Dickens: L’uomo che inventò il Natale, di Bharat Nalluri

Chi avrebbe mai immaginato un Charles Dickens, narratore tra i più popolari, amati e infinitamente celebrati di tutti i tempi, alle prese con il famigerato “blocco dello scrittore”, seduto alla sua scrivania come uno scolaretto irrequieto, di fronte a quella pagina bianca che ha sempre qualcosa di terribilmente allarmante per chiunque si cimenti con l’impresa ardua dello scrivere. Se poi si tratti – ed è questo decisamente il caso – di scrivere qualcosa che in molti nella società attendono solo di stroncare, e la critica di farne oggetto prelibato per gli insulti di giornata, la situazione non aiuta; così come una famiglia spendacciona e fin troppo numerosa, un padre molto poco affidabile e delle continue pressioni economiche che fanno capolino da ogni dove, riportandoci alla mente che il mito del grande artista ispirato è spesso solo una fandonia, e che anche una “rock star della narrativa” come Dickens doveva pur pagarsi da vivere e fronteggiare le più insulse incombenze quotidiane, a prezzo di enormi tensioni emotive e ansie da prestazione.
Non è un caso che, per l’appunto, già all’inizio del film diretto da Bharat Nalluri (Il corvo 3 – Salvation, Miss Pettigrew) – e durante l’esuberante sequenza veloce che ce lo mostra acclamato dal pubblico americano in delirio –, il giovane Charles (un credibile, e davvero rassomigliante, Dan Stevens) si presenti come un uomo dal temperamento carismatico, ma anche un po’ imperfetto, confuso su molti aspetti di sé e del proprio lavoro, appunto sostenuto spesso dall’amico storico John Forster (Justin Edwards), ma sempre estremamente fragile quando si tratti di tirare fuori dal “Natale passato” il fantasma di un padre dissipatore (qui interpretato da Jonathan Pryce) o dello sfruttamento minorile, con cui dovette fare i conti insieme a molti altri piccoli “Oliver Twist” d’epoca vittoriana, e di cui tasselli incerti si inseriscono a intermittenza nel suo presente (e in quello del film). Questo è, allora, un Dickens assolutamente moderno, dinamico e nello stesso tempo collassato nei timori del proprio tempo – afferma di sentirsi già vecchio, rimpiange di non avere intrapreso una carriera più redditizia, proprio come direbbe un trentenne di oggi oppresso dall’ombra della disoccupazione.

TMWIC_2029_previewMa ciò che più affascina di questo biopic (senza troppa consistenza né di particolare impatto) sul Dickens impegnato nella forsennata stesura del celebre Canto di Natale (1843), resta la maglia intricata di tempi, incontri (reali e non), visioni e personaggi (del film e/o del romanzo che l’autore partorirà), che affina verosimilmente il confine tra il mondo vero e quello nel quale Dickens abita durante la fase creativa, dimenticandosi di tutto il resto. Cosicché, sarà proprio l’eccellente Christopher Plummer (alias Ebenezer Scrooge, l’avaro storico che con Zemeckis ha trovato rinnovata fortuna sullo schermo) a traghettarlo non solo – e non tanto – verso la stesura del testo definitivo e degli altri protagonisti, bensì verso la sua stessa interiorità repressa, scavando in particolar modo nel suo risentimento verso il padre e in un passato di terribili atrocità, per venirne definitivamente a patti e guardare senza remore al futuro.
Si genera, dunque, un curioso cortocircuito tra la realtà e la fantasia – restano comunque i fatti e le persone reali a determinare l’andamento della sua ispirazione –, tra l’uomo e l’autore-in-cerca-del-finale, ma soprattutto tra un’epoca che del Natale non aveva troppa considerazione – ricreata qui con precisione scrupolosa per scenografie, illuminazione e costumi – e una odierna che, al contrario, lo aspetta sempre palpitando, nel segno di una tradizione di alti valori umani che proprio Dickens, con questa sua magica ballata natalizia, ha contribuito a riaffermare in ogni parte del mondo, ispirando tanto cinema a seguire.

 

Titolo originale: The Man Who Invented Christmas
Regia: Bharat Nalluri
Interpreti: Dan Stevens, Christopher Plummer, Jonathan Pryce, Justin Edwards, Morfydd Clark, Donald Sumpter, Miles Jupp, Miriam Margolyes, Simon Callow
Distribuzione: Notorious Pictures
Durata: 104′
Origine: Irlanda, Canada, 2017

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *