#Cannes2017 – The Square. Incontro con Ruben Östlund e il cast

Non credo che The Square sia un film politico. Le tematiche sono tanto vecchie quanto l’inizio della civilizzazione. Una delle idee di base era proprio uscire dal dibattito politico tra destra e sinistra, così come da quello religioso.” Dopo la vittoria del 2014 in Un Certain Regard con Forza Maggiore, il cineasta svedese Ruben Östlund torna a Cannes per presentare The Square, pellicola ambientata nel Palazzo Reale di Stoccolma convertito in museo d’arte. Protagonista è Christian, Claes Bang, curatore di uno spazio adibito ad una nuova installazione nel quale prenderanno piede una serie di eventi a dir poco tumultuosi: “Lavorare con Ruben è stato meraviglioso ma al tempo stesso estenuante. Si dà molto da fare con noi attori. Come interprete, ti concede un sacco di spazio e la possibilità di portare te stesso all’interno del personaggio. Le riprese sono durate 70 giorni, 68 dei quali ero sul set. Diciamo che alla fine ero abbastanza stanco.”

Noi registi lavoriamo con un medium visivo e quindi cerchiamo di esprimerci in modo spettacolare. L’immagine deve essere attraente ma anche pregna di significato, come la pittura. Sono molto soddisfatto della scena della spazzatura; l’obiettivo era scavalcare il resto del film e accedere ad una dimensione surreale. La scelta del bianco richiama i tanti musei d’arte contemporanea che ho visitato. The Square in effetti è un po’ un attacco a quel mondo e si domanda se quello che viene presentato come arte sia davvero in contatto con la realtà esterna oppure esprima solo la ripetizione di una routine, di un canone.” Rispetto al film precedente, Östlund si è trovato a maneggiare molti più livelli di narrazione: “Alcune scene si sono rivelate all’altezza delle aspettative, altre le hanno addirittura superate. Devo dire che mi considero abbastanza soddisfatto del risultato. A differenza di Forza Maggiore, qui ci sono molti più strati ed ero un po’ spaventato di non saperli gestire. Però al 70-75% del montaggio mi sono reso conto che avrebbe funzionato”.

Nel cast anche la Peggy di Mad Men, Elisabeth Moss, nel ruolo di Anne: “È stato impegnativo, ma volevo fare qualcosa che fosse fuori dal comune. Sono arrivata sul set intorno al 55simo giorno, ma per fortuna Claes mi ha supportata e fatto recuperare il tempo perduto”. L’attore britannico Dominic West ammette di aver studiato il personaggio di Gijoni, artista particolarmente facoltoso, attraverso una serie di interviste a corrispettivi in carne e ossa: “Se incontrassi qualcuno come Gijoni, ne sarei alquanto terrorizzato. E non solo per il coinvolgimento in ambito artistico, ma anche perché parliamo di gente ricca e potente.” Terry Notary, attore che più volte si è prestato alla motion capture e quindi a ruoli sui generis rispetto alla maggioranza delle scelte dei suoi colleghi, interpreta forse il personaggio più scomodo del film, Oleg: “Una delle cose che trovavo intrigante era proprio lavorare con Ruben. Riesce a creare degli spazi sicuri in cui non hai mai paura di commettere errori. Con questa libertà, ho iniziato a pensare a come lo sbaglio potesse diventare qualcos’altro e magari rendere la performance migliore. Quando senti di poterti buttare senza troppi pensieri, è lì che ti perdi nel personaggio.”