Candelaria, di Jhonny Hendrix Hinestroza

L’Avana, 1994. Il durissimo embargo internazionale mette a dura prova la popolazione cubana che negli anni appena successivi la caduta del Muro si trova letteralmente in un limbo della storia. Candelaria e Victor Hugo sono due anziani coniugi che vivono in una piccola casa di periferia: lei è una donna delle pulizie che si diletta a cantare in feste di piazza; lui un pensionato che ogni tanto smercia sigari per sopravvivere. Non hanno figli, ma Candelaria alleva quattro pulcini come se lo se fossero… e la vita scorre tra sorrisi e cene a base di carote, elettricità razionata e contrabbando. Sino a quando Candelaria trova per caso una videocamera nei panni sporchi dell’abergo dove lavora e inizia un persorso alternativo della vita di coppia. I due si riprendono e riprendono il coniuge, giocano con le immagini in atteggiamenti ammiccanti e scherzosi, il desiderio tra i due rinasce e il sesso è una conseguenza.

E allora: nel suo essere sempre e comunque equilibrato e politicamente corretto – tra slanci di denuncia verso lo stato delle cose cubane (i discorsi di Fidel in radio paradossalmente interrotti dalla corrente razionata che si interrompe; il desiderio dei giovani di partire per Miami) bilanciati da una gioia di vivere che sana ogni difficoltà materiale (L’Avana vista come un eden povero ma sempre solare e gioioso) – il film fila liscio come una favola volutamente “fuori tempo massimo”.

Ma c’è qualcosa che scarta questo piatto procedere: le immagini in bassa definizione della videocamera impastano il film di un retroterra storico (Cuba pre e post 1989) e privato (gli home movies della misteriosa coppia proprietaria della videocamera vengono replicati dai due anziani che ri-registrano quel nastro) in un interessante ibrido che coglie un cambio di paradigma mediale avvenuto proprio in quel periodo. L’immagine non è più qualcosa di separato da noi, nasce ormai nelle nostre case e può provocare scintillii di bellezza o abissi di ossessione a seconda dei punti di vista. Insomma: il regista colombiano Jhonny Hendrix Hinestroza ha una grande idea di partenza, si perde poi in una progressione narrativa zoppicante e un po’ faticosa, ma alla fine azzecca due o tre momenti di cinema notevoli. L’alba del nuovo mondo post Muro di Berlino si riflette nell’immagine casalinga, portata a casa, contrabbandata per i turisti e poi sottratta eticamente ai nostri sguardi. Una riflessione non banale sul futuro, affidata paradossalmente a due anziani innamorati…

P.s. Dopo le coppie Redford/Fonda Sutherland/Mirren questo Candelaria (film vincitore della sezione Giornate degli Autori di Venezia 74) sugella un’edizione della Mostra dove l’amore nella terza età è stato decisamente uno dei temi forti.