Bad Moms 2, Mamme molto più cattive di Jon Lucas e Scott Moore

 

 

 

 

 

 

 

In questa fase storica hollywoodiana post-Weinstein un’operazione come Bad Moms si configura improvvisamente come reattiva e “politica”. Ma chiaramente questo non significa necessariamente che ci sia dietro un autentico spirito sovversivo. Un cast tutto al femminile per un film che strizza l’occhio a un pubblico di massa prendendo in prestito gran parte dei codici linguistici e drammaturgici del cinema “maschile” – i due autori sono del resto quelli di The Hangover – in una formula collaudata, per non dire consumata. E infatti a distanza di nemmeno un anno dal primo capitolo, che è stato un grande successo in America, arriva questo secondo capitolo con la conferma delle tre protagoniste, anche stavolta molto ispirate. Siamo alla vigilia di Natale e per Amy, Kiki e Carla è tempo non solo di fare le brave mamme organizzando feste e regali per i loro figli, ma anche di confrontarsi con le loro di mamme… che piombano improvvisamente sul groppone stravolgendo ogni equilibrio familiare e psicologico. Chi la spunterà in questa guerra senza esclusione di colpi (anche bassi): le mamme o le nonne? Generazioni a confronto. Mila Kunis contro la glaciale e strepitosa Christine Baranski, Kathryn Hahn se la vede con la hippie Susan Sarandon e Kristen Bell con la competitiva Cheryl Hines. Il materiale lascia intendere un conflitto infuocato e politicamente scorretto che i buoni sentimenti del Natale confondono eccessivamente. C’è incertezza tra uno spirito umanista in cui far vivere i sei personaggi e la sintesi comica che costruisce gag da college movie ora videoclippate e nervose (le migliori) ora scurrili.

Insomma dietro le parolacce, gli hangover al femminile, le crisi d’identità e gli scatti isterici si cela in fin dei conti un racconto in cui lo scopo di queste donne è salvare il Natale. Da un lato abbiamo un film che non celebra affatto la libertà della donna contemporanea, semmai racconta quanto sia prigioniera dei suoi doveri e della sua dimensione consumistica – quanti soldi spendono queste mamme nel film? Dall’altro ne abbiamo un altro rilassato, che insegue un leggero tepore alla Frank Capra e che indaga il rapporto madre e figlia come fosse il controcampo ritardato e necessario – in questo sì, legittimamente post-weinstein – rispetto allo spartito padre-figlio che sorregge molta commedia americana e soprattutto il cinema d’autore degli uomini (i due Anderson, Baumbach, lo stesso Linklater).

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