#Cannes2018 – Troppa grazia, di Gianni Zanasi

La felicità continua ad essere un sistema complesso. Come per Stefano di Non pensarci anche gli obiettivi di Lucia appaiono fuori fuoco. Nel continuo scarto tra desiderio e realtà, nell’illusione della vita che vorrebbe mentre deve fronteggiare una difficile quotidianità. Lei è una geometra che ha appena rotto con il suo compagno Arturo. Vive con la figlia adolescente che è piuttosto isolata rispetto ai suoi coetanei e fronteggiare una situazione economica non facile. Per questo accetta ogni tipo di lavoro. Finalmente riesce ad ottenere un impiego dal Comune: deve controllare un terreno che è stato scelto per costruire una grande opera architettonica. Lei si accorge subito che qualcosa non va. Il giorno dopo, mentre si trova sul posto, vede una giovane donna che inizialmente confonde per una profuga. Ma l’immagine le appare ancora. E intanto iniziano ad accadere degli strani eventi.

Non è un film spirituale. Troppa grazia si porta addosso i segni di un anomalo fantasy. Già evidente nell’immagine iniziale, attraversato dalla citazione ironica di Interstellar, ma ancora più incisivo nella scena dell’allagamento e nel bel finale. Lo spazio, che nel cinema di Zanasi riveste spesso un’importanza primaria, sembra ribaltarsi, diventare verticale, mostrare luoghi sommersi. La fotografia di Vladan Radovic – alla seconda collaborazione con il cineasta dopo La felicità è un sistema complesso – sembra rendere il posto liquido e il personaggio di Lucia, dove Alba Rohrwacher regala a Lucia una fisicità astratta, sospesa tra dimensione comica e al limite del grottesco.

Forse Troppa grazia appare eccessivamente diretto nel filmare le apparizioni. Una visione che ha contorni precisi, che assegna un compito preciso da svolgere. E il cinema di Zanasi appare a volte alla ricerca del tono giusto, di una chiave che deve essere necessaria per arrivare a una soluzione determinata dalla sceneggiatura scritta, oltre che da lui stesso, anche da Federica Pontremoli, Giacomo Ciarrapico e Michele Pellegrini. Ma forse è impossibile per Troppa grazia trovare la sua stabilità. Non è solido, ha qualche debolezza soprattutto nella caratterizzazione delle figure secondarie, a cominciare da Battiston. E con qualche stonatura, come la squadra di scherma che si inginocchia. Però ha dentro una sua rabbia autentica. Come nella potente scena iniziale del litigio tra Alba Rohrwacher ed Elio Germano. Ma anche nella sfida a scherma tra la figlia di Lucia e un coetaneo. E che si apre a mondi fantastici. Quel terreno richiama Kevin Costner quando gli compare la squadra di baseball. Quasi L’uomo dei sogni italiano. Soprattutto con Lucia lì da sola. Con il mondo che può andare sottosopra. Annunciato alla fine della seconda stagione di Stranger Things. E per certi versi Troppa grazia potrebbe essere il pilot di una serie tv. Ci piacerebbe davvero vedere come continuano le avventure della geometra Lucia.

 

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