“Il cinema è la droga più forte”. M.Night Shyamalan racconta SPLIT

Il regista è come un cacciatore. Stanley Kubrick, ad esempio, era uno di quelli che raccoglieva ben poco, a meno che non gli servisse a realizzare il suo obiettivo“. Così si esprime M. Night Shyalaman, regista statunitense classe 1970: un autore di successi entrati di diritto nella storia della cinematografia contemporanea. Ospite nella capitale grazie a CityFest (Fondazione Cinema per Roma) il cineasta non solo ha acconsentito all’anteprima del suo ultimo film, Split, in uscita il 26 gennaio, ma si è dimostrato più che propenso a condividere esperienze di vita personale e lavorativa con i giovani presenti.

Sono nato nel Punjab (India). I miei genitori sono persone molto conservatrici ma anche profondamente spirituali. La vita in India comprende la sfera del soprannaturale, così come in molti paesi asiatici. Ho sempre cercato di combinare quell’anima con la mia parte più occidentale. Sì, sono nato in India, ma ho anche frequentato una scuola cattolica per dieci anni“. Chi conosce la filmografia di Shyamalan sa che nella sua poetica l’elemento di genere fa la sua apparizione in maniere del tutto inusuali rispetto al canone. Spesso la fantascienza, così come l’horror, sono semplici escamotage per una costruzione altra, un lasciapassare a riflessioni di certo più complesse. “Non penso di fare film di genere. Sono prodotti drammatici con un soggetto di genere. Per parlare di fede, di alieni, è meglio utilizzare una via traversa. Quando mi dicono che i miei film fanno paura, io non condivido mai la loro opinione. Mi piacciono le emozioni forti che solo il genere riesce a restituire, quelle che ti fanno guardare meglio la storia“.

Il regista ha iniziato a maneggiare la macchina da presa fin da piccolo, aveva appena nove anni. “Ero uno di quei ragazzini con la vocazione per il cinema. All’epoca non era così ovvio, eppure sono cresciuto, a mio avviso, nel periodo ideale. Tutto è accaduto dopo aver letto un libro di Spike Lee, e dopo aver guardato, a sette anni, il primo film della saga di Star Wars. Il cinema è la droga più forte che si possa provare“.15591851_345710252476656_106144707_n

A chi si è sempre domandato il perché Shyamalan si ritagliasse un ruolo nei suoi film, il cineasta ha risposto che i suoi miti (Alfred Hitchcock, Woody Allen e Spike Lee) non disdegnavano d’apparire nei propri lavori. “Col passare degl’anni ho partecipato ai film solo quando mi attraevano. Tuttavia, ho sempre cercato di essere soltanto parte del mio racconto, non di esserne il fulcro, sebbene da indiano mi si noti subito“.

Oltre al suo metodo di lavoro, il regista ha condiviso la sua scarsa fiducia nei confronti della CGI. “Vivo a Philadelphia, piuttosto che in California, perché sono uno scrittore. Attualmente ho scritto nove pagine (una sinossi più che altro) sul mio prossimo progetto. Ci sono però tante cose che ancora non vanno. Io funziono così: non so mai se quello che non quadra sia fondamentale o meno ai fini del racconto. Solitamente scrivo dalle 8.30 fino alle 12.00 e poi dalle 16.00 alle 18.00. Tuttavia ammetto che scrivo sempre e dovunque. Non sono contro la CGI, ma mi piacciono le grandi storie racchiuse in una dimensione intima. Per me il mistero è sempre l’elemento principe“.

La conversazione si è poi spostata sul suo ultimo film, Split, con protagonista l’attore scozzese James McAvoy. La pellicola narra di Kevin, un giovane trentenne affatto da disturbo dissociativo dell’identità, una patologia che lo ha portato, negl’anni, ad ospitare ben ventitré io diversi, nonché una ventiquattresimo latente denominato “La Bestia”. “Split è una storia originale nata da un mio lavoro precedente, . Il disordine è sempre stata una mia ossessione. Non solo personalità, ma diversi esseri umani che vivono un solo corpo è qualcosa di affascinante. Ho scritto il ruolo di Kevin senza pensare ad un possibile attore. Ho incontrato James McAvoy al Comic-Con mentre presentava X-Men Apocalypse e io facevo promozione per The Visit. Abbiamo chiacchierato per cinque minuti e mi ha subito ipnotizzato. Siamo andati a berci una tequila insieme e da lì una cosa tira l’altra. Gli ho inviato la sceneggiatura e il progetto è andato in porto. Abbiamo fatto moltissime prove (anche via Skype quando si trovava a Londra) e ci siamo addentrati nei tratti specifici che doveva impersonare. Ovviamente giravamo un solo personaggio per volta, fatta eccezione per le scene in cui le personalità si innervano fra loro”.

Split comprende nel cast la giovanissima Anya Taylor-Joy, apprezzata protagonista del recente e fortunato horror The Witch, e Betty Buckley, attrice e cantante attiva soprattutto in ruoli teatrali (Tony Award nel 1983 per Cats). Da sottolineare che Shyamalan si è avvalso anche del direttore della fotografia di It follows, concentrando nel suo ultimo lavoro due eccellenti personaggi del bacino creepy 2016. “In Split coesistono tre generazioni. Prima di avere figli pensavo solo al pubblico maschile. Ora ho un punto di vista misto e mi piacciono queste diverse prospettive. Amo gli attori che provengono dal teatro (Buckley e McAvoy), ma gli emergenti, Taylor-Joy, hanno un’irresistibile energia pura. E’ molto difficile che noi adulti ci manifestiamo nel nostro essere. Anya si è da subito dimostrata genuina, sebbene avesse già partecipato a due film da protagonista“.

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