Daddy’s Home 2, di Sean Anders

E’ chiaro che inserire Mel Gibson con tanto di barba finta e “costume d’epoca” dentro un presepe vivente insieme a Will Ferrell, Mark Wahlberg (che è San Giuseppe, ovviamente), John Cena e la sempre straordinaria Linda Cardellini, significa giocare apertamente con lo status dell’expendable hollywoodiano, che infatti si lascia scappare un “ho tanti difetti ma non sono un pagano, rispettiamo la sacralità della natività!”, e davvero sembra un’altra delle intercettazioni di fanatismo farneticante che tanti guai causarono al cineasta di The Passion.
Al contempo, è una dimostrazione chiara della lucidità di Sean Anders e degli autori di Daddy’s Home 2 (e del sempre sia lodato Adam McKay produttore…), che proprio su Gibson (e sulle sue – pericolosissime! – battute sessiste puntualmente messe a tacere dalla squadra delle bambine della famiglia allargata) sembrano giocare con maggiore divertimento tra le immagini di questo sequel, si veda anche la sequenza nel mercatino degli alberi di natale che rimanda direttamente ad una delle sparatorie di Arma Letale 2.
Per conto suo, Gibson coglie l’ammiccamento e di fatto porta all’ebollizione l’intero progetto del film con una performance irresistibile, chirurgica nell’installare una linea di sangue divistico tra lui e il “figlio” Wahlberg, due incarnazioni di quella virilità da Mister Belvedere (basterebbe la vertiginosa sequenza dello scontro-abbraccio tra i due in ospedale, ritmata dal beep del misuratore del battito cardiaco), in grado di rappresentare i muscoli allo stesso tempo dell’eroe e del perfetto uomo di casa, dell’action e della commedia brillante senza sforzo alcuno nello switch (e non a caso nel film finiscono tutti al cinema a vedere un b-movie coattissimo con Liam Neeson…).

Anders rilancia dopo il primo episodio con un espediente che potrebbe avvicinare un po’ troppo la sua saga a quella dei Fockers, con l’introduzione dei due nonni Gibson e John Litgow e un paio di sketch fisico-disastrosi di Ferrell un po’ troppo in zona di sabotaggio familiare alla Stiller: però poi la commedia trova il modo di smarcarsi con un paio di daddyshomegenuine scorrettezze (l’intera sequenza della battuta di caccia, tutto tranne che progressista…) ma soprattutto alzando il tiro dell’ennesimo, preziosissimo assalto degli idioti al cerimoniale del rituale natalizio, esplicitato dal frammento finale nel centro commerciale in cui tutti i personaggi restano bloccati il 25 dicembre da una valanga di neve. Con strepitosa coerenza, solo l’ultimo degli imbarazzi in pubblico a cui la famiglia va incontro nel corso della vicenda, dalla recita scolastica alla gara di improvvisazione teatrale alla serata al bowling fino appunto al presepe di cui sopra.

Al terzo film in coppia, Wahlberg e Ferrell sono oramai maestri del battibecco verbale nonsense reiterato ad oltranza (chi è davvero il comico e chi la spalla?), ma il film potrebbe quasi farne a meno, sospeso tra una malinconia dicembrina degna di alcuni Adam Sandler più “gentili” (l’innamoramento del piccolo Dylan e il suo bildungsroman tragicomico), e la parodia destrutturalista di casa Ferrell che qui mette a segno l’oltraggio definitivo e sopraffino alla regina delle hit buoniste, quella do they know it’s christmas cantata in coro dalle star mecenatesche degli anni ’80 e adesso intonata da tutti i personaggi per la riconciliazione familiare nell’androne da festività sintetica del mall addobbato a festa (una sequenza da mettere a parallelo con quella, quasi simmetrica, firmata Tommaso Paradiso in coda a Poveri ma Ricchissimi…).
Reso anche lui un eroe del natale dal film di Eastwood, Sully Sullenberger as himself se la ride conscio che la sua apparizione non è troppo lontana da quella del ripetitore della luce abbattuto nella foresta al posto di un albero “vero” per finire in salone addobbato come un abete di plastica.

Titolo originale: id.
Regia: Sean Anders
Interpreti: Mark Wahlberg, Will Ferrell, Mel Gibson, John Lithgow, Linda Cardellini, Scarlett Estevez, John Cena, Alessandra Ambrosio, Owen Vaccaro, Didi Costine, Andrea Anders
Origine: USA, 2017
Distribuzione: Fox
Durata: 100′