Il pretore – Incontro con Giulio Base, Francesco Pannofino e Sarah Maestri

Il pretore di Giulio Base con Sarah Maestri e Mattia Zàccaro GarauQuesta mattina presso la Casa del Cinema di Roma il regista Giulio Base ha presentato il suo ultimo film Il pretore – ritorno alla regia dopo La donna della domenica – trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Piero Chiara. Il libro è stato un successo italiano rimasto in classifica per mesi in cui sono illuminati gli usi e i costumi del varesotto durante il fascismo, con al centro il pretore Vanghetta il cui cognome conferma l'analisi spesso piccante sulla società dell'epoca.

Base riprende i tentativi di trattamento cinematografico intentati da Chiara cercando di mantenersi fedele all'impronta del romanziere e sfoggia, davanti alla stampa, una conoscenza letteraria senza sbavature. Affiancato dalla simpatia di Francesco Pannofino, sono intervenuti anche gli altri protagonisti: Sarah Maestri, Mattia Zàccaro Garau ed Eliana Miglio

 

 

Come ti sei accostato al romanzo di Paolo Chiara?

Giulio Base: Ho divorato intermente Piero Chiara in un'estate degli anni '80 mentre mio fratello si preparava per la maturità e per la sceneggiatura mi sono ributtato nell'esegesi delle sue opere. Ho rivisto i film tratti dai suoi romanzi e ho tremato temendo di non essere all'altezza. Dall'analisi la debolezza italiana assurge a debolezza mondiale. Ho voluto rappresentare le debolezze senza giudicare i personaggi cercando di non sbordare mai da quei contorni chiari che l'autore ha segnato tra dramma e commedia.

 

 

Che legami ritrovi con la società italiana di oggi?

Giulio Base: La trama è certamente la più antica del mondo: lui, lei, l'altro. Ma emergono una serie di topoi italiani invariati come la prevaricazione, l'uso del potere per fini privati, l'abuso della propria carica per ottenere favori sessuali, le raccomandazioni. La mia descrizione però è un affresco degli anni '30 sul Lago Maggiore con un senso di tragedia sempre pronto ad incombere.

 

 

francesco pannofino e giulio base sul set di il pretoreL'amministrazione della giustizia nel nostro Paese non sembra poi così diversa da ieri?

Giulio Base: Il Vanghetta – nel film non lo diciamo – diviene pretore nel romanzo grazie ad una legge del periodo fascista che indipendentemente dalle capacità tirava nel sistema giudiziario un pò tutti. E in questo c'è molta Italia di oggi. Siamo sempre spaventati quando dobbiamo avere a che fare con la giustizia, non ci fidiamo

 

 

Come si può essere il più possibile fedeli al romanzo?

Giulio Base: E' un' enorme fortuna quando hai un libro e dei trattamenti come questi tra le mani, ma devi mettercela tutta per restituirne le potenzialità. Ovviamente la scrittura usufruisce di articolazioni complesse che il cinema non ha, e bisogna essere in grado di rende le stesse immagini in un formato differente

 

 

Che tipo di approccio avete utilizzato per far fronte ai vostri personaggi?

Francesco Pannofino: Il mio personaggio è pieno di difetti. Ha tante bassezze, privo di qualsiasi riguardo per le donne, che non guarda proprio se non per soddisfare i propri desideri beceri. Mi piace mettere in scena, con ironia, le schifezze umane di cui sono acuto osservatore nella vita quotidiana.

Eliana Miglio: Ho lavorato quattro volte con Giulio ma è la prima volta che mi capita di interpretare un personaggio che abusa del potere della sua bellezza nei confronti degli uomini. Ho pensato che fosse stata una donna umiliata in passato e che vuole schiacciare gli uomini per ripicca, una sorta di Vanghetta al femminile.

 

 

Si può parlare di riscatto delle donne in questo quadrilatero cinematografico?

Giulio Base: Quella del riscatto al femminile è un'altra volontà di Piero Chiara. Da una parte Armandina votata in qualche modo a detenere il potere sugli uomini e dall'altra Evelina che con il suo tradimento compie un atto di ribellione ma anche liberatorio, fondamentale per la sua rinascita; e ciò nonostante Chiara non si riconoscesse affatto nei personaggi femminili quanto piuttosto proprio in quel Vanghetta, in cui inserisce parti di sè

 

 

Sarah sono quattro anni che tenti di portare questo progetto sullo schermo, come mai ti sei così interessata a Chiara e cosa ha permesso che si sbloccassero i diritti?

Sarah Maestri: Questo sogno folle nasce dal desiderio di portare il cinema nella mia terra, Luino, che ho lasciato quando non c'era neppure una sala cinematografica. Ho voluto trasformare la città in un cantiere cinematografico con 450 comparse. Per ottenere i diritti, bloccati da 35 anni, mi sono battuta fino a che il detentore non li ha ceduti per sfinimaneto…