#Cannes2018 – Under the Silver Lake. Incontro con il regista David R. Mitchell

Credo che ogni regista, ogni persona, cerchi di condividere degli elementi della propria personalità”.

Tre film all’attivo, fra cui il low-budget It follows, macinatore di consensi, David Robert Mitchell sbarca sulla Croisette con Under the Silver Lake, in concorso.

Il giovane Sam, interpretato da Andrew Garfield, si infatua della vicina Sara, Riley Keough, la quale svanisce improvvisamente lasciando una scia di indizi, segnali, codici, su cui il giovane si butta a capofitto con la speranza di rivederla. Ma la caccia al tesoro sulle colline di L.A. dissotterra una mappa che va ben oltre i desideri di Sam.

Stavo parlando con mia moglie e nel frattempo osservavamo le colline di Hollywood. Entrambi ci siamo chiesti: Che cosa succede davvero lassù? Da lì una vera e propria ondata di idee, un sogno febbricitante, e in men che non si dica avevo la sceneggiatura tra le mani. Credo che ad interessarmi fossero due aspetti: produrre la mia personalissima versione di noir losangelino e indagare la nebbia fra quelle colline”.

Già il titolo serba un certo mistero e Mitchell ammette di aver scelto quel Silver Lake anzitutto per il nome, ma anche per la sua particolare forma e la comunità che vi abita attorno. ”Amo la presenza dell’acqua nei film. Credo che ci sia qualcosa di bellissimo che la riguarda, dal suono alle emozioni che riflette”. Un mistero che ingloba il protagonista, la sua vicenda e quella dei personaggi che la sfiorano, uomini e donne volutamente bidimensionali.

Il film di Mitchell è infarcito di riferimenti cinematografici (persino autoreferenziali), videoludici e più in generale di una cultura pop marchiata anni ’90. C’è persino una scena in cui Garfield legge The Amazing-Spiderman, da cui sono stati tratti i due film che lo hanno lanciato nel firmamento hollywoodiano: “Rifarmi alla storia del cinema mi viene naturale, nasce tutto dal grande amore che nutro per quest’arte. I riferimenti non sono programmatici, nella scrittura tutto il bagaglio confluisce poi in quella che è la mia prospettiva. Nel caso specifico mi interessava come Los Angeles viene percepita proprio attraverso il cinema. Il caso di The Amazing Spider-Man è una pura coincidenza, perché la scena era presente nella primissima bozza della sceneggiatura”.

Forse il fil rouge di Under the Silver Lake è la musica, frutto della collaborazione con Disasterpiece: “Abbiamo iniziato a lavorarci molto presto, perché una parte andava composta già in pre-produzione. In molte sequenze la musica è talmente tanto integrata all’immagine che la presenza di D. sul set era indispensabile, anche per il coordinamento degl’attori. Un piano di lavoro che si è prolungato per circa un anno.”