Avengers – Infinity War, di Joe e Anthony Russo

Chi legge i fumetti sa che nell’evoluzione di un personaggio si presenta sempre un nuovo ciclo. Spesso, il punto di svolta è talmente epocale da essere accompagnato da un warning. Un articolo introduttivo del supervisore avvisa l’appassionato che da quel momento in poi il suo eroe preferito non sarà mai più lo stesso. In casi ancora più estremi, tanto rari da essere memorabili, il giro di vite coinvolge più elementi. La Marvel ha messo su delle operazioni in cui il suo intero universo narrativo veniva sconvolto e ridefinito a qualsiasi prezzo.

Infinity War è l’equivalente cinematografico di questi terremoti editoriali che devono risvegliare l’attenzione del lettore togliendogli le sue certezze acquisite. È difficile stabilire se il suo impatto sia stato concepito in questa misura sin dall’inizio. È impossibile sapere se le sue scelte radicali siano state imposte dall’acquisizione della Fox. L’imminente ritorno a casa dei supereroi che erano rimasti nel suo pacchetto provocherà degli inevitabili problemi di spazio. Sicuramente, il film decide di scuotere le fondamenta di quella complessa struttura di legami e interazioni che era stata faticosamente costruita a partire da Iron Man.

Quindi, la prima qualità di Infinity War è quella di aver rifiutato l’opzione più facile che aveva davanti. Il film accetta il rischio di mettere in gioco un meccanismo affidabile e consolidato. La produzione si è sforzata di rinnovare un’equazione che negli ultimi dieci anni non aveva mai tradito le sue ambizioni. La domanda da porsi era se si poteva o meno migliorare una formula perfetta. La risposta è stata che l’unica strada percorribile era quella di metterla in crisi dal suo interno. Infinity War era troppo definitivo per essere soltanto il solito marvel-movie. D’altra parte, non era affatto scontato che decidesse di osare così tanto.

Nessuno riuscirà mai a preparare uno spettatore fidelizzato da diciotto lungometraggi e diciassette stagioni televisive divise tra dieci titoli diversi. L’hype di Infinity War aveva lasciato trapelare la sensazione che qualcosa di traumatico stesse per accadere ma le proporzioni dell’evento vanno oltre le previsioni. Il fandom merita di vivere i numerosi colpi di scena senza spoiler ma anche di essere messo in guardia sui loro effetti. Di certo, il coraggioso lavoro di Kevin Feige e di Anthony e Joe Russo ha messo in secondo piano il problema apparentemente insormontabile di tutta l’operazione.

Infinity War decide di relegare la difficile unificazione dello stile e del ritmo differenti di The Avengers e di Guardians of the Galaxy ad una questione marginale. Il cross-over implicava la convivenza di un numero incalcolabile di pesi massimi e la Marvel non ha avuto problemi ad evitare le sue potenziali trappole. Tuttavia, questa volta la chiave del successo non è stata quella di accentuare le rivalità interne fino a farle diventare la forza motrice della storia. Se così fosse stato, uno dei due franchise avrebbe dovuto soccombere e sarebbe stato sconveniente. Quindi, la linea dell’orizzonte a cui fino ad ora si erano uniformati tutti i nuovi personaggi è cambiata radicalmente.

Si potrebbe obbiettare che il contesto glitterato di Star-Lord e della sua banda sia stato rapidamente eclissato dal clima cupo di Infinity War. Nel film non ci sono più playlist e scontri coreografati a tempo di musica. L’umore complessivo della storia si potrebbe interpretare come un ridimensionamento di Guardians of the Galaxy. Tuttavia, è tutto il Marvel Cinematic Universe a piegarsi e a snaturarsi ai piedi di Thanos. La grandezza del villain oscura tutti quanti e si afferma come il centro di gravità di un film che altrimenti sarebbe stato impossibile da organizzare gerarchicamente.

L’ego di Tony Stark si scontra subito con quello di Doctor Strange e Thor non entra subito in sintonia con i suoi nuovi amici conosciuti nello spazio. Captain America e la sua brigata di ribelli continuano ad avere problemi con lo SHIELD e trovano un porto sicuro nel regno di Wakanda. La doppia ambientazione sulla Terra e nei meandri della galassia esplode con le due avvincenti battaglie simultanee sul pianeta Titano e sulle pianure africane. Eppure, la sensazione che non sia la solita routine è confermata dalle tormentate manie di grandezza di un cattivo che con il suo carisma eclissa tutte le dinamiche interne dei personaggi.

Thanos mette a repentaglio la loro stessa esistenza e Infinity War gli consegna i gradi di protagonista. La sua crudeltà di sterminatore di pianeti viene motivata da un’etica e da una visione dell’universo che giustifica i suoi genocidi arbitrari. La sua pretesa di ergersi al livello divino lo arricchisce di una hybris tragica e lo legittima come l’unico in grado di distruggere il Marvel Cinematic Universe per come lo conosciamo. La necessità di fermare il suo potere assoluto è il mezzo per cui tutti i dissidi e tutte le incongruenze si appianano. Il secondo capitolo è in uscita nel 2019 e chi non ama le operazioni back to back storcerà sicuramente il naso per la lunga attesa. Kevin Feige non ha sbagliato nemmeno questa volta e la sua decisione regala un cliffhanger che non si dimentica facilmente.

Titolo originale: id.

Regia: Joe e Anthony Russo

Interpreti: Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Josh Brolin, Chris Pratt, Benedict Cumberbatch, Chadwick Boseman, Tom Holland, Zoe Saldana

Origine: USA, 2018

Distribuzione: Walt Disney

Durata: 149’

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