Dracula Untold, di Gary Shore

Vlad Tepes III è uomo pragmatico. Da sovrano saggio, non è interessato agli incubi e alle superstizioni che infestano le sue terre e terrorizzano il suo popolo, la sua unica preoccupazione, la paura che gli impedisce di guardare con serenità la bella moglie e il figlio, è arrivo incombente dell’esercito ottomano. L’orda guidata dal giovane e spietato sultano è alle porte di Valacchia, intenzionata a tutto pur di ottenere il proprio tributo di sangue e di uomini. Vlad, figlio del Drago, è costretto, per i propri sudditi e per il futuro della propria famiglia, a qualsiasi sacrificio, persino a scambiare la propria anima con una dannazione eterna.

Dovrebbe essere questa la storia mai raccontata di Dracula l’iconico vampiro creato nel 1897 da Bram Stoker, portata al cinema per l’ennesimo adattamento dall’esordiente Gary Shore. Con Dracula Untold, è evidente che l’Universal è intenzionata a rispondere alla lotta tra studios che si sta scatenando a Hollywood. In una rivisitazione del clamoroso prologo del Dracula di Coppola, il film guarda più all’epica fantasy-medioevale di Games of Thrones (con la presenza di Charles Dance) che al gusto romantico/neo gotico, rinnegando la propria anima horror per abbracciare la strada dell’action in costume.

E’ chiaro che, schiacciata dalle varie officine di cinecomic e dall’ossessiva ricerca del franchise a tutti i costi, l’Universal veda naturale ricorrere al suo tesoro più prezioso, i Classic Monsters. Dopo diverse prove di reboot (la mummia  di Sommers, l’uomo lupo di Johnston), l’annuncio di creare l’ennesimo universo condiviso di pellicole con Dracula Untold a fare da apripista riesce a regalare al film di Shore delle ambizioni pesantissime, troppo alte per le qualità effettive del prodotto.  La pellicola del giovane regista irlandese, infatti, se isolata da qualsiasi paragone con i classici di Bela Lugosi o con il canone del personaggio, non presenta problemi allarmanti e, anzi, trasmette un divertente e coinvolgente meccanismo narrativo che intrattiene a dovere. Nel momento in cui, però, si decide di inserire questo lavoro in un’ottica dal respiro e dallo sviluppo esageratamente più ampio, soprattutto se messo in confronto con la portata storico/culturale della tradizione del materiale di partenza, non si può che notare quanto siano fragili le fondamenta su cui l’Universal vuole costruire.

Alla luce di tutto ciò la povertà ideologica di questo film (e di questo nuovo corso) e il declassamento di personaggi dal fascino intramontabile, costretti a essere (s)venduti come supereroi maledetti (a metà strada tra la Dc e la Marvel) assumono un senso, sinceramente non condivisibile. E dispiace che l’affermazione definitiva di Luke Evans, divo in cerca d’autore, debba essere rimandata a una nuova avventura, a una nuova saga.

Titolo originale: id.
Regia:
 Gary Shore
Interpreti: Luke Evans, Sarah Gadon, Dominic Cooper, Samantha Barks 
Origine: Usa, 2014 
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 92’