CONTROCAMPO – Edgar Wright tra David Lynch e il musical in Baby Driver

Se serviva una conferma, Baby Driver ce l’ha data. Edgar Wright è un regista della madonna. Elettrizzante e malinconico, ha unito l’action più puro con un film sentimentale quasi sognante. Ansel Elgort, lanciato dalla trilogia Divergent e Colpa delle stelle, non è la reincarnazione di Ryan O’Neal (Driver l’imprendibile) o Ryan Gosling (Drive). Appare quasi un corpo cronenberghiano, che si fonde con la sua auto, che trascina il film a velocità impazzita in una delle migliori scene d’inseguimenti del cinema hollywoodiano degli ultimi anni. Ma dietro il metallo c’è l’anima tormentata di un passato oscuro, di un debito da saldare. Un incidente, una canzone, un fragore nell’udito che resta per sempre.

Baby Driver è un film sensoriale. Si sente attraverso l’udito di Baby. Con i suoni che possono essere troppo alti oppure inesistenti. Dove le voci sono fondamentali. Sono quelle che restano immortalate nei nastri in un film stranamente così poco tecnologico (pochissimi telefonini). Dove lì, nascosto, c’è tutto un film precedente che non si vede. Quindi Baby Driver come un sequel senza primo episodio: si ha l’illusione di aver visto tutto un film prima, con al centro Baby e sua madre.

baby driver lily james ansel elgortPoi c’è l’incanto. Debora che appare una continua visione, quasi raddoppio fiabesco di Lily James della Cenerentola di Branagh. Ogni sguardo sembra un nuovo innamoramento. Come la prima volta. Baby e Debora parlano solo attraverso gli occhi. Percorrono le loro strade perdute attraverso anche un delirio cromatico-pittorico. Il locale dove lavora la ragazza sembra arrivare direttamente da quei luoghi, tra incanto e tenebre, del cinema di David Lynch. Baby e Debora poi come Sailor e Lula in Cuore selvaggio. Tra amore, violenza e musica. Quasi un concentrato di tutti i film che possono esserci dentro. Ecco, un’altra storia simile al film di Lynch potrebbe ripartire dalla fine di questa. Per un ideale terzo capitolo. La rottura di Baby Driver somiglia un po’ a Cuore selvaggio. Forse tra dieci anni si capirà ancora meglio quanto sia fondamentale questo film così come è stato quello di Lynch.

Dove entrambi portano dentro un universo sonoro-musicale. Baby ha le cuffie. All’inizio si muove solo al ritmo dei brani che sta ascoltando. Perché Baby Driver è anche il miglior musical dai tempi di Moulin rouge!. Una danza continua anche in tutte le scene d’azione. Con Baby che detta il ritmo mentre si prepara il colpo. Tra Tequila, Easy (Lionel Richie), Debra (Beck), Cry Baby Cry (Unloved) e Brighton Rock (Queen). Euforia totale. Ah, c’è stato anche La la land. Ma qui non ce ne siamo accorti.