Che fine ha fatto la sigla di Fuori Orario?

Because the night belongs to us

Sono più di 25 anni che la notte televisiva appartiene ai cinefili di Fuori Orario. Cose (mai) viste. Agli spettatori per cui le note di Patti Smith ed il tuffo nelle acque profonde de L’Atalante di Jean Vigo poteva significare solo l’inizio di quel contenitore anarchico di immagini che è la trasmissione in onda su Rai 3. Un simbolo ormai della militanza cinematografica che qualche settimana fa, improvvisamente, è scomparso lasciando il programma senza prologo. Cosa sia successo alla sigla di Fuori Orario ce lo ha spiegato il fondatore e curatore Enrico Ghezzi, raggiunto telefonicamente da Sentieri Selvaggi dopo che già in un intervento in Blob del 4 Gennaio aveva dichiarato il problema dell’utilizzo della canzone Because the Night unita alle immagini del film del 1934. La questione è emersa da una recente verifica legale sui prodotti televisivi Rai che ha sollevato la complessa situazione dei diritti della canzone appartenenti alla Universal e di cui ufficialmente non è stata mai fatta una richiesta per il riutilizzo, sebbene l’autrice non abbia mai mostrato la volontà di agire per via giuridiche. Inoltre, stando a quello che dice la burocrazia, anche le immagini del film potrebbero essere poste al centro di qualche diatriba legale in quanto la casa di produzione francese Gaumont ha di recente riproposto in home video una nuova versione del film di Jean Vigo che in Italia è sul mercato per conto della BIM.

E’ strano pensare come questo provvedimento preventivo arrivi in un momento storico in cui il significato della proprietà dei diritti di immagine e senso di appartenenza individuale di prodotti multimediali è sempre più ambiguo, soprattutto se paragonato alla facilità di fruizione della rete. Ed è ancora più paradossale credere che ad essere al centro di questa revisione ci sia un programma che condivide anni con Blob la politica del del riutilizzo e della desacralizzazione dell’immaginario visivo. Proprio Ghezzi in trasmissione ha infatti  precisato come l’uso di questi materiali sia sempre stato semplicemente un tacito aderire a qualcosa, un omaggio al cinema. “io posso solo ringraziare Patti Smith per esser stata la voce della nostra sigla in tutti questi anni senza che nascesse nessun tipo di problema” ci ha tenuto poi ad aggiungere.

L’andare in onda senza la sigla in queste ultime puntate è stata recepita dagli spettatori come un’ingente privazione. Tanti sui social hanno cominciato a chiedere spiegazioni ed a sollecitare un reintegro delle storiche immagini che per decenni hanno definito il senso di appartenenza di un gruppo d’ascolto. Iniziare con un’immersione nelle acque per recuperare qualcosa di inafferrabile da riportare alla luce era un manifesto artistico ed una metafora della grande operazione di ricerca dietro la costruzione di Fuori Orario in cui il pubblico ha imparato a riconoscersi. Dunque non è solo una mancanall-that-heaven-allows-televisionza di tipo affettiva quella di aver perso il prologo, ma anche forte assenza di stampo simbolico. Ci hanno però assicurato che questa fase è solo transitoria. La macchina creativa dietro il programma è infatti già in moto per cercare un’alternativa per aggirare il problema, proponendo magari una cover rivisitata del pezzo di Patti Smith (cantata dall’amico Franco Battiato?) o cambiando totalmente lo stile visivo della sigla. Seppur Enrico Ghezzi abbia precisato che l’Atalante sia stata la sua prima ed unica scelta, ci sono altre sequenze cinematografiche che potrebbero ben rappresentare l’anima del suo progetto. Una di queste è una scena tratta da Secondo Amore (All That Heaven Allows), film di Douglas Sirk del 1955 dove il regalo di una televisione cambia il modo in cui ci si approccia alla visione. Oppure l’ossessione per l’industria tecnologica mostrata dal protagonista di Re per una notte (The King of Comedy) di Martin Scorsese potrebbe essere un buono spunto iniziale per far ripartire la programmazione ribelle nel cuore della notte.

Questi sono solo degli esempi che però mostrano la volontà in questa fase di Fuori Orario di porre l’accento sull’esperienza dell’individuo con la televisione. Come sottolineato da Ghezzi, c’è una problematica di programmazione che sta minando la libertà del mezzo comunicativo avviato ormai sulla via dell’omologazione. La falsa credenza di una democratizzazione della televisione è del tutto smentita dalla qualità di prodotti sempre uguali e da una chiusura di tipo accademica: “Ci vogliono solo far credere che la televisione sia più libera ma si nota benissimo che in realtà è tutta collegata a stessa in questa fase di integrazione culturale.“. Di fatto quella di regolarizzare la sigla di Fuori Orario fino a farla scomparire è solo la manovra più evidente dettata però da una crisi più profonda in cui versa l’intero programma. Comprare degli inediti per la televisione sta diventando un’operazione sempre più complessa che necessita di un budget che viene continuamente ridimensionato dal piano economico della Rai, così come i tempi destinati al montaggio ridotti ormai all’osso. Proporre un tipo di offerta come quella che da anni viene assemblata dallo staff di Ghezzi si è trasformata in un’operazione ingombrante nell’assetto ordinario dei palinsesti. “Abbiamo sempre la sensazione di essere sotto attacco” ha dichiarato il curatore “Ora abbiamo comprato l’intera filmografia di Lav Diaz ma non sappiamo fino a quando avremo l’opportunità di fare cose del genere. In altri paesi come la Francia il titolo di Fuori Orario è pubblicamente acclamato dalle autorità, qui invece di dieci richieste che facciamo al massimo riusciamo ad ottenerne una“. Il lavoro per proporre una rassegna di qualità viene limitato da dei paletti imposti da una politica televisiva assolutamente anacronistica rispetto alla fluidità del web e di altre piattaforme on demand. “La sigla potrà anche non esserci ma sotto le acque dell’Atalante c’è ancora qualcosa.” ha affermato Ghezzi che non con il suo staff sembra voler andare avanti nella sua azione di ricerca. D’altronde they can’t hurt you now, can’t hurt you now.

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