"Sogno il mondo il venerdì" al 62° Locarno Film Festival

Di Pasquale Marrazzo, nella sezione Cineasti del Presente

Sogno il mondo il venerdì, di Pasquale MarrazzoSarà proiettato sabato 8 agosto nella sezione Concorso Cineasti del Presente, durante la 62° edizione del Locarno International Film Festival (dal 5 al 15 Agosto 2009): si chiama Sogno il mondo il venerdì, diretto da Pasquale Marrazzo (A sud del sole, Anime veloci, L'Abbuffata).
Nel cast Giovanni Brignola, Anis Gharbi, Laura Ferrari, Elena Calligari, Simone “Valentina” Mancini, Domenico Balsamo.
La pellicola, una produzione N.O.I. film, in collaborazione con The Family Film, è “uno sguardo in presa diretta su una parte del nostro Paese (multiculturale, marginale, periferica) sballottata dalla crisi economica”, una fotografia dal taglio iperrealistico, con il contrasto lirico di canzoni cantate dai personaggi, delle moderne metropoli come Milano “una Milano in tono minore e molto lontana e diversa da quella da bere che abbiamo conosciuto”.
Nella sceneggiatura si intrecciano le storie di Karim, un ragazzo arabo costretto a una rapina per bisogno, un giocatore, un cameriere, un giovane transessuale, un’alcolista convinta di conoscere l’identità di un figlio perso tanti anni prima.
Come dichiara il regista, raccontando il suo desiderio di rifarsi a un neorealismo che raccontava intelligentemente e senza retorica le miserie del nostro paese, oggi “la solitudine, la ricerca d’amore è ossessiva e si fa ancora più forte se a questa esigenza si somma la “banalità” dell’esistenza. Dover pagare la bolletta e non avere soldi “diventa” un fatto  morale che si spinge fino all’etica. Una città come Milano con i suoi abitanti risponde esattamente alle esigenze di vita quotidiana globale, dove l’apparire ha la meglio sull’essere”.
Cineasti del Presente, selezione dedicata a opere radicali e innovative, ha scelto un film che intende "rompere le logiche di Il regista Pasquale Marrazzonarrazione precostituite".
Su questo argomento, vale la pena riportare le parole del regista, che riflettono il sentire comune di molti spettatori rispetto al cinema italiano contemporaneo. (m.p.)
Tutto deve essere “detto”,  nessun personaggio deve sfuggire alla trasparenza e tutte le azioni devono portare alla pulizia totale e al racconto di tipo televisivo, per non parlare del finale, che deve essere assolutamente propositivo, con il rischio che un film sul razzismo diventi paradossalmente un film razzista.
Il titolo, poi, deve contenere la parola "amore”, altrimenti il distributore si “arrabbia” e il film rimanere sulla scrivania…
Come si fa a pensare in queste condizioni alla libertà di esprimersi che si materializza con la sperimentazione?
Forse bisognerebbe chiarire a noi stessi che la sperimentazione è la vera chiave di libertà, perché produce nuove cose e naturalmente bisogna anche accettare che questo modo porta in sé come “conditio sine qua non”  l’errore
”.

 

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