FAR EAST FILM FESTIVAL 2006

Che i cineasti asiatici fossero in grado, senza freni, inibizioni o condizionamenti, di raccontare quello che l'Occidente spesso non sa raccontare (sentimenti, sogni, storie universali), costruendo la propria forza su un universo espressivo autonomo, un'industria fiorente, un pubblico vivace e appassionato, lo si era già capito quasi una decina di anni fa iniziando a frequentare il capoluogo friulano per il suo grande Festival cinematografico. Questa capacità inventiva tutta orientale si rispecchia, infatti, in quella ricca, stratificata e complessa galassia di reciproche contaminazioni che porta il nome di Far East Film (Udine – Teatro Nuovo e Visionario – 21/29 aprile 2006).


 Da Hong Kong alla Thailandia, dalla Corea del Sud alle Filippine attraversando il Giappone e la Cina continentale: ecco il "sistema stellare" – articolato sull'estrema varietà dei generi e votato al cinema popolare seppur capace di slanci avanguardistici e sperimentali – dentro cui si muoverà ancora una volta l'indagine del Festival udinese che quest'anno, accanto alle novità e ai film in prima visione assoluta, presenterà anche una retrospettiva dedicata ai Musical pan-asiatici…


 Un "sistema stellare" che in questi mesi è entrato in rete anche con la vicina Venezia. La Mostra del Cinema, diretta da Marco Muller, ha da pochi giorni siglato un accordo con Far East Film che consentirà di mettere in atto una stretta collaborazione sul settore Asia. L'insieme delle conoscenze, dei contatti, dei consulenti del festival di Udine servirà a Muller per raccogliere all'interno delle cinematografie asiatiche il maggior numero di informazioni sui film e sui nuovi talenti emergenti realizzando così un coordinamento che porterà ad un reciproco scambio e a una reciproca valorizzazione delle risorse. Un impianto di lavoro e di ricerca che premia il ruolo svolto dalla manifestazione udinese fino ad ora e che consentirà ai due Festival, vicini anche geograficamente, di approfondire, studiare e diffondere la cultura cinematografica orientale.


 L'Asia e il cinema dell'Estremo Oriente non sono quindi "di moda" a Udine: sono diventati, via via, una tradizione e una salda conferma. All'ottavo anno di esistenza, Far East Film si presenta come il più importante e ricco appuntamento festivaliero occidentale rappresentativo delle nuove tendenze della produzione cinematografica asiatica contemporanea e capace di inaugurare inediti percorsi retrospettivi. L'ampia selezione dell'edizione 200654 film contemporanei e 19 titoli all'interno della retrospettiva – è il frutto di un lavoro collettivo coordinato dal quartier generale rappresentato dal Centro Espressioni Cinematografiche con una collaudata squadra di consulenti che vivono e operano, nel corso dell'anno, nei paesi di origine dei film scelti. Se per la selezione contemporanea sono stati visionati oltre 300 titoli, la sezione retrospettiva ha richiesto un intero anno di ricerche e, per il reperimento delle pellicole, grazie alla Cineteca del Friuli, partner ufficiale del Far East, ha coinvolto numerosi archivi cinematografici asiatici.


In nove giorni di proiezioni (un'intera giornata in più rispetto al passato), Far East Film offrirà ancora una volta la possibilità non solo di vedere i più grandi successi dell'Estremo Oriente, i film più popolari e più attesi, ma anche di seguire la retrospettiva, di dialogare con i maggiori protagonisti di queste cinematografie e di assistere ogni pomeriggio ad un incontro a tema sulla realtà del cinema asiatico, rendendo così merito a una scena di celluloide in continua trasformazione e evoluzione di cui il Far East offre un'immagine complessiva corposa e rivelatrice.


 Moltissime saranno le novità che troveranno spazio nel programma del 2006. Accanto ai grandi successi provenienti dalle singole nazioni (per un totale di 54 titoli), cioè le anteprime assolute dalla Cina, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, Filippine e Taiwan, il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine (la realtà organizzativa che ha ideato e firma il Festival) presenterà, attraverso 19 film, un omaggio a un genere, il musical, su cui le cinematografie asiatiche hanno intessuto la propria storia.


Oltre alla sua vocazione popolare, il Far East Film di Udine ha lo scopo d'indagare il presente e il passato della cinematografie asiatiche. Nel 2006, il Festival per la prima volta presenterà una panoramica di musical provenienti dall'Asia che spaziano dalla fine degli anni Trenta agli inizi degli anni Settanta. Esiste una lunga tradizione musical nel cinema asiatico che è sconosciuta ed ignorata dai più e che il recente film dell'hongkonghese Peter Chan, Perhaps Love (Venezia 2005), ha contribuito a far rinascere. Il genere, che va al di là dello stereotipo hollywoodiano di film totalmente cantati e danzati, ha costituito una produzione di base di varie cinematografie asiatiche, comprendendo in molti casi canzoni popolari interpretate in stile tradizionale oppure occidentalizzate. I 19 titoli provengono dal genere "Minoranze Etniche" del cinema cinese anni Cinquanta e primi anni Sessanta, compresi Third Sister Liu del compianto Su Li e gli acclamati musical mandarini realizzati ad Hong Kong a partire dagli anni Sessanta, che diedero all'ex colonia lo status di capitale dei musical asiatici dell'epoca, portando i maggiori artisti del genere a lavorarvi, come nel caso del regista giapponese Inoue Umetsugu. Al Festival si potranno vedere 5 opere realizzate da Inoue in Giappone (tra cui Arashi o Yobu Otoko/The Guy Who Started a Storm del 1956) e il suo film più riuscito tra quelli girati ad Hong Kong, Hong Kong Nocturne del 1967, interpretato da Cheng Pei Pei (La tigre e il dragone) in un raro ruolo musicale. Sarà proiettato inoltre un altro classico contaminato dal noir e immerso in atmosfere jazz, The Wild Wild Rose del 1960, realizzato dal sottovalutato Wong Tin-lam (padre del "Vanzina" del cinema di Hong Kong, Wong Jing, e attore in numerosi film recenti, non ultimo Election di Johnnie To), ed interpretato da una delle più riverite star di Hong Kong, Ge Lan (Grace Chang).


La retrospettiva sarà arricchita da film sconosciuti in Occidente, quali il samurai musical Oshidori utagassen/Singing Love Birds di Makino Masahiro del 1939, da un omaggio al talento di Hibari Misora, incommensurabile star dei film musicali giapponesi del secondo dopoguerra che mostrerà tutte le sue doti canore in Tokyo Kid di Saito Torajiro del 1950 e dal classico tailandese Money Money Money del 1965. Il programma comprenderà anche un film filippino e uno coreano. Gli ospiti della sezione retrospettiva saranno lo stesso Inoue Umetsugu e il grande Wong Tin-lam. Accanto ai film anche un corposo volume con saggi inediti curato dallo storico Roger Garcia. Accanto ai film anche una mostra di oggetti rari legati ai musical (poster, locandine, fotografie, etc.) curata da uno dei massimi storici del cinema di Hong Kong, Paul Fonoroff. La mostra sarà allestita allo spazio espositivo del Visionario.


Un triplo goal il Far East lo mette a segno fin dalla serata d'apertura che prevede tre momenti che brillano di luce propria. Si parte con il film coreano RULES OF DATING di HAN Jae-rim, regista esordiente che sarà presente a Udine per raccontare la genesi di questo piccolo e gustosissimo pamphlet delle regole del corteggiamento. Incomprensibilmente ignorato dai maggiori Festival, e immediatamente scelto come film d'apertura della manifestazione udinese (che nel contempo se n'è aggiudicata  l'anteprima europea), RULES OF DATING è un'opera ironica e maliziosa, audace e contraddittoria, mai moralista. Una commedia amara. specchio dell'inventiva, della professionalità e qualità del cinema coreano contemporaneo. Il film è una delle grandi scoperte del 2005 ed è stato uno dei maggiori successi in patria, scatenando discussioni e polemiche sul ruolo e sul gioco dei sessi.


Dall'articolata costellazione del cinema coreano, seguendo quella stella cometa che si chiama Cina, si giungerà, in seconda serata, ad apprezzarne i lati meno conosciuti e più sorprendenti. In prima visione assoluta verrà presentata la black comedy TROUBLE MAKERS di CAO Baoping che, per l'audacia della concezione politica (il tema è quello della corruzione) e per l'inedito stile nervoso e concitato della regia, si conferma come uno dei miglior film dell'intera selezione udinese.


Il gran finale del 21 aprile è interamente affidato al regista di culto Miike Takashi che, ospite speciale del Museo del Cinema di Torino per una retrospettiva e un volume a lui dedicati, raggiungerà Udine in tempo per l'inizio della proiezione in HD del suo discussissimo – e invisibile fino ad ora – episodio della trasmissione televisiva americana MASTERS OF HORROR. Autentico maestro del cinema giapponese, autore del cult Audition, Miike in questo episodio intitolato IMPRINT, bandito dalla TV americana Showtime perché troppo violento, supera se stesso. Carico della lezione di Nakagawa e di Oshima, Miike racconta la ricerca di un amore abbandonato e rimpianto. Una ricerca che porta alla luce l'atrocità e il sangue dell'incubo quotidiano delle nostre vite. Senza redenzione finale, il film della lunghezza canonica di 60 minuti, descrive un mondo agonizzante fatto di tortura, sadismo e ferocia.


La musica e le canzoni non primeggeranno al Far East Film soltanto nelle opere del passato ma troveranno spazio anche in due film recentissimi: il primo, Nana di Otari Kentaro (tratto dal popolarissimo fumetto di Ai Yazawa e presentato a Udine in prima assoluta) è un film basato sull'amicizia/contrasto tra due giovani donne di vent'anni, la prima una punk-rocker interpretata dalla star Mika Nakajima e la seconda un'ingenua ragazza di campagna; il secondo, che trae ispirazione da una canzone, s'intitola LINDA LINDA LINDA di Yamashita Nobuhiro e racconta, sotto forma di commedia, la nascita di una school rock-band dominata dalla presenza della star coreana Bae Doona in un insolito ruolo da singer. Il titolo è ripreso dall'hit dei Blue Hearts, storico gruppo del punk-rock nipponico attivo tra gli anni Ottanta e Novanta che mescolava la tradizione musicale nazionale con sonorità riprese da Clash, Ramones, Buzzcocks e The Jam.


Le prime assolute al Far East Film non sono certo finite: all'interno del cartellone spicca infatti la presenza del blockbuster giapponese Always – Sunset on Third Street di Yamazaki Takashi (tratto dal fumetto di Ryohei Saigan), straordinario e commovente melodramma ambientato in una Tokyo anni Cinquanta interamente ricostruita con gli effetti speciali. Always, che si vedrà per la prima volta in Europa proprio a Udine, arriva al Far East Film carico di Oscar: al recente Japan Academy Award il film di Yamazaki ha vinto la bellezza di 12 statuette confermandosi il maggior successo dell'anno. Sul versante fantasy non poteva invece mancare Shinobi di Ten Shimoyama che renderà merito a tutti gli appassionati di storie ninja. Il film, ambientato nell'era Tokugawa (1600 – 1867), racconta la lotta tra due opposti gruppi di cavalieri dai poteri sovrannaturali e, immancabilmente, anche l'amore appassionato e impossibile che nasce tra un uomo e una donna divisi in guerra e uniti nel cuore.

Anche in campo coreano le premieres internazionali sono numerose a cominciare dal già citato film della opening night Rules of Dating, memorabile esordio alla regia di Han Jae-rim, nonchè l'attesissimo Welkome to Dongmakgol di Park Gwang-hyun storia mista al fantasy ambientata in piena Guerra di Corea (1950) quando un soldato statunitense, un ufficiale nordcoreano e il reparto di un soldato sudcoreano, s'incontrano per coincidenza nel pacifico e immaginario villaggio di Dongmakgol.


All'interno della selezione giapponese uno spazio importante è dedicato al regista Jissoji Akio, autore assieme a Sato e Takeuchi, Kaneko del film ad episodi, tratto dai racconti di Edogawa Rampo, Rampo Noir . Edogawa Rampo (classe 1894), che tanto ha influenzato i cineasti giapponesi ha scritto racconti del mistero modellati sull'opera di Edgar Allan Poe da cui dichiaratamente aveva tratto il suo nome d'arte.


Anche Jissoji compare tra i registi affascinanti dal mondo esoterico e oscuro evocato dagli scritti di Rampo. Due dei film di Jissoji tratti da Rampo, andranno a costruire all'interno del Festival di Udine un piccolo tributo all'autore giapponese che interverrà al Far East Film come ospite speciale. Si tratterà dei mistery-erotici: A Watcher In The Attic del 1994, e Murder On D Street del 1997, entrambi i film compaiono per la prima volta in un festival internazionale. Jissoji nato a Tokyo nel 1937 è un chiaro esempio di regista versatile e eclettico capace di cimentarsi nel commerciale (è stato i creatore della serie di fantascienza degli Ultramen) come nel prodotto più propriamente d'autore.


Oltre alla commedia sentimentale sulla shopping-mania diretta da Wai Ka Fai, The Shopaholics, con una Cecilia Cheung letteralmente sottomessa da una irrefrenabile voglia di fare acquisti, e all'ultima fatica del noto Pang Ho-cheung con Isabella (in concorso al recente Festival di Berlino), non mancheranno gli action movie, che come ogni anno arricchiscono con una spruzzata di adrenalina la programmazione udinese, ma nemmeno le giovani scoperte. In quest'ultimo ambito si muovono infatti due registi alla prima prova cinematografica: Lam Tze Chung, già attore in Kung Fu Hustle che a Udine presenterà il recentissimo I'll Call You , e Tang Hon-keung, regista di un piccolo e delicato film sulle speranze di un giovane gruppo di ragazzi a Macau dal titolo B420 [da leggersi Before 20, prima di compiere vent'anni – n.d.r.] che fa ben sperare nel futuro del cinema dell'ex colonia.


Sempre da Hong Kong, Johnnie To, seppure assente perché impegnato nelle regie di 3 nuovi film, interverrà in una veste del tutto inusuale, quella del fotografo. La sua prima mostra fotografica ON LOCATION – EXHIBITION OF JOHNNIE TO, scatti dai set dei suoi film più famosi, sarà allestita al Teatro Nuovo Giovanni da Udine e testimonierà, grazie al fine obiettivo di Mr. To, alcuni momenti del dietro le quinte di film come HERO NEVER DIES, THE MISSION, RUNNING OUT OF TIME, PTU fino al recentissimo e ancora inedito ELECTION 2 e passando anche da YESTERDAY ONCE MORE, la commedia sofisticata girata a Udine due anni fa. La mostra sarà visitabile durante l'intera durata del festival.


Come ogni anno, uno spazio considerevole del programma di Far East è occupato dai film Tailandesi e Filippini. La selezione dei primi, decisamente più consistente rispetto agli anni precedenti, mostrerà l'ottimo stato di salute della produzione di Bangkok. Dalla commedia delirante BANGKOK LOCO (azzeccatissima per la fascia notturna del festival), si potrà spaziare nel campo del melo con DEAR DAKANDA, fino ad arrivare al musical rurale e coloratissimo HELLO YASOTHORN e alla spy-comedy intessuta di action chiamata M.A.I.D. e diretta da Yongyoot THONGKONGTOON, già regista di Iron Ladies. Sul versante filippino da segnalare i ritorni di Erik MATTI, con il fantasy epico-avventuroso EXODUS: TALES FROM THE ENCHANTED KINGDOM (una sorta di Signore degli anelli in versione povera di mezzi ma ricca d'inventiva) e di Joyce BERNAL con D'ANOTHERS. La regista, che l'anno scorso aveva fatto centro con la commedia brillante MR SUAVE, ora ritorna con un film che è un autentico pazzo divertimento filippino capace di mescolare parodia dell'horror, musical, storia romantica, dramma familiare e persino film ninja: un montaggio sfrenato di generi incentrato su una trama tanto illogica quanto esilarante…


Il 27 aprile, infine, sarà la volta del tradizionale e attesissimo Horror Day. Il simbolo stesso, forse, della vocazione autenticamente popolare di Far East Film.


Primissimo domicilio occidentale di The Ring (l'intera trilogia, ricordiamo, fu presentata da Far East nel 2000) o, ancora, di The Grudge, l'Horror Day quest'anno offrirà a tutti gli appassionati 7  nuove pellicole ad alta tensione e un cortometraggio: dal mattino a notte fonda si snoderà una vera e propria maratona panasiatica del brivido, un'inedita mappa geografica – e stilistica – del new horror, capace d'indagare a 360 gradi su tutti i colori del buio: quelli scelti dall'hongkonghese The House, dal coreano Voice, dai filippini Cogon e Aquarium (il corto), dai tailandese Ghost of Valentine e Art of the Devil 2, infine, dal taiwanese The Heirloom.   


È la prima volta che il made in Taiwan approda all'Horror Day, mentre Yuthlert Sippapak e Rico Maria Ilarde, che firmano rispettivamente Ghost of Valentine e Cogon, sono due vecchie conoscenze del festival. Sippapak, in particolare, ha già animato Far East con Killer Tattoo e Bupah Rahtree, e adesso ritorna con una ghost story melodrammatica che mescola orrore, comicità e sentimento (il film è uscito nelle sale di Bangkok il giorno di San Valentino). Sicuramente destinato a lasciare il segno, poi, anche Voice, un horror intenso che propone temi inconsueti come quello dell'omosessualità. Il punto di vista è assolutamente originale: il mondo visto attraverso gli occhi di un fantasma…In occasione dei suoi primi 25 anni, rientra nell'Horror Day anche un classico del cinema di Hong Kong. Prodotto da Jeff Lau, si tratta di The Imp di Dennis Yu che fortemente influenzato dalla New Wave anni Ottanta del cinema di Hong Kong si presenta come horror metropolitano, ambientato in un palazzone infestato dallo spirito di un bambino mai nato.


Far East Film se n'era già largamente occupato con un'ampia retrospettiva nel 2002, punta dunque nuovamente i riflettori sul fenomeno pink (tappa cruciale per la formazione dei registi nipponici, i pink rappresentano un vero e proprio "caso" fin dagli anni Sessanta: realizzati a basso costo, a carattere erotico, non smettono di entusiasmare il pubblico e contribuiscono a mantenere in ottima salute l'industria cinematografica giapponese…) con una mini-monografia dedicata al regista Meike Mitsuru, ospite del festival assieme alla protagonista del suo bizzarro The Glamorous Life of Sachiko Hanai, cioè la sensualissima Emi Kuroda.


Definito «uno spassoso sogno erotico per intellettuali», questo pink merita particolare attenzione sia per la durata (90 minuti pieni contro i classici sessanta), sia per la trama decisamente elaborata, sia per la corrosiva e potente satira di fondo (la scena-madre vede un dito del presidente Bush "fare invasione" tra le cosce dell'eroina Sachiko). Per la critica, «un pink che si eleva al di sopra della categoria dei film indecenti per approdare a uno status di classico minore, reparto commedia sexy. Lo troveremo presto nei curriculum di studi sul cinema». Assieme a The Glamorous Life, sarà presentato anche l'ultimo lavoro di Meike Mitsuru intitolato Bittersweet.