BERLINALE 63 – Tutte le foto di "Camille Claudel, 1915" di Bruno Dumont

BERLINALE 63 - Juliette Binoche in Camille Claudel, 1915 di Bruno Dumont

Sembra quasi un frame di Mary di Abel Ferrara, invece è una delle prime foto ufficiali di Camille Claudel, 1915 (teaser trailer) nuovo film di Bruno Dumont, in concorso alla 63° Berlinale: film liberamente ispirato alle opere e alla corrrispondenza di Paul Claudel, alle lettere di Camille Claudel e alle sue cartelle cliniche: Juliette Binoche interpreta infatti l'infelice scultrice rinchiusa in manicomio per trent'anni, prima a Ville Evrard, nei pressi di Parigi, poi in un istituto nel sud della Francia, a Montdevergues, dove morì.

Camille Claudel, 1915, SET - Bruno Dumont, Juliette BinocheNon si tratta di un biopic: "L'aspetto che preferisco è proprio che non si sa nulla dei veri motivi del suo internamento psichiatrico, tranne qualche cartella medica. Mi intrigava l'idea di lavorare a uno script con niente in mano. Non è detto che si debba raccontare l'intera vita di una persona. In una manciata di secondi, puoi dire la verità" racconta Bruno Dumont.

Il progetto nasce da un messaggio telefonico di Juliette Binoche, che manifestava il desiderio di lavorare con lui. Il regista francese era all'opera sul set di Hors Satan e si è preso del tempo per riflettere, "perchè ci sono molti attori con cui mi piacerebbe collaborare, ma non sempre so cosa posso fare con loro".

Dumont legge per caso un libro sulla vita di Camille Claudel, e il caso vuole che la Binoche abbia la stessa età dell'artista all'epoca. Emerge rapidamente l'idea di filmare la reclusione di una donna in uno spazio di solitudine, concentrarsi "sui temi dell'ozio e dell'isolamento". Juliette Binoche racconta: "Bruno mi ha presentato il personaggio come una donna che non fa nulla, neutra [una volta reclusa, Camille Claudel smise del tutto di dedicarsi alla sua arte, fino alla fine, ndr.]. Ho cercato di rendere la sua 'rienté', se così si può dire. Ma come attrice, dovevo rendere tutta la sua intensa, enorme vita interiore, condensata in eventi che possono sembrare banali".

 Camille Claudel, 1915 di Bruno DumontCamille Claudel, 1915 ha una particolarità: le suore che assistono Camille sono in realtà infermiere e le compagne di reclusione non sono attrici professioniste, ma donne realmente affette da disturbi psichiatrici.

"L'idea principale era quella di filmare persone reali che soffrono o hanno sofferto di malattie mentali" dice il regista. "Ci siamo messi alla ricerca di un luogo in cui potessimo girare accanto a pazienti e medici, e abbiamo fatto un accordo con coloro che hanno partecipato al film. Ho ascoltato molto, più che imporre la mia visione. Non volevo manipolare le esistenze di questo mondo, trasformarle in qualcosa di diverso da ciò che sono. Pian piano, Céline, Alexandra, Rachel, Jessica, sono diventate personaggi". Ma nell'impenetrabilità della loro condizione, sembra voler dire Dumont, non restano nient'altro che se stesse.

La Binoche – seconda sullo schermo dopo Isabelle Adjani nella versione cinematografica del 1988 di Bruno Nuytten – racconta come per evitare di confondere le attrici improvvisate, a ciascuna lei è stata presentata semplicemente come Camille, e come sia stata richiesta anche a lei la massima capacità di improvvisazione, "Ogni volta che dico 'azione', non so mai cosa accadrà. So che succederà qualcosa di inaspettato, ed è sempre benvenuto quando arriva, quinid è indispensabile una pianificazione rigorosissima, eppure in grado di accogliere l'imprevisto".

Juliette Binoche in Camille Claudel, 1915, di Bruno DumontCome spesso accade nei film del regista di Bailleul, intrisi di una spiritualità pagana, i dialoghi sono pochi, quasi del tutto assenti, salvo alcuni momenti in cui sembra quasi che Camille porti fuori tutto ciò che non è riuscita a dire prima. "Penso che il silenzio descriva meglio la realtà dell'internamento, una realtà senza parole, fatta di pianto, dolore, lo scorrere del tempo, la noia, ci sono forme di malattia mentale fatte esattamente di non-linguaggio".

La parola viene invece dalle lettere, dalla corrispondenza di Camille e del fratello Paul, entrambi artisti, personalità forti che nella loro vita hanno lavorato sulle capacità espressive, sulla creazione (La Créatrice era il titolo provvisorio del film).
 

Prodotto come sempre da 3B, con Dumont fin dai tempi de La vie de Jésus (1997) poi L'umanità, Twentynine Palms, Flandres, Hadewijch, Hors Satan, coprodotto da Arte France Cinéma il 13 marzo, il film, dopo l'anteprima berlinese, uscirà in Francia a partire dal 13 marzo 2013 e sarà distribuito a livello internazionale da Wild Bunch. Nella nostra gallery, tutte le foto ufficiali di Camille Claudel, 1915.