La regia come match di boxe - Intervista a Sergio Sollima

Mentre la prossima Mostra del Cinema di Venezia renderà omaggio (come sempre tardivo...) ai maestri del cinema di genere italiano, vi offriamo questa lunga conversazione con uno dei cineasti più "tosti" del nostro cinema, di cui si vedranno al Lido "Corri uomo corri" e "Revolver"

PREMESSA

A volte l'analisi di un regista parte dagli attori. Umberto Orsini che recitò per Sergio Sollima in Città violenta (1970) ricorda così la lavorazione:" Quando mi scelsero, avevamo tutti il terrore di Charles Bronson, perché lui è un tipo difficile. Nel film ero l'avvocato che gli ruba la moglie. La scena dell'ascensore fu girata in due riprese. La prima fu fatta in un interno a Cinecittà con la cabina ferma e il blue screen.  Era praticamente una gabbia che non esisteva nell'albergo di New Orleans. La seconda in esterni appunto a New Orleans senza di me. Stavo dentro l'ascensore di vetro fermo che fingeva di muoversi. Venivo centrato dai proiettili dall'esterno. Era geniale la cosa. C'era una carabina caricata a pillole di glicerina per la stitichezza, che colpendo il vetro sembravano scheggiarlo. Collegato  ad orologeria c'era il colpo in arrivo sul mio corpo, per cui PUM il vetro si scheggiava. Col montaggio e tutto quanto è venuta alla fine una scena straordinaria." Città violenta è peraltro il primo noir diretto da Sollima (nato a Roma il 17 Aprile 1921) dopo il grande successo della trilogia western con Tomas Milian: La resa dei conti (1967) Faccia a faccia (1967)  Corri uomo corri (1968) Andando a ritroso però prima di imporsi come uno dei quattro magnifici Sergio dello spaghetti western (gli altri sono Leone, Corbucci e Bonelli) è stato un fecondo scrittore di cinema (Tripoli bel suol d'amore, Ursus)  e di teatro (L'uomo e il fucile, Apocalisse a Capri) prima di esordire al cinema con un episodio de L'amore difficile (1962) realizzato a sei mani con Luciano Lucignani e Alberto Bonucci. Segue un trittico di spionaggio, dove per i primi due capitoli il regista si avvale dello pseudonimo di Simon Sterling: Agente 3S3:passaporto per l'inferno (1965) Agente 3S3: massacro al sole (1965) e Requiem per un agente segreto (1967). I primi due sono interpretati dal torinese Giorgio Ardisson, mentre nel terzo c'è la star Stewart Granger. L'ottimo risultato di queste opere e dei western gli permette di affrontare progetti sempre più stimolanti. Così dopo il suddetto Città violenta gira lo sfortunato  thriller psicologico Il diavolo nel cervello (1972). E dopo un altro fosco poliziesco come Revolver (1973) con l'indovinata coppia Oliver Reed/Fabio Testi fa di nuovo centro con il mitico Sandokan (1976) sceneggiato prodotto dalla Rai con Kabir Bedi, Philippe Leroy, Carol Andrè e Adolfo Celi che inaugura i suoi adattamenti da Emilio Salgari. I cinematografici Il corsaro nero (1976) e La tigre è ancora viva : Sandokan alla riscossa (1977)non eguagliano però il precedente successo del sodalizio Bedi/Sollima. Il cineasta si riprende allora con  il televisivo I ragazzi di celluloide (1980) uno spaccato autobiografico con Massimo Ranieri, Alfredo Pea, Roberta Paladini e William Berger. Ed è destinato allo schermo casalingo anche Il figlio di Sandokan (1999) rimasto pressochè congelato per problemi legali.

 

 

 

 

Come direbbe George Lucas un regista ha un match di boxe al giorno, ma ogni giorno con un avversario  diverso.

                                         SERGIO SOLLIMA

                                                                        

 

 

La filmografia di Sergio Sollima è generalmente considerata di genere. Ma che cos'è per te il cinema di genere.

Nel 1947 ho scritto  Cinema in U.S.A. occupandomi proprio dei generi. Pensaci bene. Tutti i film rientrano in un genere . E' una polemica inventata dai giornalisti per comodità.. La parola genere è usata per definire gli autori. Charlie Chaplin ad esempio ha fatto i film comici . Guarda quanto sono pochi gli autori fuori dal genere! Ci hai fatto caso? Se vuoi trasmettere il messaggio non devi certo programmarlo a tavolino.

I generi tuttavia ti hanno formato. Come è nata la vocazione registica?

Io sono in gara con i più grandi spettatori del mondo.Venivo da una vita disordinata. La famiglia Sollima era antichissima, di origine  arabo-siciliano-normanna. Hai mai sentito parlare di Solimano il Magnifico? Io penso che i miei antenati avevano fatto le Crociate. Avevo un padre dolcissimo e una madre dal carattere forte.

Che tipo di spettatore eri?

Uno dei primi shock culturali in realtà non l'ho avuto  dal cinema americano, ma dal fascismo. Il cinema americano allora non esisteva come lo intendiamo oggi. Molti western li ho visti al cinema parrocchiale in età preistorica.   In età adulta l'ispirazione invece è partita da scrittori come Dickens,Thackeray, Jerome K.Jerome e Joyce .

E per L' amore difficile, tuo esordio nella regia hai attinto proprio dalla letteratura.

Lì debuttò Claudia Mori, la bellezza mediterranea che affiancava Enrico Maria Salerno. Quella cosa nacque da un gruppo di amici come  Alberto Bonucci e Luciano Lucignani. Costruimmo degli  sketch, basandoci su novelle di autori italiani. Quella dove Manfredi faceva il soldatino era tratta da Calvino. Il mio riguardava invece un racconto di Ercole Patti sulle donne pieno di un erotismo garbato, sottile.

Ma prima della regia qual'è stato esattamente il tuo apprendistato?

Ho frequentato il Centro Sperimentale nel 1941. Ne era direttore Luigi Chiarini . Ero il più giovane e c'erano  vegliardi come Michelangelo Antonioni, Giuseppe De Santis, Leopoldo Trieste, Luchino Visconti. Pensa che inizialmente Visconti non era stato accettato al centro. Poi ho fatto da aiuto regista sia per Franco Rossi a Torino nel suo secondo film, una commedia con Paolo Panelli, che per Sergio Corbucci in Terra straniera. Corbucci era  davvero una persona piacevole. Il mio debutto come soggettista fu Persiane chiuse, dove c'erano altri esordienti. Collaborai con Franco Solinas, mentre la sceneggiatura era di Fellini e Pinelli  e la regia affidata inizialmente a Gianni Puccini una persona fragile, passò a Comencini. Avevo un' urgenza creativa in quanto .annoiato dal cinema d'evasione alla Mario Mattoli. Anche Maria Pia Coen, la mia defunta moglie, era una sceneggiatrice.

Ma la tua vera palestra fu  il teatro, vero? 

Eh come no! Nel 1948 scrissi  una commedia: L'uomo e il fucile. Un giovane Nino Manfredi dovette imparare il russo al posto di Ignazio Bosich. Ha parlato russo anche quando l'abbiamo presentata a Praga dove vinse il primo premio. C'era mezzo teatro italiano: Rossella Falk, Tino Buazzelli, Arnoldo Foa,  Luciano Salce e il sottoscritto Sergio Sollima, con la regia  di Luigi Squarzina. Parlava di un gruppo di partigiani alle prese con un'azione per il servizio di spionaggio americano.  Feci  altre quattro commedie. Poi lavorai con  Marcello Ciorciolini a  I pallinisti, una satira sui vizi della gente. La mettemmo in scena prima al Piccolo di Milano poi al teatro Arlecchino che  oggi si chiama Flaiano. .Al teatro dei Satiri feci per tre mesi Apocalisse a Capri, una farsa moderna con la debuttante  Delia Scala, e Mario Scaccia. Era molto americana stile Arsenico e vecchi merletti per intenderci. Corrado Alvaro ne fece un peana sull'Espresso e  tutti ne parlarono bene. Il destino si chiama A un altro mia commedia rappresentata a Genova invece scatenò un tentativo di sommossa con linciaggio, perchè troppo all'avanguardia per i tempi. Come regista feci persino uno spettacolo di strip-tease a Roma ai Satiri. Poi vennero molte sceneggiature fra cui Il piatto piange e di Tripoli bel suol d'amore. Ferruccio Cerio un ultrafascista dalla simpatica retorica nazionalista mi chiamò per la revisione di quest'ultimo.

E arriviamo quindi ai primi due film di spionaggio: Agente 3S3:passaporto per l'inferno e  Agente 3S3: massacro al sole.

Il film d'azione mi è sempre piaciuto. Proposi alla Filmar di Peppino Maggi  il soggetto di Agente 3S3:passaporto per l'inferno prima di James Bond. L'agente era quello di Requiem per un agente segreto. L'eroe  era un vero figlio di mignotta altrochè James Bond. Agente 3S3:passaporto per l'inferno costò meno di un milione, totalizzando più di cento milioni.d'incasso Le locations di Agente 3S3:passaporto per l'inferno furono Spagna, Roma, Beirut, e Vienna mentre Agente 3S3: massacro al sole l'ho fatto a Berlino e Ibiza.

Lo pseudonimo Simon Sterling ha un'origine particolare?

No. Semplicemente nacque dall' imbecillità italiana che correva allora sui nomi anglofoni per vendere i nostri prodotti all'estero. Un soprannome oltretutto casuale nato dalle mie iniziali.

Come sei arrivato a Giorgio Ardisson.

Ho scelto Ardisson per la sua faccia americana. Di certo  non gli avrei mai fatto fare Riccardo III però! Pensa che questo è stato il primo  film italiano dove c'era il karate. Arte marziale che ho praticato spesso, e  ho avuto delle difficoltà  ad insegnarglielo .

E Requiem per un agente segreto?

C'era un soggetto pronto,  ma io ne proposi un altro alla P.E.A. Stewart Granger era fuori parte per quel soggetto, perché è un grosso attore ma da film in costume. Granger ai tempi era quello che è oggi Russell Crowe e con lui non mi trovai molto bene. La moglie Jean Simmons lo aveva appena piantato. Così era sgradevole coi colleghi, ma era un professionista ineccepibile. Il cattivo di Van Eyck invece era un personaggio dall' omosessualita latente.

La tua filmografia si può suddividere in fasi. Dopo la trilogia spionistica seguono quelle western e salgariana.

Può essere. Ma  vorrei precisare che la mia fase western prende piede  quando fui presentato da Sergio Leone al produttore Alberto Grimaldi. Era pronto il soggetto de La resa dei conti. Grimaldi ne era entusiasta e così lui aveva contattato James Coburn senza esito. All'epoca nel western gli spagnoli  avevano fatto per primi quel tipo di film! A proposito di ispanici  conoscevo già Tomas Milian! Era cubano, un latino vero. A Grimaldi il soggetto era piaciuto, lo sceneggiatore Franco Solinas ci  aveva lavorato precedentemente. Il primo titolo de La resa dei conti era Il falco e la preda . Un plot imperniato su uno sceriffo americano e un vecchio messicano. In seguito proposi un uomo maturo per la legge, nonché  vincitore nato e un giovanissimo subproletario messicano. Volontè era la scelta iniziale per il messicano, e poi c'era Van Cleef ancora sotto contratto con Grimaldi. Su Tomas Milian invece tutti erano esitanti, perché veniva dal cinema d'arte.

Così ti sei inventato Milian nel cinema commerciale. Ma come è nato il soprannome Cuchillo ?

L'ho inventato io. Era uno della banda di Per qualche dollaro in più. Unico personaggio con il coltello, forse perché era tragico e ironico.

Hanno tagliato col coltello anche alcune scene nella videocassetta di Faccia a faccia 

Hanno tagliato il finto duello fra Volontè e Milian .

Parliamo di caratteristi. Nella tua trilogia western c'è anche il tuo attore feticcio Nello Pazzafini, mentre in Faccia a faccia abbiamo John Ireland e ne La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa recita Sal Borgese.

Pazzafini  conosceva l' inglese della curva Sud! Oltretutto il doppiatore inglese ha avuto più facilità a doppiare lui perchè recitava bene d'istinto! Mi sono trovato bene con John Ireland davvero straordinario, ho pensato "fategli fare più film!" E poi per Corri uomo corri ho trovato Donal O'Brien. Non ricordo se era australiano o canadese. A Salvatore Borgese  in India gli indigeni parlavano in indiano!  

Dove hai girato La resa dei conti e Faccia a faccia?

Il primo a Granada, e in  Almeria. Il secondo ad Almeria.

Ennio Morricone  fu una scelta obbligata?

Morricone fu la prima scelta! Abbiamo lavorato costantemente in quanto cercavo di fare musiche diverse da quelle di Leone. Per Corri uomo corri lui ha fatto firmare la colonna sonora a Nicolai.

In Faccia a faccia viene enfatizzato lo scambio violento fra due personaggi che si sgretolano ogni certezza.

Ma sai in tutti i miei film racconto come la gente può cambiare esistenza. Questo  mi è nato dalla mia partecipazione alla Resistenza. Soprattutto da quell' 8 settembre: io ero insieme a Visconti, De Santis, e Milla.

Per i western sei stato influenzato dai fumetti della Bonelli come altri tuoi colleghi?

No, non mi hanno influenzato i fumetti solo i film americani ma anche i film giapponesi.

Nei western anteponi i totali ai primi piani

Forse perchè tutti i miei film hanno una doppia lettura. Io amo il western. Quando feci Sandokan tutti mi raccomandavano di fare solo primi piani. Se tu lavori molto sui totali quello che sta intorno ai personaggi.nel western viene messo in risalto.

Gli accorgimenti di montaggio si vedono anche in Città violenta. Nei titoli di testa c'è  una strana scansione  di inquadrature nel mirino che inquadra Charles Bronson e Jill Ireland.

 E' una motivazione realistica quella del mirino. Questo soggetto mi fu proposto da Colombo e Papi sul modello di Senza un attimo di tregua di John Boorman. Con Lina Wertmuller abbiamo delineato il racconto scardinato che allora era una bestemmia. La sequenza iniziale dell'inseguimento con Bronson a St. Thomas alle Isole Vergini era il corrispettivo per noi di quella girata per Bullitt. Io e Remy Julienne abbiamo dovuto lottare a sia per i vicoletti,  che per i 90 gradini su cui la macchina doveva arrampicarsi. Sai per riprese come questa gli americani hanno 80 persone, noi eravamo in 8! E dovevamo pure accellerare! .  

Bronson pare un killer dal codice zen.

Bronson è la vera vittima mentre Jill è senza scrupoli. La musica di Morricone era più moderna e lirica.

La sequenza insonorizzata col ralenti nell' ascensore panoramico, dove muoiono Umberto Orsini e Jill Ireland è giustamente celebre. Come l'hai realizzata?

 Gli ambienti erano diversi in realtà. Bronson spara da un tetto di New Orleans, mentre  l'ascensore era a S.Francisco. L'abbiamo realizzata anche a Cinecittà col blue screen. In un progetto di sceneggiatura doveva esserci la musica che Ennio aveva appositamente composto, ma mi sono opposto perché volevo il silenzio! L' unico rumore doveva essere quello sordo del silenziatore di Bronson e dei vetri scheggiati.

Charles Bronson ha la fama di essere un tipo realmente tosto.

Lui è molto complessato. Faceva il  minatore per mettere da parte le cifre e scopare al bordello. Mi ha raccontato  di essere rimasto fregato una volta perché i prezzi erano aumentati. Mi diceva sempre "Tu potresti essere mio padre" Era professionale, ma si incazzava coi piccoli. Quando finiva la scena ed era libero non faceva che  aspettare il cestino. In più aveva dei tabù sessuali. 

La coppia Bronson/ Ireland non era prevista inizialmente vero? 

A Marina Cicogna piacevano Tony Musante e Florinda  Bolkan .

E la scena con il ragno nella cella.

Bronson si è fatto controfigurare  da me. "La vedova nera "era di Carlo Rambaldi. C'erano dei fili mascherati, con il pupazzo che era fatto benissimo.

Un'altra sequenza spettacolare è quella della corsa automobilistica.

Per la corsa del corridore abbiamo girati km di pellicola nel Michigan. Ho conosciuto in quell'occasione peraltro Mc Laren.  Abbiamo inserito vigliaccamente all'italiana certe inquadrature girate altrove . La collinetta dove Bronson è appostato sta a Vallelunga.   

Rimanendo nel noir in Revolver c'è l' osmosi fra personaggi differenti come nella scuola francese del polar? 

In più Oliver Reed è costretto ad uccidere un amico per riavere la moglie. Mi interessava rappresentare la gente di fronte a circostanze impreviste. Testi è un anarchichetto, un  mantenuto. Io peraltro ho vissuto quel periodo della contestazione fra l'America, Parigi e New Orleans. Revolver è girato fra Parigi e Milano. L'evasione per farlo ammazzare è una mia idea.

Anche Oliver Reed era un attore difficile vero?

Reed era simpatico, anche se sbronzo di vino. Si lasciava dirigere ma il nostro rapporto fu difficile perché alcolizzato. Revolver piacque molto ad Amati, doveva uscire per Pasqua, poi uscì allora a Settembre ma senza adeguato lanciò promozionale.

Ci sono delle scene d'amore insolite!

Certo la scena della passione fra Reed e la Belli, o quella fra una Paola Pitagora  molto hippy con Testi .

Il diavolo nel cervello invece non assomiglia a nessun altro fra i thriller del periodo. Renato Cestiè è davvero inquietante.

Niente è più  terrorizzante dei bambini. Era molto impressionante il fatto che era sospettato di aver  ucciso il padre. Qui come in altri miei film c'è nuovamente l'ambiguità. L'ho scritto con un amico come Luigi Emanuele, e rispetto ad altri miei progetti  l'ho realizzato piuttosto presto.

A te interessava la sovrapposizione fra innocenza e colpevolezza di Cestiè.

Una categoria figurativa inquietante. E Stefania Sandrelli aveva l' ambiguità giusta.  Tornai a lavorare con Tino Buazzelli che fece la mia prima commedia vincitrice a Praga. Non è esattamente una critica sociale. Detesto le cose a tavolino. Tutta questa macchina infernale nasce da una posizione di classe della nobiltà. Cestiè lo tengono in un convitto e così ha  una vita anomala.

La pellicola ha avuto la sfortuna commerciale di uscire nel momento in cui fare thriller significava coltellate nell'utero alla Dario Argento .

Con quella  tua fissazione per la cura dei personaggi.

Già, un'altra storia di personaggi. Anche se in un film del genere Buazzelli era curioso. Gli esterni sono filmati nella villa dei Visconti che si trova sul lago di Como.

Con Sandokan sei arrivato al top del successo.

Io sono molto affezionato a Sandokan. All'epoca l'hanno visto 27 milioni e mezzo di adulti. Lo trassi da Le tigri di Mompracem. Salgari è uno scrittore ricco di qualità. Dovresti leggere  il suo ciclo del West. Del resto nel 1905 chi cazzo sapeva come era fatta la frontiera?

Aveva una serietà proprio ottocentesca,  documentandosi con molta serietà su questo mondo così lontano da noi

Raccontaci tutti i retroscena di questo trionfo.

Io e Alberto Silvestri abbiamo raccolto appunti per un pre-soggetto. Lo abbiamo  riscritto tutte le notti. Salgari va letto e dimenticato in quanto ha una conduzione di racconto irregolare.

Quali sono le differenze fra la fiction e il romanzo.

Nel libro è appena accennata la love-story fra il pirata e Marianna. Pensa che per amor di realismo io mi sono trovato proprio a casa in India. Anche Nino Bixio visse in Malesia ma non conosceva i dayaki come Salgari.

Ci sono state ingerenze da parte del produttore

No, no Lombardo non è intervenuto. Si è lamentato solo per il budget di un miliardo anche se non credeva molto al progetto .Abbiamo sgarrato di 100 milioni per la crisi del petrolio .La Rai voleva farlo da tempo però. Era un'opera fortemente voluta da Angelo Romanò, un uomo di grande intelligenza. Erano stati interpellati Damiano Damiani, Duccio Tessari e Sergio Leone. Ci fu  una prima riunione di sceneggiatori, di cui vorrei evitare di ricordare i nomi. Infine Tullio Kezich fece il mio nome per la regia. Entusiasta del progetto, lessi la prima sceneggiatura, piuttosto irrealizzabile in verità. In breve tempo presentai così una nuova scaletta dove erano maggiormente  caratterizzati personaggi affascinanti come Yanez e Brooke. Quest'ultimo era davvero uno strano personaggio Fu editato anche il libro sul backstage.

Per il casting e Kabir Bedi come ti sei regolato.

Abbiamo fatto  un viaggio in Asia. Il casting andava di pari passo con i sopralluoghi.  Io avrei voluto un malese. Pensai inizialmente a Toshiro Mifune. E pensa che l'interprete di Tremal-Naik l'ho preso dalla cucina del mio albergo. Il bello è che Kabir si è presentato proprio per fare Tremal-Naik! La maniera di muoversi del personaggio però era più regale. Kabir era un sikh piuttosto grasso. Quindi abbiamo dovuto scurirlo, visto che i sikh sono più chiari. Dimagrì a Roma di 5-8 chili. La madre inglese, era una suora induista, il padre invece un guru. Mi sono reso conto che la Malesia è un altro pianeta e volevo girare sui luoghi reali, trovare proprio Mompracem. Labuan del resto era inglese, di fronte al Borneo del Nord e. mi sono rifatto alle illustrazioni dei libri.  Abbiamo avuto un Leroy straordinario. Lo sentiva proprio il personaggio di Yanez, lui aveva un' istintiva classe . Anche Carol Andrè aveva la classe credibile. Lei doveva essere veramente un'aristocratica. Adolfo Celi  aveva un personaggio con cui giocare davvero. Brooke era bellissimo e molto tormentato come Peter O' Toole in Lawrence D'Arabia. E' morto da solo in Inghilterra in mezzo alla nebbia. Rinunciai per Celi ad Helmut Griem.

E l'effetto speciale del combattimento a mezz'aria fra Kabir Bedi e la tigre che minacciava Marianna.  Ho inventato il primo effetto speciale. Un giorno ho filmato il salto della tigre in India, un altro giorno quello dello stunt a Londra. Poi ho raccordato al montaggio le due sequenze facendo coincidere la pancia dell'animale col kriss impugnato dalla Tigre della Malesia.. Sai col blue back si cancellano le imperfezioni.  Abbiamo lavorato a Londra con gli stessi responsabili dei trucchi per Superman. Sandokan non doveva volare, doveva semplicemente fare un salto. Ho visto atleti e maestri orientali saltare a piedi fermi a 3m di altezza.!    E del Sandokan di Mediaset?

Lombardo non aveva più ne Leroy  ne me.  Quindi bloccò il nostro Sandokan il ritorno per fare Il ritorno di Sandokan. Tuttavia il Sandokan originale ha avuto uno sfruttamento in tutto il mondo, Giappone, Spagna, e Germania dove è stato adeguatamente promosso. E' uscita anche la versione cinematografica dello sceneggiato.

La Rai 2 ha voluto che andasse al cinema La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa.. Qui Sandokan si ritira in India, mentre imperversa la rivolta dei sepoys. Erano soldati indiani che nel 1860 si ribellarono alla Compagnia delle Indie. Questa  alla fine fu soppressa.  l film risente di travagli. E ' anche l'ultimo Sandokan per la Rai e per  risparmiare fummo costretti  a girarlo a Sri Lanka. .

In questo film guardi con particolare partecipazione il greco Massimo Foschi.

Foschi è un ex-rivoluzionario, un mercenario. E' roso dall'invidia , c'è un dialogo fra Celi e lui  che invidia Brooke visto che è partito dal nulla. Therese Ann Savoy non andava tanto bene. Ho dovuto utilizzarla perché Kabir e la sua bellissima fidanzata, che doveva interpretare il ruolo, hanno avuto la bella pensata di mollarsi.

Sandokan è diventato un tasto dolente, parliamo piuttosto di un altro eroe salgariano come Il Corsaro Nero. 

Il Corsaro Nero è un personaggio più romantico e straordinario. Il film è stato girato a Cartagena, una città colombiana. Qui gli spagnoli avevano costruito una barriera nel porto per fermare le navi corsare. Noi non siamo stati avvisati e il rimorchiatore nostro l'ha presa in pieno, con la nave corsara che  si è rovesciata su un fianco. La muraglia ha fatto da tappabuchi. Il corsaro nero non è andato molto bene forse perchè aveva un appeal troppo televisivo. Il produttore era della Cineritz,  impelagata con la P2. Quindi lui stava fallendo. Per i due fratelli uccisi da Van Gould, c'è il giuramento funereo del personaggio. Pensa che Carole Andrè  era incinta, mentre Franco Fantasia era il regista della seconda unità. Eppoi avevo Soja Jeanine molto giusta per la parte della giovane india.

Sul versante televisivo Ragazzi di celluloide resta però il lavoro da te più amato.

Dovresti proprio vederlo! Perché è una storia vagamente autobiografica, legata alla mia generazione. Uno squarcio sulla storia d'Italia! Le serie dovevano essere tre: dalla seconda guerra mondiale fino ad oggi. Durante il Fascismo i giovani s'appassionavano di cinema per sfuggire a quella cappa asfissiante di imbecillità. I fatti risalgono al 1941. Il cinema per noi era sogno. Nel cast c'erano Massimo Ranieri che entra nella Resistenza e s'innamora di Roberta Paladini, Alfredo Pea, a cui piacciono nella finzione gli uomini e non le donne, Massimo De Rossi  nel ruolo di un allievo molto dotato, e il mio adorato William Berger già utilizzato per Faccia a faccia nei panni di un professore comunista. Poi c'era Leo Gullotta che è un ebreo ed è bravissimo come al solito. La prima serie piacque molto, andò alla Mostra di Venezia e poi a Nizza. Passò un anno e a Ferragosto passarono la seconda serie . Il più bel complimento sull'opera me lo ha fatto Kezich:" D'ora in poi non sarai quello che ha fatto Sandokan, ma sarai quello che ha fatto Ragazzi di celluloide."

 

 

           

 

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