Cannes 67 – Lisando Alonso racconta Jauja

 

Dopo sei anni da Liverpool, il regista argentino Lisandro Alonso torna a Cannes con il suo ultimo, attesissimo film, Jauja, che potrebbe segnare una svolta decisiva nella carriera dell'autore. Alonso è diventato uno dei nomi di punta del cinema internazionale per il suo stile asciutto e contemplativo. Dall'immersiva ambientazione della Pampa argentina de La Libertad (2001), alle rive del fiume Paranà di Los Muertos (2004), fino agli spazi scuri e claustrofobici del cinema di Fantasma (2006) o la contrapposizione fra gli interni della nave e le distese di neve della Tierra del Fuego in Liverpool (2008), Alonso coglie in maniera unica il rapporto fra attore e ambiente, con lunghi piani sequenza che amplificano gli spazi che, con il tempo, sembrano acquistare una propria voce. Il regista ha finora sempre lavorato con attori non professionisti, su sceneggiature praticamente inesistenti e riassumibili in meno di una pagina e con pochissime linee di dialogo. Ci si chiede allora se sarà proprio Jauja a segnare un cambiamento nel consolidato stile di Alonso. Per la prima volta infatti, egli ha deciso di lavorare con un attore mainstream, Viggo Mortensen, elemento che comporta numerose implicazioni nella creazione del film.

 

Lo stesso regista racconta: "La scelta di lavorare con Viggo è sicuramente un elemento nuovo per me, che ho sempre lavorato con attori non professionisti. Ma non lo vedo come una star di Hollywood. È un uomo incredibilmente carismatico, che non parla molto, è tutto fisicità. Il suo modo di recitare dà la priorità al linguaggio del corpo e allo sguardo. Ma inoltre, è cresciuto in Argentina. Suo padre aveva una fattoria, quindi conosce il territorio, sa andare a cavallo, e parla un perfetto spagnolo. Non è solo un grande attore, ma anche un editore di libri di poesia, pittura e fotografia, e forse questo è ciò che più mi interessa. Qualche anno fa ha curato un libro di poesia argentina, quindi ha altri interessi oltre alla recitazione. Certo, può aver fatto Il signore degli anelli, ma ha anche recitato in Todos tenemos un plan, il film di un regista argentino esordiente. È un attore a cui piace correre dei rischi. A sua detta, il mio è un film sperimentale. Ma sa a cosa va incontro, ha visto Los Muertos quattro volte, quindi sa a che rischi va incontro. Inoltre, produrrà il film, insieme a Sylvie Pialat. Sono consapevole che la scelta di lavorare con Viggo mi porterà più visibilità, ma solo perché sarà il protagonista del mio film, non significa che sarà un successo al box office, perché non è stato concepito come tale. Ma almeno mi consentirà di avere una maggior distribuzione e forse raggiungere un pubblico che non frequenta i festival, ma che si troverà davanti questo strano film che non si aspettavano. Per la fotografia ho lavorato con Timo Salminen, il direttore della fotografia dei film di Aki Kaurismaki. Voglio un'illuminazione dura e artificiale, perché non voglio nessuna carica emotiva o nostalgica. Voglio fare qualcosa di diverso e folle rispetto a ciò che ho fatto finora. La mia storia avrà differenti livelli temporali, e lo spettatore avrà diversi modi di interpretarla. Siamo entrati in una nuova modernità, e questo ci spinge ad avere bisogno di nuove storie. Come nei film di Miguel Gomes, diverse storie coesistono nello stesso spazio, e lo spettatore può lasciarsi andare. Con centinaia di canali televisivi, Facebook, Twitter e altro si è continuamente spinti da una cosa all'altra, e voglio inserirmi in questo flusso continuo. E provo la stessa curiosità che provavo dieci anni fa con il mio primo film, lo stesso bisogno di andare in mezzo al nulla e filmare Misael (il protagonista di La Libertad). Provo la stessa energia. Forse è la stessa forza che ha spinto Kiarostami a girare Copia Conforme in Italia o Like Someone in Love in Giappone. Credo sia importante non confinarsi ad un unico stile registico o a continuare a fare sempre lo stesso film". 

 

Vedremo allora in che modo Jauja si inserirà nella filmografia del regista. Il film sarà presentato nella sezione Un Certain Regarde di Cannes 67, festival dove il regista ha presentato ogni suo film.