FILM IN TV – La messa è finita, di Nanni Moretti

La felicità negata. Dopo Michele Apicella, Moretti attua la metamorfosi più evidente del suo cinema e per la prima volta abbandona il suo alter-ego per un sacerdote, Don Giulio. Senza barba, inserito in una struttura narrativa più corale (la sceneggiatura è scritta dallo stesso regista con Sandro Petraglia) dove sembra diventare lui stesso specchio confessore per gli altri personaggi.

C’è uno stacco netto col passato. Don Giulio ritorna a Roma dopo essere stato il parroco su un’isola. Trova che però tutto è cambiato. Oltre ai problemi familiari (il padre si è innamorato di una donna molto più giovane di lui, la sorella non ne vuole sapere di rendere stabile la sua relazione) i suoi vecchi amici sono profondamente cambiati: chi si vuole convertire, chi è sotto inchiesta per terrorismo, chi è depresso per la fine di una storia d’amore, chi vive la propria omosessualità non dichiarata.

la-messa-e-finita-nanni-moretti-margarita-lozanoPer certi aspetti La messa è finita – che ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino – potrebbe essere visto come un’immaginario sequel di Bianca. Con Michele Apicella che esce dal carcere ed è diventato sacerdote. Molti degli attori si reincarnano qui dal film precedente: Dario Cantarelli, Enrica Maria Modugno, Vincenzo Salemme, Roberto Vezzosi e il critico Giovanni Buttafava. Ma c’è anche un riciclaggio del set: il bar con il juke-box. In Bianca, sulle note di Arrivederci amore ciao di Caterina Caselli, Michele diceva a due clienti di chiamare la polizia perché si sarebbe sparato a breve. In La messa è finita, sullo sfondo di I treni di Tozeur di Franco Battiato e Alice, declama dopo aver letto il tema di una bambina sul padre: “Vi amo tutti, o voi che siete in questo bar”.

la-messa-e-finita-nanni-moretti-enrica-maria-modugnoMa al tempo stesso è un film di una sintesi esemplare per come emergono le tracce autobiografiche a cominciare dalla presenza degli oggetti (le foto sul muro della sua stanza, il pallone, gli scarpini da calcio). Nicola Piovani, che qui ha collaborato per la prima volta con Moretti (e ci lavorerà successivamente anche in Palombella rossa, Caro diario e La stanza del figlio) e che ha contrassegnato con due motivi diversi i momenti più lirici con quelli più tragici ha detto che anche gli stessi brani musicali entrano come oggetto dell’autobiografia. Nel caso di Sei bellissima di Loredana Berté c’è lo strepitoso momento in cui la sorella gli legge la brutta copia della lettera che il padre ha scritto all’amante. Nella scena ci sono il tavolo e la radio. La canzone resta diegetica. Ma il testo della canzone fa da contrasto a quello della lettera. Ma è ancora più determinante Ritornerai di Bruno Lauzi. Perché è lì che si mette in gioco quel cinema in soggettiva già presente in Bianca. Non solo. In La messa è finita, su quelle note, lo sguardo di Moretti coincide con quello di Don Giulio. Come proiezione di un sogno/desiderio. La prima volta in cui si sente la canzone il padre balla con la madre e lui con la sorella. La seconda volta rappresenta il secondo finale. Quello dopo che ‘la messa è finita’. Lì è come se la sua missione di felicità per gli altri fosse finalmente conclusa. Si ritorna così all’inizio. Con un matrimonio prima dei titoli di testa.

la-messa-e-finita-nanni-moretti-roberto-vezzosiDon Giulio cerca il contatto con gli altri. Ancora più di Michele. Ma sembra brancolare nel vuoto. Con tutti i personaggi che si presentano a lui come se fossero degli spettri. Lo stesso prete sposato che vive nella parrocchia vicino casa sua. C’è il vuoto, l’infinito. Come la Chiesa senza fedeli. O l’acqua dell’isola, elemento fondamentale che ritorna ancora nella scena dell’aggressione nella fontana per il parcheggio.

La messa è finita è uno dei titoli fondamentali del cinema italiano. Ci sono residui di commedia dentro una purezza quasi alla Bresson nel modo in cui sono mostrati gli ambienti spogli, come la sua stanza da letto. Ma si lancia anche in pagine di un lirismo assoluto (la scena della gita alla fabbrica delle uova di cioccolata è da antologia), materializza l’imminente tragedia con una forza dirompente (tutti i tentativi falliti di chiamare la madre) e ha scatti di rabbia fisici e verbali. Dai ‘bastoni’ e la rissa con gli alunni di Bianca si passa a quella con i tre uomini del parcheggio, alla collutazione con la sorella, al libro tirato durante il processo, al pugno sul vetro. E quelli verbali: “Chi se ne frega”, “Non piangere” urlato alla madre.

la-messa-e-finita-nanni-morettiUn cinema ancora di accumulo. Costruito su molti ciak. Su una sceneggiatura nascosta agli attori come metodo fondamentale. Dove emerge tutta la sofferenza e tutta la felicità. Un cinema che fa vedere i segni del gonfiore, le lacrime di tristezza e di gioia. Che sa abbracciare come pochissimi a ogni visione. Perché, come spesso avviene in quasi tutto il cinema di Moretti, ogni scena (anche rivista 50 volte) ha qualcosa di nuovo. Con l’impeto che da questo film poi sembra arrivare anche a quell’energia e rabbia di quel nuovo cinema francese di quegli anni. A cominciare da Olivier Assayas. Sono già questi i destinées sentimentales del cinema di Nanni Moretti.


Regia: Nanni Moretti

Interpreti: Nanni Moretti, Margarita Lozano, Enrica Maria Modugno, Marco Messeri, Ferruccio De Ceresa, Roberto Vezzosi, Vincenzo Salemme, Eugenio Masciari, Luisa De Santis

Durata: 95′

Origine: Italia 1985

Genere: drammatico

Stasera, ore 21.20, La7 D