Diavolo in corpo, di Marco Bellocchio

Il mondo è quello che è e noi siamo quello che siamo, e la psicanalisi non ha certo il compito di trasformare il mondo, ma piuttosto quello di aiutarci ad adattarvisi nel migliore dei modi.” Lo Psicoanalista Prof. Raimondi in Diavolo in corpo

 

Nella filmografia bellocchiana, Diavolo in corpo rappresenta un punto di rottura evidente, se si pensa alla distanza rispetto l’opera precedente Enrico IV. Anche se lo spunto è di matrice letteraria (il romanzo pubblicato nel 1923 Le diable au corps dello scrittore francese Raymond Radiguet), l’approccio e lo sviluppo della storia riflettono le frequentazioni del regista piacentino con l’analisi collettiva di Massimo Fagioli (cui il film è dedicato).

Andrea (Federico Pitzalis) diplomando del liceo classico perde letteralmente la testa per la instabile Giulia (Maruschka Detmers) compagna di un terrorista pentito. Si inseguono, si cercano, si amano intensamente. Entrambi vivono situazioni conflittuali con le figure genitoriali. Per la giovanissima Maruschka Detmers (che proviene dal set godardiano di Prénom Carmen) i primi giorni di riprese sono difficili. Rimane imbalsamata in una figura ambigua, incapace a rompere gli schemi borghesi (il padre ucciso dalle Br, il fidanzato brigatista pentito, la suocera invadente, la sicurezza di una casa/placenta dove rifugiarsi). Dopo la scena iniziale nella quale Giulia ed Andrea sono spettatori di una crisi isterica sui tetti, i due imboccano i sentieri di un trattato di psichiatria sconfinando nella psicosi.

Aiutata da Bellocchio e Fagioli, la Detmers inquadra perfettamente la fisiopatologia del suo personaggio. La risata isterica di Giulia si trasforma in stupore depressivo, il desiderio erotico in una frenetica ricerca del contatto corporeo. Il confine tra normalità e follia è dettato dal contesto delle convenzioni sociali: la pulsione sessuale tra Andrea e Giulia esplorata su ogni centimetro di pelle, riflette la perdita di confine tra interno ed esterno, tra conscio e inconscio, tra sé e il mondo. Bellocchio arriva a scardinare la morale comune accettando l’idea di Fagioli di mostrare senza censura la scena di sesso orale. Qui la Detmers è fenomenale perchè riesce ad essere talmente naturale nell’atto da privarlo di ogni componente vojeuristica o pornografica. Non è una scena di fellatio, ma la rappresentazione di un soggetto che si fonde con l’oggetto del proprio desiderio.

Bellocchio sfrutta l’effetto sorpresa, sull’esempio Bertolucci/Maria Schneider in Ultimo tango a Parigi: non inserisce la scena nella sceneggiatura iniziale ma la improvvisa durante una ripresa. Cinematograficamente è un momento intenso ed è l’evoluzione psicoanalitica della situazione sadomasochistica tra Isabella Rossellini e Kyle MacLachlan nel quasi contemporaneo Blue Velvet.

Il film inizia con Giovanni Pascoli (La tovaglia, sorta di invocazione ai vivi perché facciano pace coi morti) e finisce nuovamente tra i banchi di scuola con l’Antigone di Sofocle e la dissertazione filosofica sul libero arbitrio. Non tutto è in equilibrio: la dissertazione politica sul fallimento ideologico delle Brigate Rosse, la figura contraddittoria dello psicoanalista Prof. Raimondi (Alberto Di Stasio), la recitazione di Pitzalis vacillante; ma la forza emozionale dell’opera risiede proprio in queste incongruenze. Nelle scene di sesso, fotografate esaltando il rosso dell’accappatoio e il blu delle lenzuola, Diavolo in corpo mostra la sensualità e la imprevedibilità della sua protagonista, una stupefacente Maruschka Detmers che riesce a rendere credibile sia il catatonismo depressivo che la ossessione/compulsione, fino allo splendido finale. Le sue lacrime non sono che l’inevitabile commento ad una realtà inconfutabile: il libero arbitrio dell’uomo viaggia sempre in bilico tra legge umana e legge divina. Avere il coraggio di “uccidere” il padre significa trovare la forza di assassinare il proprio amore riconoscendone limiti e catene. La follia di una scelta sovversiva e liberatoria è forse l’unico modo per passare dalla fase adolescenziale alla maturità, l’unico modo per potersi riadattare al mondo.

 

Regia: Marco Bellocchio

Interpreti: Maruschka Detmers, Federico Pitzalis, Anita Laurenzi, Alberto Di Stasio

Durata: 110′

Origine: Italia 1986

Genere: drammatico

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