COCO. Incontro con Lee Unkrich e le voci italiane

L’attesissimo film di Natale della Disney, Coco, ha rispettato ampiamente le aspettative ed infatti la sala dell’Hotel De Russie, luogo scelto per l’incontro degli autori con la stampa, è gremito di giornalisti entusiasti con gli occhi ancora bagnati di lacrime dell’anteprima.

Al regista del film, Lee Unkrich, e alla produttrice, Darla K. Anderson, arrivano domande anche molto specifiche, mirate, dettate dalle notevoli impressioni ricavate a livello visivo e tecnologico dal film, ma non manca un occhio di riguardo alla situazione politica americana dell’era Trump e dei muri divisori, piuttosto attuale per un film ambientato in Messico. La prima risposta, affidata alla produttrice, è riservata al collegamento immediato che, essendoci in scena degli scheletri, può essere fatto con il Cinema di Tim Burton. Sapevamo benissimo che avendo degli scheletri ci avrebbero collegati ad altri film e proprio per questo abbiamo cercato una differenziazione, abbiamo aggiunto gli occhi, che sono una finestra, una finestra sull’anima“. Al regista tocca invece riassumere quella che rischia di essere scambiata per una presa di posizione ufficiale contro l’amministrazione e che invece è il frutto di un progetto nato molto prima, un progetto che durante le prime fasi ha incontrato l’ostilità della popolazione messicana, rimostranze legate principalmente al titolo, preoccupata che la Disney volesse appropriarsi di un loro patrimonio. Resistenze superate investendo maggiormente in sviluppo e ricerca. “Abbiamo iniziato 6 anni fa, ed il mondo era molto diverso..In Coco c’è il nostro profondo amore verso la cultura ed il popolo messicano. Speriamo che il film possa rappresentare un ponte e mostrando la bellezza di superare le barriere che nel frattempo si sono frapposte”.

Poi per soddisfare la curiosità di uno dei presenti passa a spiegare come sono giunti a disegnare la figura di Dante, il cane che accompagna Miguel nella sua avventura, che sembra avere seri problemi a contenere la lingua in bocca. “Questa è una razza di cani tipicamente messicana, che risale alla civiltà atzeca, in cui un unico gene controlla la crescita del pelo e quella dei denti. Quelli che non hanno peli dunque non hanno neanche denti, da qui la scelta di disegnare la lingua penzoloni. In Messico ne abbiamo visti tantissimi e li abbiamo rappresentati così”.

Il regista ha inoltre confermato di avere grande stima del Cinema di Kubrick, l’autore che l’ha spinto ad intraprendere la carriera cinematografica, con Shining in cima alla lista dei suoi film preferiti, ma ha escluso possano essercene contaminazioni in questo nuovo film, costruito non per fare paura, con l’intento di coinvolgere una platea molto ampia di soggetti. Prima di lasciare la sala stampa Unkrich parla anche della curiosa coincidenza tematica di Coco con The Book of Life,  film d’animazione del 2014 diretto da Jorge R. Gutierrez, ambientato in Messico durante il Giorno dei morti. “Quando è uscito il film di Gutierrez noi lavoravamo già da 2 anni a questo progetto. A noi Il libro della Vita è piaciuto molto, con il regista si è creata anche un’amicizia, tanto che adesso è anche venuto all’anteprima del nostro film. La storia comunque è molto diversa”.

I doppiatori italiani del film Matilda De Angelis, Valentina Lodovini, Mara Maionchi e Michele Bravi hanno invece raccontato delle emozioni che uncoco__1511196000_91.252.230.100animemente hanno provato affrontando la storia di Miguel, il piccolo protagonista, impegnato in una difficile battaglia con la famiglia per realizzare un sogno e vengono inevitabilmente tirati in ballo i temi della creatività e della determinazione, requisiti necessari quando si vuole intraprendere una carriera d’artista. “Io non ho mai fatto l’artista, esordisce Mara Maionchi, sono ed ero una produttrice. In questo ragazzo ho visto una voglia di combattere, una volontà ed un’intuizione straordinarie. Questo ragazzo vuole raggiungere la celebrità ma è difficile”. Opinione condivisa anche da Valentina Lodovini che aggiunge “si vede che il sacrificio di realizzare un sogno più grande di te è vero, è reale. Credo che questo sia il film più realistico della Pixar, che ci ha abituato a storie fantastiche, c’è il discorso sul potere ed il suo fascino, sulle radici, sui sogni, la vita, la morte. Magnifico”. Per Matilda invece un processo più vicino all’immedesimazione, “mio nonno quando avevo undici anni mi ha spinto ad imparare a suonare il violino. Ho pianto tanto, mi sono riconosciuta.”

La profondità dei legami familiari rappresenta l’altro cardine su cui è poggiata la storia in un contesto, quello messicano, dove il richiamo del sangue resiste all’usura, resta guida e riferimento della vita così come il culto dei morti resta un’usanza molto sentita, soprattutto durante il Día de los Muertos, una festa celebrativa che ha luogo i giorni 1 e 2 Novembre, stessi giorni delle feste cristiane in onore dei defunti. “Nel tempo la festa del 2 Novembre si è un po’ persa”, dice la Maionchi, almeno in Lombardia. Una volta c’era la preparazione del tavolo con dei biscotti per i morti che sarebbero rientrati durante la notte. Forse il vero problema è che non ne parliamo più…”.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *