FILM IN TV – Amore tossico, di Claudio Caligari

Il debutto nel lungometraggio di Claudio Caligari, sponsorizzato dal nume tutelare Marco Ferreri, è un film spartiacque tra gli anni ’70 e 80, una bomba a orologeria che esplode al tempo di uno sguardo empatico quanto sovversivo. Il contrasto tra la colonna sonora di Detto Mariano e il linguaggio utilizzato dai protagonisti (veri tossicodipendenti), è la pietra portante di tutta l’operazione, supportata in sede di sceneggiatura dall’aiuto di Guido Blumir, sociologo esperto nel campo degli stupefacenti. L’originalità dell’opera sta tutta nella capacità di Caligari di non cedere all’aspetto spettacolare e melodrammatico e celebrare una via crucis senza alcuna possibilità di redenzione o di resurrezione.

amore tossicoCesare e Michela imboccano, insieme a un gruppo di amici di Ostia, la strada dell’eroina: le loro giornate sono tutte dedicate a trovare i soldi per la dose; chi prostituendosi, chi spacciando, chi con furti o raggiri. Pur partendo dalla lezione Pasoliniana di Accattone e Mamma Roma, Caligari svolta decisamente verso il funerale definitivo del sottoproletariato: stavolta nemmeno la morte può far ricordare a queste anime perse di essere state un tempo vive. Con questo sguardo dal basso, tutto intriso di inflessioni linguistiche prese dal mondo carcerario, da quello della droga e da certe borgate romane (viene inventata una “neolingua” dall’effetto paradossalmente comico), risulta assolutamente non pertinente il raffronto con il film Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (1981) che, stravolgendo il testo letterario di partenza, propone invece uno sguardo borghese con autoassolutoria uscita dal tunnel. Lo stesso gesto di filmare l’atto dell’endovena tossica senza staccare la macchina da presa è una scelta stilistica coraggiosa e costringe lo spettatore a prendere coscienza della realtà dei fatti: pur di bucarsi, non avendo più vene nelle braccia e nelle gambe, Loredana arriva a infilarsi l’ago in giugulare.

amore tossico claudio caligariNelle trasferte romane, la città si vede a pezzi, spesso in zone periferiche (il quartiere Centocelle), a differenza dell’altro film indipendente sullo stesso tema, L’Imperatore di Roma (1987) di Nico D’Alessandria che si focalizza su un unico protagonista (Gerry) e propone un tour su tutti i luoghi universalmente riconosciuti della Città Eterna. Cesare e Michela sono gli unici, insieme alla pittrice/poetessa Patrizia che compone le sue tele con gli schizzi di sangue delle siringhe usate, ad essere consapevoli di vivere la propria morte in anticipo. La canzone Per Elisa (1981) di Alice, citata nella prima parte del film, diventa la metafora della propria dipendenza psichica e fisica e l’impossibilità a vincere la paura per tirarsi fuori da questo circolo vizioso. Il contrasto con Acqua azzurra, acqua chiara (1969) dei flashback dei primi anni 70 sottolinea l’irreversibilità di questo percorso autodistruttivo che si conclude non a caso proprio sotto il monumento a Pasolini sulla spiaggia di Ostia.

Caligari segue la corsa folle di Cesare in un lungo travelling che si conclude in una posa cristologica sul modello di certe iconografie pasoliniane. Ma non c’è pace, non c’è riposo. Il sole tramonta sui colli romani regalando una sensazione di fredda disperazione. “Come potrò dire a mia madre che ho paura”? Qui le madri e le nonne preparano addirittura le dosi, le suore scappano molestate dai trans, si bestemmia per una rapina andata a male, i SerT sono un rifugio per evitare le crisi di astinenza, l’atto sessuale si riduce a un gesto meccanico prosciugato dalla passione.

Premio speciale nella Sezione De Sica alla 40° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia del 1983, Amore tossico rimarrà nella Storia del Cinema per avere cambiato radicalmente lingua e stilemi sul tema della tossicodipendenza, costringendo lo spettatore a spalancare gli occhi su una realtà terribile e sofferente: in questo naturalistico Cantico dei Drogati, le zone oscure dell’ esistenza vengono portate alla luce per insegnare un alfabeto differente da quello della vigliaccheria. Non c’è salvezza se si distoglie lo sguardo.

PS: Breve Legenda per lo spettatore sul neolinguaggio di Amore tossico: Schizzo (dose), Strappo (scippo), Chiusura (furto), Svoltare (comprare la droga e farsi), Spada (siringa), Spertusa’ la venazza (bucarsi)

Regia: Claudio Caligari

Interpreti: Cesare Ferretti, Michela Mioni, Enzo Di Benedetto, Loredana Ferrara

Durata: 96′

Origine: Italia 1983

Genere: drammatico

Mercoledì 6 luglio, ore 2.05, Rai Movie

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