DVD – Stalker, di Andrei Tarkovsky

E’ un film sulla fede, questo che Tarkovsky girò nel 1979, quando ancora non si era trasferito a Parigi, dove visse gli ultimi anni della sua vita. O, ancora meglio, un film sulla speranza. Alla ricerca di quel qualcosa che permette ogni giorno agli uomini di vivere, i propri desideri più segreti, intimi, gratificanti. Per scovare le proprie aspirazioni, i propri sogni, le proprie speranze, appunto. E’ questo che spinge i tre uomini ad avventurarsi nella “Zona”, un territorio misterioso cui le autorità hanno vietato l’accesso e da cui, pare, nessuno abbia mai più fatto ritorno. Forse perché é il luogo dove si esaudiscono i desideri, si comincia a dire in giro. E qualcuno ci crede. Ma non torna a raccontarlo. E così lo Stalker,  che come lavoro conduce gli uomini in quel posto oltre i confini della civiltà, decide di introdurvi due uomini che hanno perso ogni speranza nella loro vita, un razionalissimo fisico  e uno scrittore disilluso. Tre uomini diversi, con diverse aspirazioni, che si immergono in un territorio difficile, paludoso, dove l’acqua (elemento ricorrente e centrale in tutto il cinema di Tarkovsky) sembra arrivare da tutte le parti, dal basso e dall’alto, quasi in simbiosi con l’uomo. Ma chi è questo misterioso Stalker che dà il titolo al film? “E’ un profeta che crede che l’umanità stia andando verso la morte – raccontò Tarkovsky in un’intervista – perché ha smarrito i valori del mondo. In un mondo in cui nessuno crede più a niente lo stalker sente il bisogno di trovare delle persone che credano in qualcosa, e le conduce nella zona per trasmettere loro il germe del suo idealismo”. Ma il viaggio dei tre uomini si rivelerà in tal senso infruttuoso, con lo scrittore e lo scienziato che alla fine si rifiuteranno di entrare nella stanza nella quale si dovrebbe poter accedere a tutti i propri desideri reconditi, di cui entrambi gli uomini hanno evidentemente paura.

E allora, per citare ancora Tarkovsky, Stalker è un film sulla “fede in generale. Perché senza una fede l’uomo rimane senza radici, si muove come un cieco”.  Sono parole pronunciate dal regista russo oltre vent’anni fa, e sembrano così attuali in un periodo della storia umana dove assistiamo a un ritorno dello spiritualismo, forse in contrapposizione alla materialità sempre più diffusa del mondo capitalista (e invece magari Tarkovsky pensava alla materialità del socialismo….).

A tratti affascinante nella sua visionarietà, in alcuni momenti eccessivamente verboso, con i suoi personaggi impegnati in dialoghi sui massimi sistemi dell’umanità, Stalker è un film pieno di contraddizioni, esattamente come i suoi protagonisti,  e  si chiuderà con uno stallo totale dei tre uomini, mentre sarà la figlia muta e paralitica dello stalker, in un finale altisonante,  a compiere un piccolo e davvero inquietante miracolo.

Il DVD della General Video non è all’altezza di quello di Andreij Roubliov, anche se presenta un filmato sul “set” di Tarkovsky, delle foto di scena e una scheda biografica. Ma va apprezzato comunque lo sforzo di portare in DVD dei film così “difficili” per il grande pubblico.