Box Office USA – il commento

Il week-end del Thanksgiving è l’ultima tappa di avvicinamento all’abbuffata natalizia e di solito offre al mercato uno dei protagonisti delle festività. La ricorrenza è quasi sempre dominata da un film d’animazione e l’edizione del 2016 ha seguito le consuetudini alla lettera. Moana è arrivato in sala in una fase di ripresa del genere dopo che il duello estivo tra Finding Dory della Pixar e The Secret Life of Pets della Illumination aveva esaurito l’interesse del pubblico. I due titoli si erano spartiti una torta da più di ottocento milioni di dollari in un mese ma avevano anche consumato gli spettatori a danno dei concorrenti. La saturazione è un’ottima teoria per spiegare il flop incredibile di Collision Course e il conseguente tracollo della saga di Ice Age. La Disney ne aveva fatto le spese sacrificando Pete’s Dragon alla fine dell’estate ma lo sfavillante esordio di Moana le ha regalato una rivincita immediata. Il grande ritorno di Ron Clements e di John Musker ha dimostrato l’ottimo stato di forma di uno studio che ha ricominciato a mietere successi anche al di là della sua partnership con la Pixar. La coppia aveva diretto The Little Mermaid nel 1989 e Aladdin nel 1992 e aveva firmato gli ultimi grandi classici a cartoni animati. I due avevano provato a rientrare con l’esperimemto volontariamente old school di The Princess and the Frog ma il film era stato una delle disavventure natalizie del 2009. Invece, Moana ha raccolto ottantadue milioni di dollari durante il ponte del Thanksgiving e ha fatto registrare il terzo migliore esordio nello storico della festività. La Disney ha ipotecato in pochi giorni l’obiettivo minimo dei duecento milioni di dollari e si gode il consolidamento di una nuova indipendenza nell’animazione. Un’emancipazione esplosa con i quattrocento milioni di Frozen nel 2013 e consolidata in primavera dai trecentoquaranta milioni di Zootopia. I suoi film iniziano ad avere degli incassi notevoli anche senza la coabitazione con la Pixar e le buone notizie non sono finite con l’affermazione di Moana. La diversificazione dei suoi prodotti ha dato per la prima volta pienamente i suoi frutti e l’acquisizione della Marvel e del franchise di Star Wars ha sbaragliato la concorrenza. La Disney già occupa cinque posti nella classifica dei dieci migliori risultati dell’anno ed è in attesa dell’annunciato trionfo natalizio di Rogue One. Persino la versione live-action dei suoi titoli più famosi ha iniziato a fare breccia dopo le difficoltà degli anni passati e The Jungle Book ha avvvicinato i quattrocento milioni finali. Moana ha chiuso un mese in cui era stato Doctor Strange ad avere la ribalta di un bottino domestico abbondantemente sopra ai duecento milioni e uno internazionale da seicento milioni. Le risposte dei concorrenti faticano ad arrivare e sembrano più estemporanee che strutturali. Il progetto DC Comics della Warner non è ancora decollato completamente e il tentativo di affidarsi di nuovo a J. K. Rowling ha dato risposte ambigue. Finora, Fantastic Beasts and Where to Find Them ha messo in cassa centosessanta milioni ma una cifra così interessante va contestualizzata alle abitudini del franchise di Harry Potter. Infatti, Deathly Hallows – Part 2 aveva assicurato una cifra simile in un solo week-end ed il suo spin-off non sarà mai all’altezza di un confronto diretto. Il paragone con il ciclo di The Hobbit è più sensato ma in questo caso bisognerebbe valutare se il parametro corrispondeva alle ambizioni della Warner…