Caccia al tesoro – Incontro con Carlo Vanzina, Enrico Vanzina e il cast

Più che la ricerca di un tesoro scomparso o un incontro sul cinema, sembra un nuovo omaggio a Napoli. Siamo alla conferenza stampa del film pre-natalizio dei fratelli Carlo e Enrico Vanzina, Caccia al tesoro e tutto ci porta al capoluogo campano. Le chiacchierate tra gli attori presenti in sala – Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Max Tortora, Serena Rossi, Christiane Filangeri, Gennaro Guazzo e Francesco Di Leva -, l’immaginario cinematografico citato, la memoria di Steno Vanzina e la sua collaborazione con Totò, il modo di esprimere una intenzione, oppure la necessità di un riscatto.

Nessuno dei presenti, però, vuole nascondere il proprio amore – o forse curiosità – per Napoli. Neanche i giornalisti, che subito chiedono delle citazioni contenute nel film a Operazione San Gennaro, Nino Manfredi e Gomorra. Qualcuno parla addirittura di un meta-cinema napoletano. Per il regista Carlo Vanzina, però, quella è una parola troppo grossa: “Non parlerei di un meta-cinema. Queste citazioni sono cose che escono dall’incoscio; adesso Napoli si racconta in un senso unico, penso sia diventata il centro della comicità italiana. Noi tra l’altro siamo due romani innamorati di Napoli, e questo nasce anche da nostro padre (il regista Steno Vanzina). Lui è stato regista di grandi attori napoletani, e anche tutti i film con Totò, e questo film è anche un omaggio a lui e a una Napoli che forse non si racconta più”.

Perchè proprio Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso nel ruolo dei protagonisti?, viene chiesto. “Perchè sono fortissimi insieme, li abbiamo visti improvissare insieme prima di fare il film, e loro due sono capaci di creare delle situazioni veramente geniali, meravigliose”. Subito Vincenzo Salemme rimpalla i complimenti:  “non è la prima volta che lavoro con Carlo. Per me è sempre molto semplice, si parla in un linguaggio sicuro, quindi ti senti anche sicuro“. Carlo Buccirosso aggiunge: “Sono d’accordo con questo aspetto della serenità, la tranquillità, la possibilità di dialogo. Con alcuni registi non si può proprio parlare…ovviamente sempre cerco di fare quello che dicono loro ma a volte delle idee ne le abbiamo anche noi!”

Anche se parlare di meta-cinema sembra essere stato vietato, il discorso non si alleggerisce. Qualcuno fa una riflessione sulla vita come un teatro e sui confini tra finzione e realtà. Lo sceneggiatore Enrico Vanzina risponde: “Dai, è una domanda tosta … come diceva Carlo, questa riflessione sul teatro è uscita anche senza pensarci troppo, dall’inconscio. All’inizio, il personaggio di Domenico non era un attore, poi abbiamo deciso che fosse un attore senza talento. Così è uscito questo discorso sul teatro e su come la finzione può diventare realtà. Per esempio, c’è Torino che batte la Juventus! Ci sono i cattivi con il cuore d’oro, e poi c’è sempre il lieto fine, l’immagine di Napoli bellissima al tramonto con la canzone di Pino Daniele che toglie qualsiasi pensiero brutto. Volevamo fare un film su Napoli e anche una commedia che non si distaccasse troppo dalla realtà. Si parla della situazione del lavoro in Italia, della Camorra, c’è un discorso dietro… si potrebbe dire che è una favola realistica”

All’improvviso, l’omaggio a Napoli diventa un’ode all’attore romano Max Tortora, che fino adesso si era limitato a sorridere in silenzio: “Devo dire che io sono innamorato di Max“, confessa Carlo Vanzina. “Oltre a una grande persona, ha un grandissimo talento e lui non se ne rende conto. Il vero Max si fa vedere quando facciamo pausa, lui è capace di cogliere ogni situazione con molta ironia, interpretare tanti personaggi alla volta… è veramente forte”. Adesso Carlo vuole riferirsi alle donne, Christiane Filangieri e Serena Rossi, che hanno parlato soltanto tra loro:Ho incontrato Christiane per caso, lei era con suo figlio e io con il mio cane. Ci siamo messi a chiacchierare e lei mi dice che ha anche una vena comica, che si poteva vedere nei video che aveva messo su youtube. Allora, li ho visti ed erano veramente divertenti, quindi l’ho chiamata. Serena Rossi la seguo d’anni; all’inizio lei doveva essere la sorella di Domenico, ma poi ho guardato bene Vincenzo e Serena e mi sono reso conto che era inverosimile! Quindi, abbiamo deciso di farla diventare la cognata”.  Poi, l’attenzione si riversa su Gennaro Guazzo, che ha 12 anni ma un atteggiamento di attore veterano. “E’ un genio assoluto”, dice il regista. “Sapevo già che lui era quello giusto, nemmeno il provino ha fatto!”.

Adesso le donne prendono la parola. Mentre Christiane dice di essere una fiera “mezza napoletana”, Serena parla dei suoi partners in crime: “La cosa che mi è piaciuta di più nel lavorare con Carlo e Vincenzo, e che ho provato a rubare – oltre il loro talento – è la loro grande capacità di divertirsi sul set”. Il piccolo Gennaro ha anche qualcosa da dire: “Io avevo già lavorato con Serena, ma è la prima volta che lavoro accanto Vincenzo e Carlo Buccirosso. Devo dire che ho imparato tanto… ma Carlo, non avete idea degli schiaffi che mi ha dato …” “Sì, li meritavi però!”, risponde Carlo. Poi lo guarda e gli dice: “Ma te sei tifoso del Napoli?” “Ma certo!” dice Gennaro. Buccirosso sorride. Sembra che questa volta non ci saranno schiaffi in arrivo.

Dopo una performance in stile stand up comedy di Max Tortora – che all’improvviso diventa Ennio Morricone e Alberto Sordi – le risate finiscono. Qualcuno chiede al regista il suo parere su Fausto Brizzi e la polemica dell’harrassment. Dopo un insolito attimo di silenzio, è Enrico Vanzina ad affrontare l’argomento: “Più che parlare di Brizzi, vorrei parlare di Kevin Spacey. Io non sono moralista, né giudice, sono rimasto sconvolto da tutto ciò che è successo…ma questa storia di cancellare un attore… Kevin Spacey rimane un grandissimo attore, e questo fatto il tempo (che il vero giudice) non potrà mai cancellarlo. Questa cosa vale anche per Fausto, che non è certo Kevin Spacey ma … insomma, cancellare la memoria è una cosa nazista”. Poi Tortora, questa volta senza imitazioni, chiude il discorso e anche l’incontro con una profezia: “Saremo noi, cittadini del mondo, più tranquilli, il giorno in cui i processi si faranno in tribunale e non in televisione.”

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