FILM IN TV – Il vedovo, di Dino Risi

Se con la direzione di Dino Risi, il geniale Alberto Sordi avrebbe interpretato, qualche anno dopo Il vedovo (1959), un film cruciale per la lettura delle nostre vicende sociali e altrettanto necessario per quello studio dei caratteri che è stato il fondamento della commedia (all’)italiana come Una vita difficile, questo è dovuto allo sguardo ironico, distaccato e sornione del Risi di quegli anni. Dino Risi è stato un regista che ha sempre utilizzato l’ironia sferzante, scevra da ogni buonismo di maniera per distinguere il suo cinema che ci ha restituito il ritratto a tutto tondo di un Paese meschino e al tempo stesso orgoglioso, tragico e megalomane. In questa gamma infinita di caratteri e mezze figure il corpo adattabile di Sordi, ma anche quello imponente di Gassman o la fragilità di Trintignant, accompagnano indissolubilmente le vicende di questi protagonisti, archetipi di caratteri nostrani ancora oggi presenti tra noi, da nord a sud, passando pure le isole.
Elvira è una ricca affarista milanese, fredda e cinica, Alberto è un parvenu, spiantato e senza alcun senso per gli affari. Il loro matrimonio è una farsa e si regge sulla disistima reciproca. Lui spera che lei sia morta in un incidente ferroviario, ma quando la realtà si presenterà differente, proverà a porvi rimedio aiutato dai suoi collaboratori più incapaci di lui, ma con risultati disastrosi.
Il tono della commedia stempera i toni della tragedia e se la storia sembra colorarsi di nero,

Il vedovo, 1959

Il vedovo, 1959

puntando sul noir, è il grottesco che viene fuori in questa storia dei due scritta da Sonego, Carpi e lo stesso Risi prendendo spunto da un fatto di cronaca dell’epoca.
Il film, in fondo, è un’ennesima riflessione sul maschio italiano e si aggiunge all’altra miriade di grandi e piccoli che hanno scandagliato i tratti di un profilo multiforme. Film che oggi guardiamo come un mosaico compiuto che sono riusciti, complessivamente e singolarmente, a consegnarci un ritratto veritiero, a volte polemicamente iperbolico, di una condizione di frustrazione che corrisponde sempre ad una parallela frustrazione sessuale, vero cardine attorno al quale gira, senza sosta, la giostra della commedia italiana e questo film non si sottrae a questa analisi, anzi sembra estremizzarne i temi ed esasperarne gli effetti.

Il vedovo, Risi

Il vedovo, Risi

La vicenda si svolge sullo sfondo di una modernità ormai a portata di mano, in una Milano in piena ascesa e il cui simbolo sembra proprio essere la Torre Velasca che, all’epoca appena costruita, si era trasformata nel simbolo della potenza economica della città, con i suoi industriali sempre impegnati, vincenti e spietati. L’altro volto dell’Italia era la città di Roma sempre più impiegatizia e soddisfatta, bonaria e accomodante, ma con i suoi caratteri tipicamente italiani, tutti quelli che si leggono sul faccione cialtronesco di Alberto Sordi. Per dare forma a questo scontro di modi di essere il milanese, ma romano d’adozione, Dino Risi mette a confronto i due caratteri dei suoi due personaggi. Trova la milanesità più antipatica e fastidiosa in una gelida Franca Valeri, rigida nelle sue tenute eleganti e senza una piega, nei suoi cappellini inamidati e dall’altra parte la romanità più sbracata, senza faccia, in un Alberto Sordi pienamente a

Il vedovo

Il vedovo

proprio agio che sembra essere uscito dal suo sig. Max o da un altro tra i tanti personaggi che hanno raccontato il maschio italiano nella evoluzione di sguardo pieno di malinconica pietà.
Due personaggi detestabili che diventano protagonisti di questa commedia che deraglia nel noir grottesco la dove l’etica dell’Italia sembra scomparire in favore di un egoismo senza alcun sentimento. Così anche i personaggi di secondo piano, il servile marchese Stucchi, la svampita e finta tonta Gioia amante di Alberto, il vigliacco zio, l’incapace Fritzmayer, contribuiscono a comporre questo mosaico di una umanità senza alcuna capacità affettiva che rinviene solo quando balena la possibilità del guadagno.
Un film cattivo e in fondo coraggioso, senza nessuna condiscendenza verso lo spettatore e senza alcuna ruffianeria. Dino Risi ancora una volta popola il suo cinema dei mostri, colti nel loro tragico e ineluttabile destino.

Regia: Dino Risi
Interpreti: Alberto Sordi, Franca Valeri, Livio Lorenzon, Leonora Ruffo, Nando Bruno
Durata: 87’
Origine: Italia, 1959

 

Martedì 22 settembre, ore 21.00, Sky Cinema Classics