#Cannes68 – Mediterranea, di Jonas Carpignano

La rivolta di Rosarno del 2010 è il soggetto del lungometraggio d’esordio di Jonas Carpignano, regista di nazionalità italiana e statunitense che con il suo precedente cortometraggio A ciambra era stato alla Semaine de la critique dello scorso anno, dove fu premiato. Con Mediterranea continua a esplorare il Sud dell’Italia portando sullo schermo il dramma dei migranti, sia legato a quel fatto di cronaca sia a una visione universale delle migrazioni dai molteplici Sud del mondo verso l’Europa. Camera a mano diffusa, addosso, ravvicinata ai giovani personaggi, ai loro volti e corpi, Carpignano ha realizzato un film diviso in tre parti seguendo l’odissea di masse di persone in fuga e, in particolare, di due giovani uomini, Ayiva e Abas che affrontano prima il deserto attraversando l’Algeria fino alla Libia e poi la traversata in mare per raggiungere le coste italiane. Fuggendo da briganti nascosti fra le rocce e dalle minacce dell’acqua. L’Italia, nell’inquadratura che la nomina a caratteri enormi (come prima le scritte riguardanti Algeria e Libia), è rappresentata dal totale di un centro di accoglienza, luogo di prigionia, di sosta obbligata, piuttosto che di speranza. Anche se nel corso della loro permanenza Abas e, soprattutto, Ayiva, troveranno personaggi che li aiuteranno, come pure il razzismo di parte degli abitanti della cittadina calabrese.

Carpignano, con la sua camera a mano, disegna con realismo le tappe del disagio, ma non riesce a trasformare la sua scelta di stile in un lavoro davvero intenso, che dica, a livello di sguardo, qualcosa di significativo su un argomento simile. Cadendo, nella descrizione dei personaggi, in misura maggiore per quanto concerne quelli italiani, nella costruzione di una serie di bozzetti poco convincenti, molto stereotipati (la donna chiamata Mamma Africa; Rocco, responsabile del campo di raccolta delle arance, uomo dal buon cuore; la giovane che si occupa dei problemi dei migranti). Anche il rapporto tra Ayiva, proveniente dal Burkina Faso, e la figlia e la sorella lontani è uno spunto solo raramente, come nella scena della telefonata via Skype, approfondito. E nel finale, con Ayiva invitato nella villa di Rocco in occasione della festa della figlia, sulle note di Sarà perché ti amo, le immagini e la musica diminuiscono in un fuori fuoco visivo e sonoro che sospende la storia nel tempo e nello spazio dell’attesa.