, con grande passione e trasporto e, se pure il discorso sul paesaggio funge da collante tra i vari saggi presentati, l'analisi complessiva di ogni film si rivela molto più completa, complessa e interessante.
Se si prende in considerazione, solo per fare un esempio, il primo saggio su Accattone di Pier Paolo Pasolini, appare chiaro che il discorso su questo film sfiora tutte le più importanti tematiche combinate nell'opera del regista bolognese: il "sontuoso estetismo di morte" che aleggia nell'aria dalla prima all'ultima inquadratura, l'aura sacrale che avvolge le borgate romane e i personaggi che le popolano, le citazioni dantesche e i richiami masacceschi rintracciabili, rispettivamente, nei dialoghi e nelle immagini. Le note paesaggistiche che il lettore coglie tra le righe assumono così le forme di suggestioni personali che colorano la riflessione più generale sui film e sul cinema.
Imprescindibile, ai fini di un'ampia comprensione della natura di questo testo e della logica che sta alla base della scelta dei saggi, la lettura dell'introduzione nella quale non si dimentica, tra l'altro, di far riferimento ai premi ottenuti dal libro (il "Maurizio Grande" e il "Filmcritica/Umberto Barbaro") e al giudizio più che positivo espresso da Gianni Rondolino nei confronti dell'opera di Arecco.
Una delle doti migliori del testo risiede, senza dubbio, nella dinamicità e nella "intertestualità" che lo caratterizzano. Se si prescinde, infatti, dall'indice e ci si esime dal leggere i saggi nella successione dettata dall'ordine alfabetico dei titoli dei film, ci si può lasciar trasportare dall'interesse e saltare da un saggio all'altro indipendentemente dalla loro collocazione. Le suggestioni legate all'idea del "ricordo" nel saggio su Agatha e le letture infinite possono indurre il lettore a confrontarsi col concetto di "memoria" espresso da Alain Resnais in Hiroshima mon amour e suscitare in lui un innamoramento nei confronti del cinema francese che lo trasporti verso le analisi dei film di Godard e Truffaut. E' in questo modo che, rapprtandosi con quest'opera, ciascuno può creare la propria mappa mentale ricca di rimandi e collegamenti del tutto personali e, a tal proposito, non saranno in pochi, a mio parere, gli appassionati e attenti lettori che ritroveranno in questo libro di Arecco una certa familiarità col bellissimo, e forse insuperabile, testo di Francois Truffaut I film della mia vita.
Imprescindibile, ai fini di un'ampia comprensione della natura di questo testo e della logica che sta alla base della scelta dei saggi, la lettura dell'introduzione nella quale non si dimentica, tra l'altro, di far riferimento ai premi ottenuti dal libro (il "Maurizio Grande" e il "Filmcritica/Umberto Barbaro") e al giudizio più che positivo espresso da Gianni Rondolino nei confronti dell'opera di Arecco.
Una delle doti migliori del testo risiede, senza dubbio, nella dinamicità e nella "intertestualità" che lo caratterizzano. Se si prescinde, infatti, dall'indice e ci si esime dal leggere i saggi nella successione dettata dall'ordine alfabetico dei titoli dei film, ci si può lasciar trasportare dall'interesse e saltare da un saggio all'altro indipendentemente dalla loro collocazione. Le suggestioni legate all'idea del "ricordo" nel saggio su Agatha e le letture infinite possono indurre il lettore a confrontarsi col concetto di "memoria" espresso da Alain Resnais in Hiroshima mon amour e suscitare in lui un innamoramento nei confronti del cinema francese che lo trasporti verso le analisi dei film di Godard e Truffaut. E' in questo modo che, rapprtandosi con quest'opera, ciascuno può creare la propria mappa mentale ricca di rimandi e collegamenti del tutto personali e, a tal proposito, non saranno in pochi, a mio parere, gli appassionati e attenti lettori che ritroveranno in questo libro di Arecco una certa familiarità col bellissimo, e forse insuperabile, testo di Francois Truffaut I film della mia vita.
Indice:
Prefazione di Elisabetta Sgarbi p.11
Introduzione p.15
Prospetto cronologico dei film p.21
Prospetto alfabetico dei registi p.24
Cinema e paesaggio - Dizionario critico da Accattone a Volver p.27
Nota bibliografica p.245
Indice dei nomi e dei film p.247
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