Il segreto, di cyop&kaf

Si tratta di fare un cinema verità che superi l'opposizione fra cinema romanzesco e cinema documentaristico, bisogna fare un cinema di autenticità totale, vero come un documentario ma col contenuto di un film romanzesco, cioè col contenuto della vita soggettiva. G. Fofi, M. Morandini, G. Volpi, Storia del cinema, 3° vol., Milano 1988 p. 343

Il segretoDal collettivo cyop&kaf la regia di questo originale prodotto che sembra in qualche misura ridisegnare alcune coordinate del film non fiction. Il lavoro dell'anonimo collettivo che partendo dal basso, dalla cultura bassa e popolare, ne utilizza le espressioni quale necessario raccordo tra il tessuto urbano e l'humus più popolare dei Quartieri spagnoli, sembra naturale che sfoci nell'approdo al cinema quale manifestazione particolarmente duttile dell'immagine, sui i cui effetti mediati (giustamente) il collettivo lavora molto.

Dopo le feste di fine anno, per tradizione antica, squadre di ragazzini dei quartieri raccolgono alberi di natale da bruciare il 17 gennaio per il giorno di S. Antonio.

A metà tra i ragazzi della via Paal e un cinema di sapore antropologico scomparso dal nostro orizzonte, Il segreto è un originale lavoro che raccogliendo le istanze di un passato di cinema verità, ma senza alcuni insopportabili cascami, riesce a discostarsene proponendo un cinema spontaneo, ma non istintivo, rispondendo così forse alle speranze di molti. La loro indagine che non è sociologica, non è narrativa e non è neppure giornalistica, interviene su un realismo che sembra invisibile. È proprio questa capacità di tirare fuori l'invisibile di una adolescenza legata a modelli desueti a rendere sempre vivace il film. Tutto grazie ad un pedinamento incessante che si astrae da qualsiasi pedanteria per restituire un cinema ribollente, in autentica presa diretta, immediato anche per chi fosse lontano da quella cultura e da ogni tradizione di riferimento. C'è un'autentica forza in questi ragazzini (in)consapevoli portatori di una tradizione antica e più grande di loro, ripetuta con determinazione. Attraverso un cinema altrettanto efficace, con lo giusto sguardo in soggettiva, quale condivisione assoluta di una condizione e di una totale padronanza della topografia cittadina, il collettivo di artisti restituisce un clima che nell'insieme è fervente nella ricerca del simbolo di una leggenda e nel contempo malinconico rispetto a quanto questa tradizione sembri ricordata solo dai giovanissimi protagonisti del film. Napoli diventa teatro, ancora una volta, di profonde contraddizioni rese nel racconto dal ruolo degli adulti e di chi, proprio nel giorno finale e tanto atteso, nel luogo abbandonato da vent'anni dove i ragazzi hanno raccolto con fatica gli alberi con cui fare il rogo, vuole sgomberare per avviare nuovi lavori edili. cyop&kaf sembrano essere in piena sintonia con questo clima di silenziosa e costante rivolta. Dal basso ferve il fuoco, dal cinema si vedono i suoi bagliori.


Regia: cyop&kaf

Origine: Italia, 2013

Distribuzione: Lab80

Durata: 89'