Cars 3, di Brian Fee

Nonostante la passione con cui è stato ideato da John Lasseter, il dittico di Cars è unanimemente considerato il peggiore tra tutti i prodotti Pixar. Non importa che il secondo episodio sia, ancora oggi, l’ultimo progetto che ha visto lo stesso fondatore coinvolto anche nei panni di regista.  Le avventure su pista dell’audace Saetta McQueen, da cinefili e appassionati, sono liquidate come mere scuse per sfornare nuove linee di merchandising, dato il grandissimo successo mondiale delle macchine parlanti. La sbornia da Intrigo Internazionale di Cars 2, con una trama che aveva marginalizzato le corse automobilistiche per dare spazio al plot spionistico alla James Bond (perfetto per introdurre una nuova decina di protagonisti cool),  confermava la deriva materialista del prodotto.

Cars 3, arrivato a sei anni dall’ultimo episodio, ha l’onere di riscattare la saga, facendo ammettere anche Saetta nell’olimpo degli eroi morali Pixar.  La scelta degli autori, capitanati dal regista Brian Fee, di rientrare nei confini del racconto americano, tornando tra i classici paesaggi e le tipiche atmosfere dell’America più pura e riconoscibile, anche se dal sapore conservatore, nasconde in sé proprio un’intenzione emotiva più profonda del semplice entertainment. Il format dello sport movie che torna centrale, l’immersione in un’immagine idealizzante e bonaria degli Stati Uniti più rurali e genuini (gli stessi che noi europei consideriamo il cuore del trumpismo), sono segnali di un discorso che si vuole fare immediatamente non banale.  Il genere sportivo diventa cosi la traccia su cui costruire i leggeri messaggi edificanti tanto cari alla Pixar e si trasforma, finalmente, l’avulso protagonista in un personaggio finalmente compiuto. Questa volta, infatti, Saetta McQueen, alle prese con avversari sempre più giovani e con le sue amate corse sempre più faticose e snervanti, si ritrova di fronte ad un bivio decisivo: darla vinta agli avversari presuntuosi e abbracciare la comoda carriera da pensionato di lusso oppure rilanciarsi grazie all’aiuto di una nuova scuderia e all’entusiasmo della solare Cruz Ramirez, coach che, forse, nasconde un talento impressionante?

I temi di Cars 3 sembrano cosi davvero centrati e soprattutto, come gli altri capolavori Pixar, riescono a raggiungere quel livello di ecumenismo che non lascia indifferenti (chi ci vedrà all’interno un riferimento inconsapevole al recente lungo addio al calcio di un noto calciatore romano non andrà troppo lontano dal vero). Ancora una volta, la società di Lasseter, riesce a veicolare al suo variegato pubblico intergenerazionale concetti spinosi come la paura d’invecchiare e l’importanza, nella vita, di trovarsi mentori e allievi. Da questo punto di vista il triangolo “sentimentale” tra Saetta, Cruz e il ricordo del buon Doc Hudson (l’omaggio che il film fa a Paul Newman, doppiatore del film del 2006, è commovente) si rivela il cuore del film, permettendo perfino a McQueen, protagonista confuso dei precedenti, di trovare il suo posto nel mondo.

 

Titolo Originale: id.

Regia: Brian Fee

Origine: USA, 2017

Interpreti (voci italiane e originali): Owen Wilson, Cristela Alonzo, Chris Cooper, Nathan Fillion, Sabrina Ferilli, Marco Messeri

Distribuzione: Walt Disney Pictures

Durata: 109′