Gli Sdraiati – Incontro con Francesca Archibugi e il cast

Finisce la proiezione di Gli Sdraiati di Francesca Archibugi – tratto dal romanzo di Michele Serra - alla Casa del Cinema di Roma, e c’è il buio totale; in attesa dell’incontro stampa, ci troviamo sotto un inaspettato blackout. Niente schermo, luce, neanche microfono. Solo un gruppo di sconosciuti nei loro posti, che si distinguono soltanto con la luce che esce dai loro cellulari. All’improvviso, arrivano alcune silhouette che, s’intuisce, appartengono agli invitati: Francesca Archibugi, lo sceneggiatore Francesco Piccolo e gli attori Claudio Bisio, Antonia Truppo, Barbara Ronchi, Gaddo Bacchini e Ilaria Brusadelli. I primi minuti della conferenza si svolgono al buio finché Claudio Bisio prende la parola e subito un fuoco gl’illumina la testa. E così, la luce fu.

Questa volta Claudio Bisio fa il ruolo di Giorgio Selva, un padre divorziato e disperato che non riesce a gestire il figlio adolescente Tito (Gaddo Bacchini) né la sua banda di amici, i cosiddetti sdraiati, che sono sempre lì a casa sua, sporcando il salotto, mangiando il suo cibo e invadendo ogni angolo. Ma Giorgio gli vuole troppo bene. E anche Claudio, chi si mostra affettuoso e complice con gli “sdraiati” accanto a lui durante l’incontro, i giovani attori Gaddo Bacchini e Ilaria Brusadelli. Subito, si mette a parlare della sua esperienza come padre: “Siamo adulti in una epoca difficile… devo dire che mio papà non era stronzo né fascista ma abbastanza benevolente, fumava la pipa e leggeva il giornale. Mia madre mi diceva sempre, chiedi a tuo padre! e io dovevo confrontare questa nuvola di fumo per arrivare a lui. Ma erano gli anni ’70 a Milano e c’era questo senso di rispetto e autorità… La verità è che io come padre non sono capace né ho voglia di essere autoritario, e neanche sono come mio padre. Non so cos’altro potrei dire”.  

Ma gli assistenti vogliono saperne di più. Continuano a chiedere a Claudio il suo parere sulla paternità, i rapporti familiari e le scelte del suo personaggio, Giorgio Selva. A un certo punto, l’attore cerca la salvezza negli occhi della regista: “Secondo me, devono rispondere quelli che mi hanno messo le parole in bocca, gli sceneggiatori!” Allora, Francesca Archibugi prende la parola: “Dobbiamo ricordare che qua stiamo raccontando una storia unica, su Giorgio e Tito, non tutti sono così. Hai sempre la speranza di arrivare a tutti ma il film, come il libro di Michele Serra, è una lunga lettera privata, un racconto del tutto ma individuale, intimo”.

Claudio, però, non resiste a condividere un’altra esperienza personale: “Riguardo a questo argomento dell’intimità e la mancanza dell’intimità, devo dire che non mi capita mai ma mi sono commosso vedendo una scena del film, quando Giorgio chiede a Tito se può dormire con lui. Mi ha fatto pensare a mio figlio adolescente, quando era piccolo era molto affettuoso ma adesso non riesco nemmeno a toccarlo! Poi c’è anche questa cosa della separazione, di crescere un figlio da solo … ma nessuno di noi è separato, vero?” Francesco Piccolo, lo sceneggiatore, risponde subito: “Al momento, almeno da quando siamo qui no!”

Gaddo Bacchini e Ilaria Brusadelli, gli “sdraiati” del cast, sorridono e rimangono in silenzio. Ma coverlg_homeci sono domande anche per loro. Fino a che punto ci si ritrovano nei loro personaggi? Gaddo è il primo a rispondere: “Sono d’accordo con Francesca, questo film è una storia individuale, non siamo tutti così. Io mi ci ritrovo in alcune cose con Tito, ma in tante altre no. Poi vorrei parlare di questo appellativo, sdraiati…parla di come ci vedono gli adulti ma secondo me a volte non ci capiscono, non comprendono e ci chiamano di questo modo“. Ilaria è d’accordo: “Non bisogna generalizzare, magari mi ci ritrovo in un paio di cose ma io non mi comporterei mai come Alice”. Le parole dei ragazzi scatenano applausi. Allora, niente più appellativi; gli “sdraiati” sono rimasti nel film.

Infatti, Gaddo Bacchini ha ancora da dire. All’improvviso alza la voce a aggiunge: “Invito tutti, genitori e figli, a vedere questo film. Soprattutto, padri e figli, perché possono imparare alcune cose. Per esempio, che il padre deve essere invasivo, ma anche dare il giusto spazio al figlio, deve imparare a gestire bene queste due cose.”

Finalmente, si arriva al discorso inevitabile: l’effetto che gli smartphone e i social media hanno sugli adolescenti e sul rapporto padre-figlio. C’è veramente alienazione?, chiede qualcuno. La risposta della regista potrebbe essere uno spunto per un romanzo, oppure un nuovo film: “Io ne sono convinta: i mezzi non cambiano le relazioni. I problemi sono stati sempre gli stessi, adesso e anche nei secoli scorsi, e quello si può vedere seguendo i classici della letteratura. La natura umana non cambia, non può essere banalizzata, e i telefonini non sono il demonio! Quando qualcuno non vuole parlare con un altro, troverà un modo di non farlo, una scusa. Per esempio, c’è una scena nel film dove Tito e Alice parlano di cose molto intime, ma entrambi guardano il cellulare. Si può raggiungere un’intimità anche guardando il cellulare, come si parla mentre si guarda una finestra. Dobbiamo trovare il modo di aggiornarci e scivolare nei nuovi rapporti, per avvicinarci ai nostri figli”. 

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