Gli amori di una bionda, di Miloš Forman

L’umorismo non era importante solo per me, l’umorismo è stato importante per questa nazione per secoli per sopravvivere.” Milos Forman

Gli amori di una bionda è da sempre inserito tra i più importanti film della Nova Vlna cecoslovacca, movimento cinematografico che, pur prendendo spunto da quello francese, se ne differenziava sia per la struttura narrativa che per le istanze sociopolitiche. A rivederlo oggi, dopo più di cinquanta anni, nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, si notano delle importanti modifiche come la scomparsa, all’inizio e alla fine della canzone “Nessuno mi può giudicare” vero e proprio corpo estraneo inserito ai tempi dai distributori italiani per accalappiare un po’ di pubblico.

Le vicende amorose della bionda Andula (Jana Breichová), operaia di una fabbrica di scarpe a Zruc sono lo spunto per intrecciare una serie di motivi: il conflitto giovani-anziani, l’invadenza del Sistema che cerca di influenzare la demografia di un paesino di montagna a bassa densità maschile, le bugie della fase adolescenziale, la alienazione del lavoro in fabbrica.

Gli amori di Andula sono tutte storie tormentate o interrotte: un militare sposato che la corteggia in un bosco innevato Tarkovskjano (citazione de L’infanzia di Ivan), un motociclista un po’ rozzo che una volta tradito cerca poco elegantemente di recuperare l’ anello di fidanzamento e infine il pianista Milda (Vladimir Pucholt) Don Giovanni a Praga che non disdegna le avventure notturne mentre i genitori si annoiano davanti alla TV.

gli amori di una bionda Miloš FormanLa grande vis comica dell’opera tende a nascondere tutte queste sotto-trame e se non si fa attenzione si rischia di scambiare Gli amori di una bionda per una commedia leggera sulla rivoluzione dei costumi negli anni 60. Nella prima parte si sente l’influenza del Godard di Fino all’ultimo respiro sia nei dialoghi che nel bianco e nero molto contrastato: i sussurri tra le giovani donne con le mani inquadrate in primo piano, lo scambio tra Andula e Milda nudi nel letto in posizione perpendicolare, le citazioni pittoriche (la chitarra di Picasso metafora del corpo della donna).

Miloš Forman sembra anche conoscere molto bene il nostro cinema: la scena del corteggiamento e le riprese a distanza durante il ballo ricordano I fidanzati di Ermanno Olmi riproponendo una educazione sentimentale piena di timidezze ed esitazioni. Forman aggiunge un particolare humor nero (più da fratelli Marx che chapliniano) che ribalta l’andamento di scene altrimenti “serie”. Pensate al cameriere durante la festa che consegna la bottiglia di champagne al tavolo sbagliato, al soldato che perde la fede nella pista da ballo e finisce sotto le gonne delle ragazze, o a Milda che prova a domare una tapparella indemoniata per potere fare sesso con Andula. Ma la risata viene spesso strozzata in gola da immagini che tolgono il fiato: le inquadrature in campo lungo delle operaie in fabbrica, il discorso dell’assistente sociale che mette in guardia le ragazze dalle illusioni amorose ma che nasconde in realtà il controllo repressivo del Partito, i tagli sui polsi di Andula che rivelano un precedente tentativo di suicidio in relazione al rapporto problematico con la madre.

gli amori di una bionda Jana BreichováUn’altra importante dicotomia nel film è quella città/campagna che sembra ripresa da La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini. L’ingenuità paesana di Andula diventa debolezza di fronte al lupo cittadino che non si fa scrupoli per sedurla. Milda fa promesse che non può mantenere e nel gran lettone familiare, schiacciato (in tutti i sensi) dal super-io genitoriale, non può che rinnegare la sua relazione clandestina. Rispetto al suo debutto con L’asso di picche, Miloš Forman cerca di ridimensionare l’invettiva sociopolitica ed esplorare la vita interiore della protagonista, sfruttando la spontaneità di un attrice non professionista.

Nominato agli Oscar, vincitore di numerosi premi in patria e all’estero, Gli amori di una bionda è il risultato più felice della prima fase della carriera di Miloš Forman e anche un percorso di formazione che porta la protagonista a misurare la incolmabile distanza con il mondo degli adulti. Andula di fronte alla ritirata vigliacca di Milda reagisce in maniera matura, fugge con la sua valigia e alle amiche millanta una magnifica avventura. La canzone alla chitarra accompagna il ritorno alla normalità della vita quotidiana: dietro l’apparenza di un sorriso si cela la cicatrice di un sogno d’amore immaginato e mai vissuto. Il sistema ti incasella nel posto in fabbrica, nella catena di montaggio, insieme a centinaia di altre storie. E l’amore è un gesto pazzo, un atto di ribellione come annodare una cravatta a un albero.

Titolo originale: Lásky jedné plavovlásky

Regia: Miloš Forman

Interpreti: Jana Breichová, Milada Jezkova, Vladimir Mensik, Jana Novakova, Vladimir Pucholt

Distribuzione: Il Cinema Ritrovato – Cineteca di Bologna

Durata: 87′

Origine: Cecoslovacchia 1965