Colpa delle stelle, di Josh Boone

Colpa delle stelle è un film fondamentale, un punto di svolta in un sottogenere che va caratterizzando sempre di più la produzione di cinema per adolescenti a stelle e strisce. Un mondo buono, quantomeno prima dello scandalo delle foto hot sgraffignate dal telefono di Jennifer Lawrence e sparse in giro per la rete: interessante caso di coming of age sbattuto in prima pagina, dissoluzione dell'innocenza in pixel condivisi dai maschietti del mondo intero, che potrebbe in qualche modo coincidere con lo zenit ritornante di questi film, ovvero la perdita della verginità subito prima di essere costretti a morire.
Lampante da questo punto di vista il parallelo con Anna Frank, in una sequenza sostanzialmente perfetta, da mostrare a scuola di sceneggiatura, se non di cinema (come pure le foto di cui sopra), ambientata nell'angusto nascondiglio di Anna Frank nella sua casa-rifugio ad Amsterdam, in cui la protagonista Hazel giunge dopo una faticosissima scalata a pioli, affrontata nonostante la malattia ai polmoni per mostrarsi coriacea agli occhi dell'amato Gus che la accompagna, ancora mai baciato: “Augustus Waters”, ho detto, e ho levato lo sguardo verso di lui pensando che non si può baciare nessuno nella Casa di Anne Frank, ma anche che proprio Anne Frank aveva baciato qualcuno nella casa di Anne Frank, e mi sono detta che se c'era una cosa che probabilmente le sarebbe piaciuta era che la sua casa diventasse un luogo in cui i giovani irreparabilmente rotti sprofondano nell'amore. […] Ed ecco che ci stavamo baciando. Poi il resto dei visitatori applaude ai due giovani che si amano, mentre la voce di Otto Frank continua a sciorinare memorie nell'aria della soffitta. Chapeau.

Josh Boone codifica così magari inconsapevolmente, spogliandolo da qualunque orpello autoriale, la via del teen drama da malattia terminale che verrà, traghettandolo dai prodromi differentemente ambiziosi di Restless, Death of a superhero e Now is good, nella direzione di una versione moderatamente indie di storie gonfie di lacrime da prime time di tv via cavo degli anni '90, addobbate per giovani cuori cresciuti a massicce dosi di serialità young adult.
Spunto letterario da bestseller, contorno di attori della vecchia guardia in ruoli di sostenuta bravura (Laura Dern, Willem Dafoe…), commento musicale onnipresente ma sempre schivo e garbato, una protagonista impegnata in una performance strappapplausi (qui la Shailene Woodley della serie Divergent…occhio alle gallerie di scatti sul tuo smartphone, Shailene!).
Le stazioni della via crucis si ripetono con familiare precisione (il gruppo d'ascolto, i problemi con i genitori apprensivi, la lista di cose da fare prima di…), anche se il romanzo di John Green si attorciglia in un paio di capovolgimenti narrativi di troppo, per aumentare i singhiozzi della platea. Però il gioco reiterato con il discorso funebre da autodedicarsi sembra davvero un rimpallo con il sorriso silente di Hopper Jr su Nico, in Van Sant, forse l'unico istante di confronto tra questo materiale e l'abisso del cinema.

Titolo originale: The Fault in Our Stars
Regia: Josh Boone
Interpreti: Shailene Woodley, Ansel Elgort, Willem Dafoe, Nat Wolff, Laura Dern
Origine: USA, 2014
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 125'