Box Office USA – Gennaio 2017, i bocciati

Il rendimento sopra la media dei film in odore di nomination non ha pareggiato le perdite di alcuni titoli che hanno completamente mancato le loro ambizioni. Ogni anno ha i suoi flop e il 2017 non si è fatto pregare a far cadere le sue prime teste. Il conto spese di queste debacle precoci non era eccessivo e non si può ancora parlare di rovesci drammatici. I tonfi memorabili devono ancora arrivare…

 

PATRIOTS DAY, di Peter Berg

Lo storico commerciale di Peter Berg ha sempre vissuto di alti e bassi e Patriots Day è indubbiamente uno dei suoi minimi. La sua carriera sembrava aver subito un colpo fatale con Battleship del 2012 ma il successo a sorpresa del low-budget Lone Survivor lo aveva riabilitato dopo appena un anno e mezzo. Da allora, la collaborazione stabile con Mark Wahlberg non ha fatto altro che andare di male in peggio. La coppia si è presentata due volte in pochi mesi e il risultato è stato sempre più misero. Deepwater Horizon era stato una delle più cocenti delusioni autunnali e Patriots Day ha fatto anche peggio. Il primo film si era fermato a sessantuno milioni mentre il secondo è sparito dalla classifica intorno ai trenta. L’attore si conferma più a suo agio nel terreno della commedia che in quello naturale dell’action. Il regista troverà presto un’altra chance per riproporsi dopo il certificato esaurimento del filone sull’eroismo da storia vera.

XXX – THE RETURN OF XANDER CAGE, di D. J. Caruso

I ritorni di Vin Diesel danno sempre dei buoni motivi per sperare. L’attore si è rimesso i panni di Dominic Toretto e il franchise di Fast and Furious è diventato uno dei più ricchi del mercato americano. Il teorema era che accadesse lo stesso con  Xander Cage e che il marchio potesse riprendersi dopo che l’avvicendamento fallito tra la star e Ice Cube aveva decretato la fine del marchio. Il punto di riferimento erano i centoquaranta milioni del primo episodio del 2002 ma il passo è quello del meno memorabile The Next Level del 2005. I numeri del comeback di Vin Diesel non dovrebbero meritare una nuova occasione anche se il rendimento worldwide ha pareggiato il budget. Xander Cage ha ancora ammiratori in Russia e deve ancora vedere se in Cina si ricordano ancora di lui. Forse è ancora troppo presto per darlo finito per sempre…

RESIDENT EVIL – THE FINAL CHAPTER, di Paul W. S. Anderson

Il mercato internazionale è l’unico motivo per cui la saga di Resident Evil è arrivata al sesto capitolo. Le sue prestazioni interne non sono mai state eccezionali e negli ultimi quindici anni sono andate fisiologicamente in discesa. Il settanta per cento delle sue entrate arriva dall’estero e anche questa volta il Giappone ha risposto alla chiamata. Nel 2010, Afterlife era stato il settimo incasso dell’anno con più di cinquanta milioni. Nel 2012, Extinction era finito all’ottavo posto ed aveva fatto persino meglio di The Avengers. L’amore nipponico per l’eroina di Milla Jovovich non accenna a placarsi e The Final Chapter viaggia tranquillamente verso i quaranta milioni mentre in patria ha debuttato con poco più di dieci. Chissà se basterà per sconfessare l’ennesima fine annunciata delle sue avventure.