#Berlinale2017 – The Lost City of Z: Ti accadrà perché era nel tuo destino

Qualunque cosa ti dovesse accadere, ti accadrà perché era nel tuo destino.

L’adattamento del romanzo The Lost City of Z era tra le mani di James Gray sin dal 2009 e questo è un indizio rilevante di come l’ossessione sia non solo il centro tematico del suo ultimo film ma sia il suo vero brodo primordiale. L’orizzonte hollywoodiano non è più quello di qualche decennio fa e i registi non possono più permettersi di inseguire dei progetti titanici con i soldi degli altri. Il freno con cui l’industria ha arginato le personalità più folli ed esuberanti per salvare sé stessa non è necessariamente un male. Tuttavia, James Gray è uno dei pochi nomi per cui sarebbe legittimo esprimere una qualche forma di rimpianto per questa età dell’oro dei cineasti. I suoi film avrebbero sicuramente bruciato dei budget faraonici ma avrebbero sacrificato l’ansia dell’incasso in nome dell’immortalità del cinema.

Il progetto complessivo di The Lost City of Z non lascia dubbi sul fatto che il regista sia a sua volta alla ricerca di un’idea arcadica del cinema e che questa indagine non si ponga limiti di prezzo personale. L’opera letteraria di David Grann cercava di rendere giustizia all’esploratore britannico Percy Fawcett. La sua inesauribile passione per la foresta amazzonica è solo uno dei motivi per cui James Gray ha speso tutto questo tempo a cercare di dedicargli un film. L’eroe del film ha condotto una vita su piani differenti e ognuno di essi coincide con i valori che il regista di Brooklyn ha portato avanti nella sua carriera. La loro coabitazione in un solo personaggio gli ha offerto una sintesi capace di esprimerli tutti insieme.

sienna miller the lost city of zThe Lost City of Z presenta una storia che non trascura nessuno strato della sua identità e mette sullo stesso livello i suoi doveri e il suo destino. I suoi compiti di patriota e di padre di famiglia devono convivere con una vocazione omerica contro la quale non potrebbe combattere nemmeno se volesse. La conflittualità dei blood ties e della predestinazione non possono trovare una soluzione pacifica nel ritorno a casa che spesso chiude le grandi favole morali hollywoodiane. Il viaggio nella giungla primitiva sudamericana e quello nell’inferno tecnologico della grande guerra si concludono con una quiete familiare. Tuttavia, l’eroe finisce sempre per abbandonare i suoi cari malvolentieri ma con la consapevolezza di non poter fare altrimenti. Nello stesso tempo, i legami di comunità che sono sempre stati molto forti nel suo cinema allargano le loro proporzioni. Le enclavi ebreo-russe di Little Odessa diventano intere nazioni in trincea, società geografiche e bande di avventurieri. Lo spirito di autodifesa della ritualità si estende ai clan dei selvaggi che mostrano un’indefinibile specificità. Gli indios sembrano tutti uguali per chi viene da un altro mondo e a malapena li considera degli esseri umani. Eppure, si fanno la guerra tra di loro perché anche loro si sentono diversi su una sconosciuta scala tribale. Percy Fawcett non appartiene più a nessun insieme perché la febbre di un mito perduto lo ha contaminato.

robert pattinson the last city of zParallelamente, James Gray non si adatta a nessuna categoria del cinema contemporaneo e per limiti anagrafici non può appartenere al cinema per cui era votato. La storia del gruppo di uomini civilizzati che attraversa un fiume fatale non è un semplice omaggio di facciata ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Semmai, la volontà di James Gray è quella di confrontarsi con la stessa sfida e di utilizzare gli stessi mezzi. Il suo film non vuole soltanto celebrare i grandi classici ma vuole forgiarsi a tutti i costi attraverso una prova di iniziazione ad armi pari. The Lost City of Z deve fare i conti con un sistema che non permette più ad una crew di perdere la ragione nella lavorazione di un film. Eppure, il regista restituisce sullo schermo uno dei più convinti tentativi recenti di andarci vicino. Non è un caso che una star come Brad Pitt abbia rinunciato dopo aver promosso il copione e che un altro nome forte come Benedict Cumberbatch lo abbia abbandonato poco prima di iniziare a girare.

James Gray non deve essere considerato un nostalgico ma sarebbe giusto iniziare a valutarlo un cineasta d’altri tempi. The Lost City of Z dimostra la sua volontà di non arrendersi ad un cinema che è diventato troppo facile e non chiede più a nessuno di giocarsi tutto per seguire il suo richiamo.

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