FILM IN TV – Bianca, di Nanni Moretti

L’occhio che uccide. Che potrebbe arrivare anche dal titolo omonimo di Michael Powell, uno dei film straordinariamente moderni del cinema di Nanni Moretti. Con il ritorno dell’alter-ego Michele Apicella che per il regista potrebbe essere quasi una sorta di sdoppiamento così come lo era Antoine Doinel per il cinema di François Truffaut. L’unica differenza è che è lo stesso Moretti che lo interpreta, lo plasma, lo trasforma, lo fa diventare motore attivo e passivo della storia. E potrebbe essere anche una specie di macchina da presa nel corpo di un uomo. Tutte le posizioni in soggettiva, il punto di vista da cui guardare il mondo.

Michele Apicella/Nanni Moretti subisce un ulteriore cambiamento. Dal ragazzo che impiega il suo tempo recitando in una compagnia di teatro sperimentale in Io sono un autarchico (1976), allo studente ex-sessantottino fuori corso di Ecce bombo (1978), dal regista di Sogni d’oro (1981) fino al professore di matematica di Bianca, con la successiva mutazione del giocatore di pallanuoto in Palombella rossa (1989). Ennesima variazione esistenziale prima che fisica. In un film che, recuperando dei residui da commedia che respinge con forza le derive del grottesco della tradizione ‘all’italiana’, accumula su di sé tutta la tragicità che si nasconde dietro la facciata comica.

bianca-nanni-morettiL’occhio che uccide. Non solo quello assassino. Ma che guarda, si sofferma e poi fa scomparire i personaggio, fino all’ultima resa dei conti dal commissariato.

In Bianca Michele Apicella insegna in una scuola all’avanguardia, la Marilyn Monroe. Si sente come un corpo estraneo rispetto agli altri colleghi. La sua ossessione è quella di spiare la vita di amici e vicini. Molti di loro sono ‘schedati’ in un suo archivio personale. Un giorno la ragazza che abita nel palazzo di fronte viene trovata uccisa. Il commissario indaga e interroga Michele. Nel frattempo conosce una nuova collega, Bianca (Laura Morante). Resta subito colpito dal suo modo di camminare. e, pur con mille difficoltà, inizia con lei una relazione. Intanto un’altra coppia di amici viene trovata senza vita.

bianca-nanni-moretti-laura-moranteIn uno dei finali più potenti del cinema italiano degli anni ’80 (“È triste morire senza figli” dice Michele mentre sale sulla camionetta della polizia), Bianca rimette in gioco tutte le ossessioni del cinema di Moretti: le scarpe, i dolci (“Lei non sa cos’è la Sacher torte?”, il barattolo gigante di Nutella) in un film che appare insieme di fantascienza in un luogo incontaminato che cerca la bellezza e la purezza (Claudia Cardinale, la Dino Ferrari, la Juventus di Omar Sivori, James Bond), con studenti che sembrano quasi degli automi e più preparati dello stesso professore (il quadrato magico che compare nell’incisione Melancholia di Albrecht Dürer). O al tempo stesso c’è un voyerismo cinematografico con una soggettiva scelta dei piani hitchcockiana. Michele guarda dal terrazzo di casa sua come il fotografo Jeff con il suo binocolo in La finestra sul cortile. Entrambi il doppio del regista cinematografico. Il loro sguardo coincidente con quello della mdp dove in una porzione di spazio infinita viene scelta quella da inquadrare, mettere a fuoco, trasformare anche in una singola storia. Solo che in Bianca il protagonista interagisce con ‘le vite degli altri’, se ne appropria come nel tentativo esaltante e impossibile di regalargli la felicità. C’è in questo senso un momento determinante. Michele, da lontano, spia Bianca con il suo compagno Pioggia. Crede di vedere un frammento intimo. In realtà si tratta di un addio. Un momento che sembra sovrapporsi a quello di La regola del gioco di Jean Renoir. Quando, durante una battuta di caccia, un immagine vista col binocolo di una coppia ha confuso un addio con un tradimento. Michele crede di vedere l’immagine giusta. In realtà è solo un’immagine. Rispetto allo spettatore, nella sua testa assume un altro peso specifico.

nanni-moretti-biancaMa Bianca è, ancora, un travolgente film sulla solitudine. Sul tentativo e sull’incapacità di stare con gli altri. Sullo sdoppiamento istinto/ragione. Che assume contorni comici. Lui da solo nel lago di Villa Borghese a Roma con un cappello, spinto dall’amico Siro Siri (un monumentale Remo Remotti), quasi reminiscenza che arriva dal cinema di Luchino Visconti: sta infatti leggendo un libro di Proust, forse quella Recherche che il regista milanese non è mai riuscito a portare sullo schermo? Ma quella scena e quella successiva sono fondamentali. Due immagini di solitudine come se arrivassero da due epoche diverse. Apicella come in un Sense8 dei Wachowski. Tra Villa Borghese e la scena della spiaggia. Con il protagonista circondato da coppie. E il brano Scalo a grado di Franco Battiato che scavalla da un’inquadratura all’altra. Segno ancora di un film libero e perfetto. Dove ogni volta ci sono nuove rivelazioni. Come in Truffaut.


Regia: Nanni Moretti

Interpreti: Nanni Moretti, Laura Morante, Roberto Vezzosi, Claudio Bigagli, Remo Remotti, Enrica Maria Modugno, Vincenzo Salemme

Durata: 96′

Origine: Italia 1984

Genere: drammatico

Stasera, ore 23.20, La7D

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