#GoldenGlobes – L’anno delle donne

“Good evening ladies and remaining gentlemen” è stato il tagliente esordio di Seth Meyers alla 75sima edizione dei Golden Globe. La serata era particolarmente attesa quest’anno proprio in quanto prima kermesse hollywoodiana all’indomani dei mesi più burrascosi nella storia dell’industria cinematografica dai tempi della caccia alle streghe del senatore McCarthy. Lo scandalo Weinstein e le innumerevoli denunce di sexual harassment piovute contro produttori, attori e registi hanno determinato in brevissimo tempo un vero e proprio terremoto mediatico e “politico” in seno alle case di produzione e all’immaginario culturale occidentale. Time’s up è il nome dell’associazione composta da 330 donne del mondo dello spettacolo, pensata per raccogliere le denunce di molestie e abusi e che è stata protagonista prima e durante la manifestazione. Nei discorsi dei vincitori e soprattutto delle vincitrici era inevitabile che emergessero a più riprese riferimenti allo scandalo e il monito a non cadere più nell’omertà. “Le cose cambieranno anche grazie alle storie che raccontiamo” ha detto Nicole Kidman, dopo aver ritirato il premio per Big Little Lies. “C’è un nuovo giorno all’orizzonte” gli ha fatto eco Oprah Winfrey, premiata con il Cecil B. De Mille Award alla carriera. Accolta da una standing ovation, l’attrice, conduttrice e opinionista televisiva è stata la prima donna afroamericana a vincere il premio e ha ripetuto a più riprese l’espressione Time’s Up: “Per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute se hanno osato dire la loro verità al potere di quegli uomini, ma il loro tempo è scaduto”. Per parte sua Natalie Portman nel consegnare il premio al miglior regista ha sarcasticamente sottolineato come fosse una categoria tutta al maschile, lanciando una velata polemica sull’esclusione della quotatissima Greta Gerwig di Lady Bird, che si è comunque portato a casa due premi: miglior commedia e miglior interpretazione femminile (Saoirse Ronan).

wuxs8ympIl verdetto della serata ci consegna un’annata televisiva dominata da Big Little Lies, quattro riconoscimenti, compresi quelli alle due attrici Kidman e Laura Dern. E la linea rosa della cerimonia è stata confermata anche dal premio a The Handmaid’s Tale come serie drammatica e a The Marvelous Mrs. Maisel come serie comica.

Per quanto riguarda il grande schermo c’è invece da registrare il notevole – e per certi versi inaspettato – exploit di Tre manifesti a Ebbing, Missouri (film drammatico, attrice, sceneggiatura, attore non protagonista), parabola sulla provincia americana violenta e razzista, che racconta la battaglia ostinata di una madre in cerca di giustizia per la figlia stuprata e uccisa. In una stagione fin qui senza favoriti il film di McDonagh si propone come possibile frontrunner, insieme ovviamente a Lady Bird, nella corsa agli Oscar. Fanno notizia anche gli sconfitti. The Post di Steven Spielberg non ha avuto alcun riconoscimento, così come i due film forse più amati dalla critica, ovvero Call me by your name di Luca Guadagnino e l’horror razziale Get Out di Jordan Peele. Li vedremo quasi sicuramente agli Academy Award, ma c’è da dubitare che riusciranno a spuntarla alla fine. E’ una gara molto competitiva. E poi è inutile girarci intorno: questo è l’anno delle donne. Non dei gay. E nemmeno degli afroamericani.

 

 

L’elenco completo dei premi

Il discorso integrale di Oprah Winfrey