Eterno Femminile, di Natalia Beristáin

Con il ritmo della poesia Natalia Beristáin traccia il ritratto intimo di Rosario Castellanos, scrittrice e diplomatica messicana, attraverso un percorso che segue le vicende personali ramificate in un territorio dove alla donna, parliamo di un periodo che abbraccia il trentennio che va dagli anni quaranta ai settanta del secolo scorso, costava enorme fatica ritagliarsi uno spazio di visibilità.

Attivista di prima linea nel reclamare una dimensione libera dagli stereotipi di genere, la battaglia abbandona le immagini cruente di scontro, anche soltanto verbale, affidando al potere del verso i connotati della protesta, sussurrata nelle letture dei testi dell’autrice che accompagnano tutto l’arco narrativo. Una rivendicazione trascendente i limiti, propensiva, anelante alla forma ideale, pulita dalla sporcizia di un quotidiano deprimente che contrasta con le altezze vertiginose del pensiero.

Costruendo un parallelismo tra passato e presente la regista riesce a rimarcare l’incidenza sui corpi di un tempo di cui non possono liberarsi, soggetti come sono ad inevitabile invecchiamento, ma che invece nell’ispirazione creativa viene travalicato, annullato dalla richiesta in toni dimessi di un profilo immortale, seppur soggetto ad intervalli cronologici di variazione percettiva.

La scrittura diventa per Rosario l’arma per sferrare attacchi ad una società sottomessa al peso della tradizione in una visione femminile arcaica e qualunque deviazione, ai tempi piuttosto eccezionale, dal modello standard dal ruolo di moglie e madre, qualunque tentativo di ritagliarsi un presente assecondando i propri desideri invece che le altrui aspettative, era delegittimato.

La Beristain trascura volutamente il peso della ricaduta di ampio raggio del pensiero della Castellanos, lo lascia soltanto intravedere nelle onorificenze che le vengono assegnate, concentrando lo sguardo della camera ai toni intimi della casa, all’aspetto artigianale del lavoro, luoghi nei quali i conflitti dilagano prima di essere assorbiti e tramutati in caratteri. los-adioses-3__1520512524_151.24.234.2Al riconoscimento pubblico nei consessi collettivi, adoperati in chiave descrittiva per replicare il mood dell’epoca, la regista preferisce un approccio individualistico catturandone probabilmente un aspetto della personalità, lo straniamento nel regno impalpabile dell’ispirazione dominato dalla solitudine dell’analisi introspettiva. Una solitudine accentuata dal sentire sé stessa lontana dal cliché, inadeguata, inappropriata, un senso di disagio legato a filo doppio alle tesi centrali della sua scrittura che vede la donna dominata dagli impulsi vitali, destrutturata, e non ridotta al semplice disimpegno di una responsabilità imposta.

Esempio quello di Rosario Castellanos, diventata negli anni una delle icone della lotta femminista latinoamericana, reso più autentico dall’aver scontato direttamente le conseguenze di certi atteggiamenti, aspetto sottolineato nel film dallo sfaldarsi di una storia d’amore, quella con il filosofo Ricardo Guerra. Un idillio sensuale ed emotivo sgretolato da un malcelato senso d’inferiorità dell’uomo dominato da fallocentrico egocentrismo che per arginare la frustrazione d’impotenza intellettuale minaccia le giustificate ambizioni della partner. Il repertorio musicale classico aiuta a ricostruire l’atmosfera eterea insieme ad una fotografia soffusa e sognante resa all’occorrenza algida in un’alternanza verticale che dall’afflato poetico, viscerale, scende in un razionale ed impellente strato terreno.

Los Adioses è stato presentato in anteprima lo scorso novembre alla Festa del Cinema di Roma ed arriva adesso nelle sale italiane.

Titolo originale: Los Adioses
Regia:
Natalia Beristáin
Interpreti: Karina Gidi, Daniel Jimenez Cacho, Tessa La, Pedro De Tavira Egurrola, ALi Albarran
Origine: Mexico, 2017
Distribuzione: Ahora! Film
Durata: 85’