Geostorm, di Dean Devlin

Le avvisaglie c’erano state tutte. In beffa all’inversione di rotta rispetto alle politiche sulla sostenibilità professata dalla retorica trumpiana, i cambiamenti climatici ad opera delle scelleratezze dell’uomo hanno generato un’ondata di distruzione sul pianeta. Ma proprio quando, nel vicino 2019, l’umanità si ritrova sull’orlo dell’estinzione, il mondo si riscopre unito e una task force internazionale inventa un sistema satellitare per il controllo del clima terrestre, il Dutch Boy. A capo del progetto c’è Jack Lawson, un Gerard Butler ancora una volta perfettamente a suo agio nel dar vita a una strafottente irriverenza per ogni qualsivoglia catena di comando. Il problema è che nelle stanze dei bottoni della Casa Bianca, dove a tirare i fili del destino del mondo c’è anche Max, il fratello del creatore del Dutch Boy, la pensano molto diversamente in fatto di allergia all’autorità.

Dean Devlin, sceneggiatore e produttore storico di Ronald Emmerich al suo esordio dietro la macchina da presa, ha appreso a perfezione la lezione del regista tedesco. Per mettere in moto il suo disater movie, Devlin prende in prestito non solo il messaggio sulla necessità di una fratellanza universale, qui declinata in versione ambientalista, ma ritorna anche a riflettere sulla costruzione di un microcosmo, quello famigliare, capace di farsi specchio delle dinamiche mondiali. Geostorm fa girare il destino dell’umanità intorno alla relazione dei due fratelli Lawson, che per poter salvare il mondo dalla catastrofe ambientale messa in moto da una cospirazione ai più alti livelli, devono prima di tutto aggiustare le coordinate del loro rapporto.
Ma se Gerard Butler se la cava egregiamente lassù, a quattrocento chilometri dalla Terra, nella stazione spaziale che ha costruito, a cercare, tra traditi e traditori, il perché di quei malfunzionamenti della sua creatura capaci di gelare un intero villaggio nel bel mezzo del deserto, trovando persino il tempo di un platonico sfiorarsi con la scienziata di Alexandra Maria Lara, le cose, invece, funzionano a singhiozzo per il povero Max di James Sturgess. geostorm-jim-sturgess-abbie-cornishTolta la bionda spinta data al film da Abby Cornish nel ruolo di cazzutissimo agente dei servizi segreti, sul pianeta Terra l’azione viene risucchiata dall’inceppamento delle aspirazioni thriller di Geostorm, con Ed Harris ed Andy Garcia relegati a poco più che macchiette in un debolissimo meccanismo narrativo che segue senza troppa convinzione i giochi di potere di palazzo. La stessa incertezza che sbilancia il doppio filo su cui Devlin costruisce l’impalcatura del racconto, non permette al film di giocarsi a dovere la carta della componente catastrofica.
Se Emmerich ha sempre avuto il coraggio di premere fino in fondo l’acceleratore del puro intrattenimento, in una divertita saturazione barocca delle varie apocalissi che costellano il suo cinema, Devlin, che pur ricalca a dovere il canovaccio della struttura adrenalinica piena di effetti speciali e costellata di aperture ironiche e asole melodrammatiche, non riesce mai davvero a lasciarsi andare alla componente puramente ludica e al gusto del blockbuster come parco di divertimento, sprecando persino l’asso nella manica della trovata fantascientifica.

Titolo originale: id.
Regia: Dean Devlin
Interpreti: Gerard Butler, Ed Harris, Andy Garcia, Jim Sturgess, Abbie Cornish, Alexandra Maria Lara, Robert Sheehan, Mare Winningham, Amr Waked, Drew Powell
Distribuzione: Warner
Durata: 109’
Origine: USA, 2017

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