CinemAsia – Horror chiama Cina

the supernatural events on campusIn un trend che si sta consolidando con maggiore chiarezza di anno in anno, il cinema in costante espansione della Cina Popolare, ormai terzo o secondo al mondo dopo Hollywood, a seconda dei valori cui si guarda, sembra essere intenzionato a colmare le lacune nel cinema spettacolare. L'arretratezza nel cinema di genere è un lascito delle restrizioni esasperate del periodo della Rivoluzione culturale e delle produzioni centralizzate immediatamente successive, che si sono andate allentando da fine anni '80 con la liberalizzazione del mercato, e sono quasi del tutto scomparse nel nuovo millennio, quando hanno iniziato a operare le prime compagnie di produzione private e indipendenti su vasta scala. Anche prima esisteva un cinema di svago – con film di arti marziali, commedie, action – ma sempre inscritto in logiche didascaliche di blanda educazione delle masse. Il cappio dei veti governativi rimane tuttora su alcuni fronti – come la sensibilità verso certi temi politici e il divieto di stimolare le superstizioni – ma si tratta ormai in quasi tutti i casi di divieti formali, aggirabili con qualche pennellata di sceneggiatura.

lift to hellIn questo contesto, l'horror rimane il genere più instabile, quello che meno ha goduto dei clamorosi balzi in avanti dell'industria cinematografica. In primo luogo, in Cina non esiste un sistema di divieti: ogni film deve essere fruibile a qualsiasi età, e questo ovviamente impone dei limiti a violenza e sessualità raffigurabili su schermo. In secondo luogo, come detto, permangono intromissioni nelle storie che è possibile raccontare, con pregiudizi verso il sovrannaturale. I due elementi sono però diventati uno stimolo a trovare formule per aggirare gli ostacoli: tra i primi hanno provato a dimostrarlo film come The Matrimony (Teng Hua-tao, 2007) e Midnight Beating (Zhang Jiabei, 2010). Il primo mantenendo un legame con dramma familiare e mélo, il secondo gettandosi con più convinzione negli elementi quasi-sovrannaturali e sfruttando anche nella campagna pubblicitaria il fatto di aver dovuto sollecitare i tagli dei censori per adattare la storia alle norme vigenti – con questo incuriosendo i potenziali spettatori, attratti dal gusto del (quasi) proibito. Si tratta di film lontani da un qualsiasi interesse per gli appassionati Occidentali del genere, nelle loro ingenuità, ma sono testimonianza di un risveglio inarrestabile.

the chrysalisNell'ultimo periodo in Cina sono usciti almeno una decina di horror all'anno. Un numero impressionante, specialmente a confronto del vuoto che precede, a testimonianza dell'interesse del pubblico. La qualità continua a essere discutibile, guardando alla storia del genere nel suo complesso, o anche solo raffrontando la produzione con paesi vicini come Giappone, Corea del Sud e Hong Kong. La lunga marcia di avvicinamento agli standard mondiali sembra però non volersi fermare, anche se ci vorranno ancora molti esperimenti e un po' di pazienza.

Intanto nel 2013 sono usciti ben due seguiti, inizio di una timida stagione di franchise: Mysterious Island 2 di Rico Chung, sconclusionato sequel del successo a sorpresa dell'estate 2011, che ne peggiora la formula già stentata, e Bunshinsaba 2 del regista coreano An Byung-ki, che ormai sembra essersi ricollocato a Pechino per rivendere la sua formula di psico-orrori di poche pretese: in questo caso c'è un timido miglioramento rispetto al primo capitolo, specialmente nella messa in scena, che cerca di articolare con più attenzione qualche sequenza di tensione.

Sul fronte delle novità, lo strumento narrativo più collaudato continua a essere la storia di fantasmi che svela solo in un secondo momento la sua natura (pseudo)razionale: per tre quarti di film i protagonisti vedono fantasmi, rappresentati in pieno stile folcloristico con pelle biancastra, occhi vitrei, lunghissimi capelli neri e classico sbalzo della colonna sonora al loro ingresso, ma la fase di spiegazione risolutiva svela l'arcano (a rassicurare i censori). Ciascuno a suo modo, funzionano così ad esempio The Supernatural Events on Campus di Kwan Yi, Lift to Hell di Ning Jing-wu e The Chrysalis di Qiu Chuji.

The Supernatural Events on Campus, che curiosamente non si svolge quasi per niente al college, ha per protagonista una studentessa, già reginetta di bellezza dell'università, che si trova a dover soggiornare in una locanda sperduta a causa di una slavina che blocca la strada durante una gita. Nel vecchio albergo viene a contatto con un portiere inquietante, una proprietaria sibillina e dei turisti dall'aspetto spettrale. La storia si trascina stancamente e senza inventiva fino allo spiegone finale, che rivela i motivi dei suoi vuoti di memoria rispetto a uno dei protagonisti e delle esperienze paranormali.

Lift to Hell cerca di andare oltre, coinvolgendo un ascensore forse maledetto all'interno di un ospedale. La cabina infernale porta i malcapitati al diciottesimo piano sotterraneo (come il diciottesimo girone infernale secondo le credenze buddiste), per ucciderli o farli impazzire. Indagano un giovane medico di bell'aspetto, figlio del primario, e la giovane infermiera sua fidanzatina, fino a scoprire che dietro a tutto potrebbe esserci un vecchio caso di malasanità, il primo trapianto di cuore in Cina e un piano diabolico di vendetta.

The Chrysalis punta ancora più in alto, in un vortice di cambi di registro repentini. Si inizia in medias res il giorno di San Valentino, con una giovane parrucchiera minacciata dalla sua ex migliore amica per vincere il cuore dell'uomo che entrambe dicono di amare. Balzo a tre mesi dopo, quando la protagonista si risveglia in mezzo a una strada, sotto un violento acquazzone, senza memoria di cosa sia successo nel mentre. Si prosegue con problemi di identità multipla, un uomo che dice di averla accudita nei mesi precedenti e una serie di sorprese improvvise che irrompono sulla scena a ridisegnare i confini della storia.

I tre film mostrano tutti i limiti attuali del genere. Le trame sono formulaiche, la costruzione psicologica elementare ed esagerata al contempo, con fibrillazioni melodrammatiche memori di epoche lontane, la costruzione delle scene di terrore completamente assente, sostituita da tagli improvvisi di montaggio e banali campo-controcampo. Un totale fallimento, a livello narrativo e artistico, che però è utile tenere d'occhio, perché racconta di una tumultuosa evoluzione nel suo farsi (come i timidi accenni di scene scabrose – tutti e tre i film hanno scene ambientate in docce o vasche, per quanto pudiche). Le sperimentazioni attuali sono insoddisfacenti, spesso anche ridicole se guardate con occhio smaliziato, ma possono trasformarsi nelle basi per una esplosione compiuta piuttosto imminente.

 

La rubrica è a cura di www.asiaexpress.it

 

 

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