#Cannes2017 – Hikari (Vers la lumière). Incontro con Naomi Kawase

Al settimo giorno di questa 70esima edizione del Festival di Cannes è arrivato il momento di presentare in concorso Hikari (Vers la lumière), la nuova opera di Naomi Kawase. Per la regista giapponese è la quarta volta nella selezione ufficiale della manifestazione francese in cui vinse la Camera d’or nel 1997 e il Gran Prix nel 2007 con Mogari No Mori. Questa volta al centro della storia c’è l’incontro tra una scrittrice di dialoghi di film per i non vedenti e un fotografo che sta diventando ceco. L’idea per questa storia le sarebbe venuta proprio mentre presentava il suo film precedente a Cannes: “Due anni fa io stavo venendo a Cannes e ho letto dei documenti con la descrizione audio del mio film. Quando li ho visti ho capito che significavano molto di più di quello che era stato diretto. Ho realizzato che le persone non vedenti a cui erano destinati questi fogli potevano amare il cinema molto di più di quanto facciamo noi. E ho voluto mettere questa sensazione all’interno di un film e ho pensato di poter costruire il personaggio principale proprio sulla base di questo amore per il cinema”. Per far trapelare questa continua lotta tra i limiti del fisico umano ed invece le sensazioni nascoste in esso, la regista ha voluto sottolineare molto l’importanza della natura, sia come luogo di salvezza per l’uomo sia come pericolo: “Nei luoghi in cui ho voluto girare si sentiva l’odore della terra, la natura doveva essere un elemento molto potente. Può portare salvezza, tristezza, un disastro. Nella cultura giapponese noi mostriamo sempre rispetto per la natura, preghiamo per lei ed attraverso queste preghiere noi parliamo con le anime di chi è morto ma anche di chi non è ancora nato. Il film è in parte girato sulle montagne in modo da mostrare la forza contrapposta alle altre ambientazioni naturali. E’ come se nel film avessi voluto un po’ riprodurre tutto il paesaggio del Giappone. Bisogna ricordare comunque che gli esseri umani possono sovrastare la natura ma comunque questa sarà sempre sopra di noi e più grande di noi”.

Ruolo importante in questa pellicola è quello affidato a Nagase Masatoshi che aveva già lavorato con la Kawase solo pochi anni fa nel film edito in Italia come Le ricette della signora Toku. L’attore ha potuto quindi raccontare come sia l’esperienza sul set con la regista: “E’ bello lavorare con lei perché chiede agli attori non di recitare una parte ma di viverla. Durante le riprese lei crea un ambiente dove far vivere il personaggio. Poi non dice mai quando è il momento di girare quindi noi dobbiamo rimanere sempre nella parte. Solo una settimana prima di iniziare il film siamo andati a vivere nell’appartamento in cui avremmo dovuto girare ed abbiamo iniziato a vivere la vita dei personaggi così da immedesimarci”. Oltre che con la regista giapponese, l’attore ha avuto la possibilità di essere presente al Festival di Cannes anche l’anno scorso grazie a Paterson di Jim Jarmusch. Un’esperienza che secondo lui è molto formativa: “Sono fortunato nel poter venire a Cannes così spesso. In particolare sono molto grado a Jim Jarmusch e Naomi Kawase per avermi portato in questo posto bellissimo più volte. Avere un film a Cannes è una grande opportunità anche per incontrare tante persone del mestiere. Spero che Naomi mi porterà qui anche un’altra volta. E congratulazioni per il 70esimo anniversario del festival”.