Bastardi senza gloria, di Quentin Tarantino

Quentin Tarantino marchia in modo indelebile anche il film di guerra, trasformandolo e soprattutto trasfigurandolo. Il genere diventa nelle sue mani ancora un oggetto con cui giocare, da smontare e ricomporre secondo libere associazioni. Bastardi senza gloria non è solo un omaggio a Quel maledetto treno blindato diretto da Enzo G. Castellari nel 1977. Lo sguardo del cineasta statunitense recupera anche delle zone d’ombra e la claustrofobia del décor espressionista presente nel cinema di Pabst oltre a un utilizzo della luce che plasma e reinventa ogni volta il set come il cinema di von Sternberg e in particolare in L’angelo azzurro. Rispetto al suo cinema precedente, in Bastardi senza gloria sorprende proprio il modo con cui Tarantino filma lo spazio e con il quale ci inghiotte i personaggi in ogni capitolo. Che il suo cinema si alimenti prima di tutto di cinema non è una novità. Il fatto però che subisca un’altra metamorfosi, più istintiva che necessaria, porta la sua opere verso altri nuovi percorsi, con una frattura simile a quella che aveva segnato il passaggio tra Pulp Fiction e Jackie Brown.
Durante i primi anni dell’occupazione tedesca in Francia, Shosanna (Mélanie Laurent) riesce a scampare dallo sterminio della sua famiglia organizzata dal tenente nazista Hans Landa (un maiuscolo Christoph Waltz, miglior attore a Cannes). La ragazza arriva a Parigi con una nuova identità come proprietario di una sala di cinema. In Europa intanto il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) forma un gruppo di soldati statunitensi di origine ebraica che organizzano delle azioni punitive e sadiche nei confronti dei nazisti. A loro si aggiunge anche l’attrice tedesca Bridget von Hammersmark (Diane Kruger) per cercare di eliminare i leader del 3° Reich. Nel cinema di Shosanna intanto sta per accadere qualcosa.
inglorious basterdsIl cinema, si diceva, è in ogni angolo. In quello di Shosanna vengono proiettati La tragedia di Pizzo Palù di Pabst, Il corvo di Clouzot (del quale dentro il cinema, c’è anche la locandina del suo L’assassino abita al 21). Chi era abituato a quell’azione infuocata di Kill Bill può restare anche per un momento spiazzato. I cinque capitoli di Inglourious Basterds sono come gli atti di una tragedia teatrale, e ognuno è caratterizzato da uno stile e da un’illuminazione che muta e li distingue l’uno dall’altro. Quest’opera potrebbe quindi essere quella più teorica, ancora più che Jackie Brown. Tarantino però sa come creare questa allucinazione perversa e trasformarla in un divertito gioco che ridisegna le pagine della Storia attraverso il cinema. La furia di Quella sporca dozzina di Aldrich si contamina con degli squarci da cinema demenziale (il nazista giustiziato con una mazza da baseball), oppure la sparatoria nella taverna ricicla quelle traiettorie imprevedibili di tutta la seconda parte di Kill Bill- Volume 1. Infine ci sono movimenti e dialoghi propri dal cinema burlesque soprattutto quando il tenente Aldo Raine e due suoi uomini fingono di essere italiani davanti al colonnello nazista e uno di loro dice di chiamarsi Antonio Margheriti. La pazzia del cinema di Tarantino continua a contagiare; oltre ad avere una smisurata ricchezza, possiede oggi un’identità pressocché unica nel cinema mondiale. Un’identità che ad un certo punto del percorso vuole mutare e diventare qualcos’altro, esempio di come Tarantino abbia il coraggio di rischiare e reinventarsi. Come se fosse sempre al primo film.
Titolo originale: Inglourious Basterds
Regia: Quentin Tarantino
Interpreti: Brad Pitt, Diane Kruger, Mélanie Laurent, Christoph Waltz, Daniel Bruhl, Eli Roth, Til Schweiger, Mike Myers
Distribuzione: Universal
Durata: 160′
Origine: Usa/Germania, 2009

Inglorious Basterds Trailer

8 commenti

  • Michelangelo Ciarcia

    Film con delle belle trovate sceniche ed una bella fotografia ma Lento, tanto da andare via prima della fine.

  • Lento? Come si può giudicare così questa pellicola tanto da andar via prima. Avrei capito se il commento fosse stato " troppo lungo".

  • devo ancora sentire utilizzare l'espressione senza significato "lento" a proposito di un film? soprattutto di fronte a un'analisi ricca di stimoli? l'ultima volta era un commento su hana-bi di takeshi kitano. e non aggiungo altro. ma cosa vuol dire "lento"? vivete in base a una metrica? lento, veloce? la vita è lenta, veloce? al massimo è intensa o insapore.

  • eppure è proprio il tempo, dilatato e "intenso e saporito", il cuore del film di Tarantino, non trovi? Un tempo che sembra sempre pronto ad esplodere in un balletto di sangue e amore, anche in una cabina di proiezione. Piuttosto mi domanderei: come fa Tarantino a fare film con così tante scene madri?

  • Forse il suo cinema aspira ad essere un'unica intensa e folgorante scena madre! Il resto è spassosa, irriverente e tragica cornice!

  • a distanza di anni diciamocelo! tarantino non vale un milligrammo di Scorsese, Eastwood e Michael Mann… il suo cinema è robaccia per cinefili sgobboni

  • Robaccia da cinefili e pure sgobboni? Il cinema di Tarantino vive e si nutre dell'immaginario di molti "autori". Perchè una classifica verticale? Non serve a nulla.

  • Queste classifiche sono inuti e roba da cinefili, non Tarantino. E comunque se tra quei grandi nomi ci sta uno che e' "bollito" da tempo e',semmai, Scorsese. Eastwood, Mann e Tarantino sono tra i piu' grandi cineasti dei nostri tempi, con tre stili differenti e riconoscibili, e una moralità cinematografica strepitosa.