Breve storia dell’R-Rated: Da L’Esorcista a IT

I film R-Rated sono stati per anni, al di là degli horror, vittime di controversie e problemi legati al divieto per i minori che comprometteva l’affluenza in sala di un pubblico comprendente tutte le fasce d’età. La nascita di questo “sanguinoso” fenomeno cinematografico risale al 1973 quando nelle sale americane spopolò L’Esorcista, di William Friedkin. Accompagnato da una terrorizzante campagna pubblicitaria, il film scosse il mondo intero per i suoi spaventosi effetti speciali e i suoi ‘affronti’ alla religione e le sale, inevitabilmente, si riempirono giorno dopo giorno. L’Esorcista divenne così il film horror R-Rated con il maggior incasso di sempre, prima di essere battuto soltanto quest’anno da IT.

Gli anni proseguirono tra alti e bassi per questo particolare ‘filone vietato’, che vedeva anche l’introduzione di commedie (e altri generi) “volgari” e con contenuti espliciti che ne provocassero la censura, fino all’arrivo nel 2004 di La Passione di Cristo. In un ventunesimo secolo da poco giunto, che vedeva la crescita di nuove generazioni cresciute con videogames, pellicole ad alto tasso di spettacolarità e fumetti sempre più maturi e riflessivi, il lavoro di Mel Gibson ebbe l’effetto di un meteorite schiantatosi su un pianeta oramai abituato a prodotti ‘puliti’, talvolta leggeri e a prova di turbamenti. Nessun regista prima d’ora aveva osato toccare una figura tanto importante quanto Cristo per mostrarne tutto il calvario che ha dovuto subire prima di salire sulla croce. I media e i cattolici insorsero scontrandosi contro La Passione di Cristo, provocando così uno specchio riflesso che catalizzò la curiosità della popolazione verso “l’affronto” che Gibson aveva girato. Il successo al botteghino fu spropositato e tutt’ora il film detiene il record di R-Rated più visto di sempre.

La passione di Cristo

Tutto questo trambusto portò chiaramente dei dubbi nelle grandi case cinematografiche. La Marvel, che già con i suoi prodotti cartacei aveva iniziato da anni a proporre contenuti volti ad un pubblico più adulto, iniziò a sondare il terreno per provare ad introdurre definitivamente l’R-Rated anche nei suoi film da sala. Ci era già riuscita in punta di piedi con Blade II nel 2002, prima dunque del boom di Mel Gibson, ma il successo era stato considerato più un merito di Guillermo Del Toro alla regia che per altro. Nacque nel 2008 la Marvel Knights Pictures, etichetta volta a diffondere la nuova onda violenta dei cinecomics della “casa delle idee”. Punisher – Zona di Guerra sancì un esordio che si rivelò però disastroso. Incassi bassissimi al botteghino, nonostante la massiccia dose di violenza all’interno della pellicola, decretarono subito il primo flop mondiale della Marvel ‘dark’. Nel 2012 ci fu un nuovo tentativo, con Ghost Rider: Spirito di Vendetta che nonostante le critiche e il passato non fortunato riuscì sorprendentemente ad ottenere un discreto successo commerciale. Si decise così che in sostanza il mondo non era interessato, almeno in quel momento, ai cinecomics R-Rated.

Ghost Rider: Spirito di vendetta

Nulla muore mai, nel mondo del cinema. Ed è così, infatti, che nel 2016 il disastro della Marvel Knights venne cancellato da un film che mai si sarebbe pensato avesse potuto raccogliere una fetta così ampia di pubblico: Deadpool. Il film targato Marvel-Fox racconta le avventure dell’antieroe Wade Wilson, aka Deadpool, mutante con un fattore di guarigione in grado di renderlo praticamente immortale. Ma ciò che lo rende unico rispetto a qualsiasi altro personaggio è che esso non si fa problemi a trucidare i suoi nemici e riempirli di male parole. Inoltre sa di essere protagonista di un fumetto, o film in questo caso, infrangendo spesso e volentieri la quarta parete per parlare direttamente con lo spettatore. Questo calderone di elementi anticonvenzionali e al tempo stesso vicini alle sensibilità giovanili, ha fatto sì che la pellicola sbancasse al botteghino (è tutt’ora il secondo film R-Rated con maggiore incasso di sempre) mettendo così in grande discussione la regola del PG13 nei cinecomics. Che siano la violenza e i toni adulti le chiavi del successo in questo nuovo ciclo dei film tratti dai fumetti? La gente si è stancata dei prodotti ‘kid-friendly’ e vuole vedere sangue e udire parolacce da un “supereroe”? Ad avvalorare questi tesi accorse Batman V Superman, di Zack Snyder, che per quanto non fu bene accolto dalla maggior parte della critica riuscì ad ottenere incassi mastodontici risultando un film estremamente serio, crudo e dark.

Deadpool

Viaggiando sulla cresta dell’onda di questo incredibile successo R-Rated, molte altre grandi case hanno rilasciato prodotti sempre più in linea con i gusti del momento ottenendo per lo più grandi successi. Ed è qui che si arriva ai casi peculiari dei giorni nostri ossia IT e Blade Runner 2049, fratelli gemelli dei riflettori mediatici ma estremamente diversi nel destino.

IT, considerato da molti il più grande capolavoro di Stephen King, è da sempre ritenuto un’icona pop di culto. Nel 1990 il pagliaccio assassino fu protagonista della miniserie televisiva, interpretato da Tim Curry, che terrorizzò un’intera generazione di bambini entrando di diritto tra i personaggi horror più amati della storia. L’opera di Tommy Lee Wallace però, andando avanti col tempo, ha accusato un certo invecchiamento e dopo ben 27 anni la Warner Bros ha deciso di dare nuova linfa vitale al clown mangiatore di bambini. Forte di una cultura già predisposta dagli albori, la WB ha affidato il progetto ad Andrès Muschietti regista di La Madre, caricandolo dell’enorme responsabile di dover conferire il miglior ritorno possibile all’attesissimo Pennywise. Nessuno avrebbe pensato però che il film, chiaramente vietato ai minori di 18 anni, potesse essere un’autentica bomba atomica del box office. Con incassi record già dai primi giorni in sala, IT ha spazzato via tutto sul suo cammino worldwide, senza considerare che in Italia non è stato ancora rilasciato, spodestando L’Esorcista dal trono di film horror R-Rated con maggiore incasso e soprattutto piazzandosi quarto (per ora, almeno) nella classifica generale dei film vietati più proficui della storia.

IT

La conferma che il divieto ai minori da qualche anno a questa parte, nei film, sia frutto di incassi e affluenza è giunta assieme a IT. In un mondo che ha già visto tutto, dove l’effetto stupore non lo fa più un alieno ma una testa mozzata, con una generazione di giovani spinta sempre più a guardare prodotti ‘sopra l’età’ e sopra le righe sui portali di streaming, il fattore che può ancora tenere a galla un’industria che fatica a trovare idee valide è il R-Rated. Un ragazzo di adesso, abituato a giocare a videogiochi sempre più realistici e vicini al conferire emozioni ‘reali’ e a vedere sempre più film sovraccaricati in cerca dell’eccesso per lasciare il segno, non vuole più vedere un robot con una coscienza umana per stupirsi bensì un mostro sanguinario che rappresenti le paure e dia vita ad esse per spaventare. Ciò che porta definitivamente a pensarla così è il caso Blade Runner 2049.

Blade Runner 2049, come per IT anche se maggiormente, raccoglie un’eredità importantissima e addirittura la estende divenendo sequel e non rifacimento. Blade Runner di Ridley Scott, stravolse completamente l’industria cinematografica dal 1982 in poi riscrivendo standard e cambiando un’intera corrente artistica di pensiero. Noir sci-fi come non se ne erano mai visti prima, ha aperto i cancelli a riflessioni sull’uomo e la macchina, l’uomo e il replicante (clone), come nessuno prima d’ora. Proprio per questo motivo, un sequel di un’opera che ha portato a sviscerare ed analizzare ogni carta da essa posta sul tavolo appariva utopico. Sony e Warner Bros hanno voluto osare realizzando Blade Runner 2049 e affidandolo alle mani sapienti di Denis Villeneuve, addetto a ‘sfidarsi’ con il maestro Ridley Scott.

Blade Runner 2049

Per non uscire sconfitti in partenza dalla sfida, BR2049 è stato realizzato ‘come si faceva una volta’. Denis Villeneuve ha dichiarato di aver avuto massima libertà nel progetto e grazie ad un enorme budget ha potuto costruire tutti i set di scena, lavorare attentamente alla fotografia al fianco del leggendario Roger Deakins, limitare la CGI, estendere il prodotto a quasi 3 ore e curare la colonna sonora con Hans Zimmer. L’autorialità alla base di tutto. Un rischio grandissimo considerando che ultimamente a prevalere sono prodotti che piazzano altro nelle loro corde, ma necessario per non rimanere schiacciati dall’eredità del primo Blade Runner. L’ironia della sorte vuole inoltre che quest’ultimo, nonostante sia un pezzo leggendario del cinema, sia stato un incredibile flop di pubblico al box-office dei tempi e che quindi il suo sequel sia nato basandosi sul suo valore storico e culturale più che sul suo successo monetario. Altro enorme rischio estremamente suicida, percorso lo stesso e al quale va conferito un certo onore. Ciò che nessuno si sarebbe mai aspettato però è che questo Blade Runner 2049 fosse un R-Rated. Scelta tattica per attingere dallo stesso pozzo del successo di tutti i film vietati ai minori degli ultimi anni? O un autogol da parte dei piani alti?

La censura preventiva non contestualizzata al film, non porta benefici. Blade Runner 2049 è stata la vittima sacrificale per appurare tutto ciò. Il film non ha portato gli incassi sperati nonostante una campagna marketing non indifferente e un casting di tutto rispetto. Ovviamente i motivi legati allo scarso reddito del lavoro di Villeneuve non sono legati esclusivamente al bollino R-Rated, ma la domanda lecita è perchè applicare tale visto-censura e restringere così un pubblico che sarebbe potuto tranquillamente affluire in sala a vedere il film a prescindere dall’età. La risposta più plausibile è che il successo, ormai sempre maggiore, dell’R-Rated porti le grandi case di produzione ad utilizzarlo anche dove non necessario come tentativo ulteriore di attrazione. Ma se applicato nel modo sbagliato, su qualcosa di impegnativo e mastodontico come BR2049, che in più poi non presenta effettivi motivi per scandalizzare gli sguardi più giovani, rischia di compromettere un eventuale successo. Anche altre uscite importanti del periodo come L’uomo di neve portano addosso il visto Restricted: staremo dunque a vedere se Hollywood imparerà presto anche questa nuova lezione.