FCE19 – Incontro con Jasmine Trinca a Lecce

Jasmine Trinca – attrice, star, centro di gravità dell’incontro a Lecce – non è ancora arrivata, ma già ci sono delle interferenze. Le luci lampeggiano senza motivo apparente, si accendono e si spengono da sole, come anticipando un cortocircuito. Dopo che la nostra Jasmine – al Festival del Cinema Europeo per ricevere l’Ulivo d’oro alla Carriera – scoppia in sala all’improvviso, come una vera forza della natura, sotto un cappello grigio e seguita da Carlo Verdone (ospite “a sorpresa” che rimane in silenzio tra il pubblico), l’assunto elettrico sembra ancora più fuori controllo. Ma nessuno è preoccupato, ormai è l’attrice ad attirare tutta l’attenzione. Lei brilla di luce propria, e non c’è nessun cortocircuito che possa oscurare la sua presenza.

Dopo che le luci trovano il loro equilibrio e la vincitrice di quattro Nastri d’Argento, un David di Donatello e il premio Un Certain Regard alla migliore interpretazione a Cannes 2017 è già al suo posto, subito chiede scusa. Prende la parola e confessa: “Mi auguro di non ripetere i soliti discorsi, ho l’impressione di raccontare sempre le stesse storie!” Ma le forze della natura sono imprevedibili, e con Jasmine non sarà l’eccezione; oltre a svelare se stessa e il percorso che ha fatto in questi 18 anni di carriera, Jasmine ha qualcosa da dire sulla parità, il movimento TimesUp, il Festival di Cannes, il Cinema del presente in confronto con il passato. Ma soprattutto, su cosa vuol dire essere attrice, e donna, in questo momento storico.

“Io sono una molto attiva sulla questione della giusta rappresentanza, mi pare che il cinema abbia un ruolo fondamentale in questa materia. Spero che possiamo costruire un mondo differente, più complesso, più reale”. Per Jasmine, l’ennesima conferma di questo è stata proprio a Berlino, dove la regista rumena Adina Pintilie ha vinto l’Orso d’Oro per Touch me Not.” Lei non soltanto è una regista donna ma anche giovane, e questo è un cambiamento fondamentale. Non possiamo vivere soltanto dai grandi maestri del cinema italiano, vedere tutto come se fosse una continua eredità”. Poi, la dichiarazione di principi continua, e le luci tornano a lampeggiare. “È tutto molto complesso, non so se sia un vero segno di cambiamento, dobbiamo tenere presente che la rappresentanza delle donne è così esigua, ormai i film sono quasi al 90 % diretti da uomini”. 

Allora, la prossima domanda pare proprio giusta. Jasmine potrebbe essere quella ad ingrossare l’elenco di registe donne. “Ha mai pensato ha questa possibilità?”, le chiede qualcuno. Jasmine è, innanzitutto, onesta: Non l’ho mai pensato, non penso di essere in grado di fare la regista. Ma è una possibilità che m’interessa, spesso mi porgo questa domanda: alla fine, cosa si vede quando fai il regista, si vede la persona che sei? Non ha niente di fare con l’autobiografico, ma con lo sguardo… se un giorno riuscirò a mettere da parte questo grande timore, mi piacerebbe farlo e vedere qualcosa con i miei occhi. Così come all’inizio ero convinta di non dover fare l’attrice, ed eccomi”. Per lei, recitare è soprattutto un atto di fiducia, di generosità, la capacità di darsi completamente, senza essere meschini né trattenersi. È anche, ha da fare con gli incontri che fai, le persone con cui lavori. Facendo un bilancio del mio percorso, devo dire che mi pare abbastanza incredibile ma non mi sento così diversa. Continuo a mettermi in dubbio, quando si è troppo sicuri di sé nella vita non si arriva mai da nessuna parte. Il bilancio è molto positivo, non tanto per i risultati che senza dubbio sono belli, ma per gli incontri. I registi sono una forma di insegnanti, ed io ho la fortuna di aver incontrato tanti insegnanti nella mia vita”.  

Dopo uno scambio di battute con Carlo Verdone – che continua a stare in incognito tra il pubblico, e segue con attenzione ogni parola di Jasmine – qualcuno vuole sapere: “lei viene speso scelta per interpretare ruoli drammatici, pensa di essere più portata a questo tipo di personaggi? Le piace fare la commedia?” “Penso che ogni attore dovrebbe essere poliedrico, avere la capacità di trasformarsi. In Italia c’è questa tendenza, come se dovessi appartenere a una certa corrente e fare commedia, oppure dramma. Ma a me piace la commedia, nella vita io sono molto buffa, scomposta, e forse quell’aspetto non è stato indagato. Il problema è la visibilità, speso nella vita ti assegnano qualche ruolo determinato. Forse c’è poca curiosità nella ricerca, lasciare la sicurezza e le cose garantite e provare a fare qualcosa di diverso, come per esempio Veloce come il vento
”. 

Alla fine, si torna all’inizio. Perché se si parla della lotta dietro il movimento TimesUp, e tutto ciò che lo circonda, non se ne parla mai abbastanza. “Adesso nel movimento non siamo solo attrici ma anche lavoratrici dal cinema, uomini, insegnanti. Dopo l’incontro al Quirinale, quando abbiamo presentato la lettera a Mattarella, abbiamo aderito anche il movimento 50/50 by 2020. Quello che noi faremo è un’apertura, quest’anno ci ritroveremo a Cannes con le francesi e le americane, al tavolo, per elaborare una proposta concreta. Non vale soltanto per il cinema, ma per tutte le denunce di molestie, per approfittare questo momento storico”.