Fino a prova contraria, di Clint Eastwood

Ventunesimo film di Clint Eastwood,  tratto dal libro “Prima di mezzanotte” di Andrew Klavan. Il giornalista Streve Everett (Clint Eastwood) fresco di riabilitazione da un periodo della sua vita dedito alla bottiglia e con alle spalle un passato da padre latitante e coniuge inaffidabile, si sta occupando di un pezzo di cronaca che annuncia l’esecuzione del detenuto di colore Frank Beechum (Isaiah Washington), che avverrà di lì a poche ore, l’uomo è accusato di aver assassinato una commessa. L’istinto di Everett lo porterà ad ipotizzare la presunta innocenza di Beechum e il fiuto lo condurrà sulla pista di un giovane morto per accoltellamento qualche anno prima che sembra essere il vero responsabile dell’omicidio. Il film fu un flop clamoroso, a fronte di un budget investito di oltre 50 milioni di dollari ne incassò poco più di 16 al box-office statunitense, il che rappresenta il secondo peggior incasso di Clint Eastwood dopo Cacciatore bianco, cuore nero (1990).

Lacrime (mal) trattenute sui titoli di coda. La speranza era quella di una storia interminabile, di una meraviglia passionale subita, come stato d’animo sconvolto, provocato da una realtà scenica prevaricatoria che fosse contenuta dal controllo. Clint Eastwood, con mille dubbi, unisce il cielo e la terra o meglio solleva la terra al cielo. La meraviglia delle immagini appena svanite viene dall’oscurità minacciosa della vita in sala, con cui s’identifica, proviene dall’ignoranza di ciò che ci raggiunge e c’investe. Cosa angoscia tanto da lasciare inermi? È il divenire, o meglio, l’imprevedibilità del divenire, l’irrompere degli eventi. Il cinema viaggia da un lato all’altro del corpo: si ode un riverbero, poi un’eco. È una partitura dai piani ritmici (e sensoriali) sfalsati che congiunge all’unisono l’irrazionale relazione tra buio e luce. Come Charlie Parker, John Coltrane, Oscar Peterson (amori indissolubili), è impressionante l’inventiva mai esaurita che si sprigiona su un materiale armonico (e narrativo) apparentemente ridotto. Crescono gradualmente le cellule motiviche, incrementando la genialità dell’esecutore, allargando i confini della partitura, dello schermo, dell’esistenza.

fino a prova contrariaSembrava che quest’uomo dovesse proprio porsi in uno stato contrario a quello in cui era all’inizio della ricerca, le cause del divenire si offuscano, la meraviglia (lo sconcerto) però resta e la quiete si blocca al di qua di un vetro appannato che separa l’amaro in bocca. Contemplazione disinteressata delle cause e insieme l’espressione del massimo interesse: è cinema che lotta per conoscere la ragione del conoscere perché libera (per un attimo o per sempre) dal terrore della vita, dall’inautenticità occupante quasi tutto il nostro tempo, misero perché sempre a mancare. La verità, la coscienza critica, le leggi, sono (a volte) peggiori del male: il divenire si annulla, è impossibile, si fa illusorio. Al diavolo i camuffamenti, le realtà immutabili e al diavolo i “veri” che abbattono gli avversari indifesi. Tutto ciò che accade (o che è stato ormai) davanti ai nostri occhi bagnati non può non accadere: “necessitas inevitabilitatis” del cuore. 

Titolo originale: True Crime
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Clint Eastwood, Isaiah Washington, Diane Venora, James Woods, Denis Leary
Origine: USA 1999
Durata: 127’
Genere: drammatico

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