"L'ultima estate - Ricordi di un'amicizia" di Pete Jones
Pete Jones si rifugia nei ricordi per richiamare alla mente la propria infanzia, provando a rievocare immagini oltre che una storia. Esperimento celebrativo in cui l'occhio non scruta, non scava, ma rielabora le impronte indelebili del passato con equilibrata spettacolarizzazione.

Non è certo l'originalità la migliore qualità di questo film, realizzato dall'esordiente Pete Jones. Spiattellare il vissuto degli anni spensierati concentrando in una sola estate il punto di svolta di un'esistenza normale. Pur senza scivolare nel pietismo, il regista si rifugia nei ricordi lontani per richiamare alla mente la propria infanzia, provando a rievocare immagini oltre che una storia. Pete (alter ego del regista), irlandese e cattolico, ha già un piede all'inferno secondo l'insegnante suora. La salvezza saprà conquistarsela in missione: redimere un suo amico ebreo (Danny) al cattolicesimo. Fare proseliti tra i diversi, anche se si tratta del figlio del Rabbino. Risvolto drammatico: il bambino ebreo è leucemico. Stato di tensione: il papà di Pete osteggia la "crociata" del figlio. Immaginazione in azione: Danny del paradiso sarà degno solo dopo aver superato dieci prove di coraggio e di fatica. Storia sull'incomunicabilità, sulla conservazione e preservazione "culturale-religiosa". Preservazione che non risparmia l'idea portante del film. In fondo, è un esperimento celebrativo in cui l'occhio non scruta, non scava, ma rielabora le impronte indelebili del passato con equilibrata spettacolarizzazione. Mirare alla perpetuazione della memoria significa anche, inevitabilmente, assumersi il compito di rinnovare continuamente e di creare una memoria, con l'aiuto soprattutto, della traccia lasciata da immagini emblematiche. Ricordare non significa, così, richiamare alla mente solo una storia, ma essere in grado di evocare immagini. Ma evocare implica tanto ricomporre quanto scompaginare un quadro dato. I binari del regista però procedono troppo ben delineati, a prova di deragliamento emotivo. I perché biblici, che assillano Pete, sono il trasparente ed evanescente bisogno di crescere: scartano ogni sfogo percettivo e si confondono semplicemente nell'ovvietà descrittiva di un ben congeniato rapporto di amicizia privo di sovrastrutture sociali.
Titolo originale: Stolen Summer
Regia: Pete Jones
Sceneggiatura: Pete Jones
Fotografia: Peter Biagi
Montaggio: Gregg Featherman
Musiche: Danny Lux
Scenografie: Devorah Herbert
Costumi: Stacy Ellen Rich
Interpreti: Adiel Stein (Pete O'Malley), Aidan Quinn (Joe O'Malley), Bonnie Hunt (Margaret O'Malley), Mike Weinberg (Danny Jacobsen) Kevin Pollak (Rabbino Jacobsen), Brian Dennehy (Padre Kelly), Eddie Kaye Thomas (Patrick O'Malley), Etel Billig (Esther), Amara Balthrop-Lewis (Carly)
Produzione: LivePlanet, Inc.
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 94'
Origine: USA, 2003
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