FILM IN TV: "L'uomo che non c'era" di Joel Coen

Pensate a questa storia. Ed Crave (Billy Bob Thornton), barbiere taciturno e solitario, decide di far il grande salto, mettendo su un lavaggio a secco, su proposta di un viscido individuo, Tolliver (Jon Polito). Per recuperare i soldi d'avvio impresa, manda un'anonima lettera di minaccia a un amico (James Gandolfini), che sospetta essere l'amante della moglie. I dubbi sulla fedeltà della coniuge, ovviamente, sono veri, ma la situazione sfugge di mano. L'affare si rivela un bidone, ci scappa il morto, si susseguono una serie d'equivoci e tragedie, sino alla fine. E' una perfetta storia da noir anni'40/'50. L'ennesima parabola sul fato implacabile e sull'incapacità dell'uomo di dominare gli eventi. Ed Crave, in fondo, ha avuto una sola colpa. Quella di provare, per una volta, ad essere padrone della propria vita. Ha cercato di uscire fuori dal percorso segnato, ma ogni sua azione ha innescato una serie di reazioni incontrollabili sino al crollo finale. Insomma, una riflessione metafisica sui temi della libertà e del destino, del caso e del fallimento, come Detour di Edgar Ulmer. Il punto è che L'uomo che non c'era non è un noir anni '40 o '50. E' un film del 2001, scritto e diretto dai terribili fratelli Coen, sempre capaci di guardare ai classici del passato con occhio al tempo stesso rispettoso e innovativo. Qui danno un ennesimo esempio della loro sapienza registica. Sul piano formale innanzitutto. L'uomo che non c'era è, in tutto e per tutto, un film modellato sugli stilemi, gli stereotipi e le atmosfere tipiche del noir americano, a partire dall'ambientazione nel 1949. E poi quel bianco e nero, che alterna tonalità neutre a giochi di luci e ombre di taglio espressionista, ricreando un senso d'inquietudine e fatalità. E ancora la predilezione per gli spazi chiusi, la voce off in prima persona (che crea una romantica "distanza" temporale), l'attenzione per i particolari significativi (il primo dettaglio sul temperino con cui verrà commesso l'omicidio). Ma non si tratta solo di uno sterile esercizio formale. Lo si capisce già quando si sentono le musiche di Beethoven, che creano un effetto di "sospensione", di eterea riflessione rispetto alle potenzialità angosciose del racconto. Se i temi, si è detto, sono tipici del noir americano, i Coen vi aggiungono una sensibilità tutta contemporanea e introducono una riflessione attuale sulla crisi d'identità, sull'assenza come scelta/necessità di vita in un mondo, invece, dominato dall'esigenza della presenza, della (sovra)esposizione. In effetti Ed Crave (a cui Thornton dona sfumature meravigliose) soffre del suo "non esserci", della sua incapacità di essere intraprendente e positivo in una società (quella americana in particolare) che vede in queste "doti" le qualità massime. Quando decide di "mettersi in mostra", l'ingranaggio impazzisce. Eppure, paradossalmente, ottiene di poter scrivere le sue memorie per una rivista per uomini. Acquista un nome. Almeno sino a che non è costretto a ritornare per sempre nell'anonimato. Chissà, magari in quella dimensione il suo "fantasma" potrà ritrovar pace.

L'UOMO CHE NON C'ERA (The Man Who Wasn't There) di Joel (e Ethan) Coen


con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Jon Polito, Scarlett Johansson


USA, 2001


Venerdì 19 maggio, ore 2:10, Canale 5