Gender Bender 15 – Rebels on Pointe, di Bobbi Jo Hart

Si può assistere a un balletto classico che non sia la brutta copia delle armoniose coreografie di Natalie Portman ne Il cigno nero di Aronofsky? Esiste, cioè, un film nel quale quel cigno incespica, tentenna e cade, perde le sue piume, anzi le dissemina allegramente lungo tutto il palco? La risposta, a sorpresa, è sì. E accade in Rebels on pointe di Bobbi Jo Hart, che è fresco d’uscita negli USA e che è apparso in anteprima nazionale al Gender Bender Festival di Bologna.
Un documentario fluido, divertente. Che addirittura tocca lo spettatore in un paio di passaggi e che narra dell’ormai popolare gruppo di danzatori en travesti “Les Ballets Trockadero de Monte Carlo” di stanza negli Stati Uniti: i backstage, le esibizioni, le interviste e la vita privata di ballerini omosessuali d’eccezione, i cosiddetti “ribelli sulle punte”, che mettono in atto, fin dai nomi per poi passare alla performance vera e propria, una ragionata e rivoluzionaria parodia del contegnoso e troppo aristocratico balletto classico.

Siamo nel 1969, e sono anni di forte fermento sociale. Nel giugno di quell’anno sbocciano i cosiddetti “moti di Stonewall” (un bar newyorchese), quei violenti scontri tra la polizia e alcuni gruppi di omosessuali, il cui grido We are everywhere! è considerato il seme del movimento di liberazione gay moderno. Da questo disordine, cinque anni dopo, lì nella Grande Mela nasce la compagnia dei Trockadero (“un infarto al cuore del sistema culturale”), che lievita, si rimescola e ancora oggi, energica, sopravvive.
La camera pimpante di Bobbi Jo Hart scava nel passato e nel presente di questa variegata e frizzante combriccola di ballerini, che vanta anche qualche coppia di fidanzati al suo interno (durante le riprese, due di loro si sposeranno), tratteggiando l’apertura o lo scetticismo delle famiglie, i sacrifici compiuti per raggiungere quei palcoscenici, le incertezze o le gioie quotidiane, la passione indelebile per il proprio lavoro. E ci sarà anche una puntatina a Fassano, in Trentino, sede di un componente italiano della compagnia di ballo che, nei momenti di pausa, ripiomba sempre volentieri a casa, dal padre malato.

Rebels on pointe sa emozionare con naturalezza. Come quando un ballerino narra dei risparmi accumulati per ospitare i genitori, malgrado il padre non avesse mai preso un aereo: così paga loro il biglietto dello spettacolo per proiettarli nel suo mondo. E per far sì che possano comprenderlo. Ma il documentario di Bobbi Jo Hart sa anche divertire mostrando le spassose caricature dei balletti classici compiute dai Trockadero. E, si sa, per parodiare qualcosa bisogna conoscere profondamente ciò che si cerca di scimmiottare, moltiplicando le proprie capacità tecniche e interpretative.
La sensazione è che si assista, comunque, a uno spettacolo che, per quanto particolarissimo, possiede una sua dignità e un suo spessore. Lo ammettono, nel documentario, anche i più fini critici dell’elitario balletto classico, puntando il dito sulla barriera abbattuta dai Trockadero, che a loro modo hanno sdoganato un appuntamento di teatro considerato, prima del loro avvento, troppo serio, privilegiato o incomprensibile. E attenzione: non c’è – in questo loro sconvolgimento – faciloneria, semplificazione. Per intendersi: i Trockadero non vogliono introdurre lo spettatore, finora emarginato, alla comprensione finalmente schiarita dell’arte, popolarizzata.
Questi ribelli che si elevano sulle punte, e che non sono contro natura perché anche per le donne è contro natura sollevarsi sulle punte, molto sapientemente saltabeccano tra la commedia e l’arte con la A maiuscola, proponendo una regola del tutto originale. E lo fanno benissimo, con una genuinità e un sentimento che sbalordiscono.